✕

L'attivismo del Quirinale

Ascolta l'audio

Il no all'urgenza all'innalzamento del contante è l'esempio della prerogativa del Colle nella valutazione degli atti dell'esecutivo
2 minuti di lettura

Non sembrano esserci dubbi che sul colle del Quirinale prevalga negli ultimi giorni un notevole attivismo. Tutto lascia pensare che non sia casuale: Mattarella intende svolgere per intero il suo ruolo, previsto dalla Costituzione, di “garante”. Ma lo farà con la prudenza, si potrebbe dire con la circospezione che gli è propria. E sarebbe un errore mescolare tra loro fatti e parole che hanno origine diverse e rispondono a esigenze peculiari. Ieri, ad esempio, il presidente ha obiettato sul limite del contante esteso a cinquemila euro a persona. Non è dato sapere cosa pensa il capo dello Stato nel merito di questa misura di cui il centrodestra ha fatto un pilastro: si può solo immaginarlo, con un po’ di fantasia. Ma non è importante: in quanto “garante”, il compito di Mattarella consiste nel valutare se la procedura parlamentare si svolge in modo corretto e se l’approvazione finale della legge avverrà rispetta…

Non sembrano esserci dubbi che sul colle del Quirinale prevalga negli ultimi giorni un notevole attivismo. Tutto lascia pensare che non sia casuale: Mattarella intende svolgere per intero il suo ruolo, previsto dalla Costituzione, di “garante”. Ma lo farà con la prudenza, si potrebbe dire con la circospezione che gli è propria. E sarebbe un errore mescolare tra loro fatti e parole che hanno origine diverse e rispondono a esigenze peculiari. Ieri, ad esempio, il presidente ha obiettato sul limite del contante esteso a cinquemila euro a persona. Non è dato sapere cosa pensa il capo dello Stato nel merito di questa misura di cui il centrodestra ha fatto un pilastro: si può solo immaginarlo, con un po’ di fantasia. Ma non è importante: in quanto “garante”, il compito di Mattarella consiste nel valutare se la procedura parlamentare si svolge in modo corretto e se l’approvazione finale della legge avverrà rispettando le regole. Il resto è materia per gli osservatori e domani per gli storici.


Detto questo, è chiaro che dal Quirinale è venuto un segnale, un altro di quelli che si ripetono ormai con qualche frequenza. Un segnale da considerare per quello che è, ossia come la prova che Mattarella intende avvalersi fino in fondo delle sue prerogative per valutare gli atti del governo. Nel caso in questione - i limiti al contante - il presidente non ha condiviso i criteri di urgenza che, a parere di qualcuno, giustificavano la scelta d’inserire la misura nel cosiddetto decreto Aiuti, giunto alla sua quarta versione. Ovviamente, nulla impedisce che la novità dei cinquemila euro rientri nella legge di bilancio, cioè nella manovra di fine anno. Entrerà in vigore ugualmente il primo gennaio, come sarebbe successo con il decreto, ma così la forma è salva. Ai fini pratici, né Giorgia Meloni né i suoi ministri, in particolare Salvini, hanno di che lagnarsi. L’aumento del contante scatterà in ogni caso alla data prevista.


E allora cosa rende questo passaggio non così usuale, tanto che un certo nervosismo serpeggia nella maggioranza? Il fatto che una volta di più Mattarella ha dato l’idea di voler tenere d’occhio l’esecutivo e la sua propensione all’improvvisazione. Non è certo una delegittimazione, bensì un invito a gestire in modo più maturo la cosa pubblica. Già il decreto sui rave party non era urgente, tanto è vero che il ministro Piantedosi era venuto a capo della grana modenese applicando le vecchie leggi sull’ordine pubblico. Adesso si pretende di affrontare il punto del contante con lo strumento sbagliato, per di più usato nel modo errato: solo per mettere in circolazione delle misure episodiche, utili a rincuorare una fetta di elettorato. E qui va precisato che l’elettorato in questione è soprattutto quello di Salvini. È lui, il capo della Lega ridotta all’8 per cento, il più desideroso di regalare qualche provvedimento ai suoi sostenitori. Così, mentre la premier Meloni gestiva con dignità l’immagine dell’Italia in Indonesia, il suo “alleato” si preoccupava di questioni minori e solo in apparenza urgenti. Il tema del contante è controverso, come sappiamo. Ma aver preteso che diventasse una specie di emergenza, è stata una prova di debolezza che il Quirinale ha colto.


Una volta di più, si ripropone il dilemma. Se la presidente del Consiglio vuole consolidare il ruolo dell’Italia, deve seguire la strada di Bali: una postura istituzionale che passa anche attraverso il recupero del rapporto con la Francia macroniana. Ma tale volontà presuppone che si facciano i conti con Salvini, magari evitando scene cruente. Il capo leghista si muove a strattoni, senza fare quasi mai gioco di squadra. Il “salvinismo” parla all’elettorato di Giorgia Meloni, ne stuzzica gli antichi istinti anti-istituzionali. Oggi è un rischio, col tempo può diventare una mina pronta a esplodere.