Un ministro, due linguaggi
di Furio Colombo , di Furio ColomboGiuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione in questo governo italiano, si è assunto il compito di ricordare per primo e da solo un giorno macabro della recente storia italiana: quando all’unanimità ciò che restava del Parlamento sotto la dittatura fascista di Mussolini ha approvato le “leggi per la difesa della razza”, ovvero il progetto di eliminazione degli italiani ebrei, a tutti i livelli e in tutte le circostanze, funzioni, e attività della vita. Valditara sa (e lo aveva già detto) che esiste per legge un “Giorno della Memoria” ( 27 gennaio, giorno dell’apertura dei cancelli di Auschwitz) cui l’italia chiede ai suoi cittadini di ricordare il tempo in cui il razzismo di Stato e di regime imponevano strage di ebrei dichiarati nemici. Ma è certo stato importante che un ministro dell’Istruzione ricordasse, con una lettera a questo giornale, la data in cui l’Italia ha fatto del razz…
Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione in questo governo italiano, si è assunto il compito di ricordare per primo e da solo un giorno macabro della recente storia italiana: quando all’unanimità ciò che restava del Parlamento sotto la dittatura fascista di Mussolini ha approvato le “leggi per la difesa della razza”, ovvero il progetto di eliminazione degli italiani ebrei, a tutti i livelli e in tutte le circostanze, funzioni, e attività della vita. Valditara sa (e lo aveva già detto) che esiste per legge un “Giorno della Memoria” ( 27 gennaio, giorno dell’apertura dei cancelli di Auschwitz) cui l’italia chiede ai suoi cittadini di ricordare il tempo in cui il razzismo di Stato e di regime imponevano strage di ebrei dichiarati nemici. Ma è certo stato importante che un ministro dell’Istruzione ricordasse, con una lettera a questo giornale, la data in cui l’Italia ha fatto del razzismo una legge omicida e ne ha impresso per sempre l’immagine su un regime.
L’iniziativa è importante perché ricorda con chiarezza che le leggi razziali italiane e fascista non sono un pacco di persuasioni ignobili buttate, nella confusione della storia, su un carro del convoglio fascista. Sono il fascismo. E che dunque non esiste un fascismo mite che non condivide il carico delle leggi razziali. Esiste il fascismo con il suo intero patrimonio di orrore persecutorio che ha stravolto e sfregiato l’Italia e che non ha pudore a mostrarsI di nuovo non così raramente nella vita italiana. Dunque l’iniziativa del ministro Valditara, in tutta la sua importanza, ha un suo pregio in più: dire in modo chiaro ai colleghi - ministri o militanti della “destra democratica” a cui si riferisce - che è indispensabile operare una chiara distinzione fra destra e tutto ciò che è fascismo, e che si aggira ancora nella nostra politica. E perciò, nella sua parte politica, resta necessaria una sorveglianza, non sempre chiara e non sempre tempestiva su ciò che, a lungo, abbiamo considerato e chiamato fascismo. Ci sono parole che hanno variamente e ripetutamente attraversato la campagna elettorale dei Fratelli d’Italia senza mai essere ritirate.
Sono “autoritario, nazionalista, cattolico tradizionalista, anticomunista” (come atteggiamento necessario e perenne) in cerca di un punto assoluto di certezza che Giorgia Meloni ha cercato di dire in modo estremamente drammatico nel “messaggio” di Vox. La lettera a Repubblica sulla importanza di ricordare il 17 novembre parla un altro linguaggio. Quale prevarrà alla fine?