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Migranti, l'emergenza per il consenso

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Pensare di risolvere la questione migratoria impedendo lo sbarco dei naufraghi dalle navi che li hanno salvati in mare è un falso ideologico
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Inventarsi emergenze inesistenti, fare finta di affrontarle e guadagnare consenso. È la versione politica dello “schema Ponzi”, il mitico truffatore italo-americano degli anni Venti, quella con cui in tutto il mondo la destra populista ha cercato di scalzare negli ultimi decenni i partiti tradizionali dalle loro posizioni di potere. In Italia c’è riuscita più volte. E il governo guidato da Giorgia Meloni non fa eccezione. L’emergenza degli sbarchi dei migranti provenienti dal Nord Africa, in un’Europa che in pochi mesi ha dovuto accogliere quasi cinque milioni di profughi ucraini, la criminalizzazione delle Ong, che salvano in mare una piccola percentuale di questi richiedenti asilo, le accuse contro l’Europa perché non fa quello che i governi non le permettono di fare, sono l’applicazione concreta di questa logica distorta ma elettoralmente redditizia.


Naturalmente lo schema Ponzi non funziona, né in a…

Inventarsi emergenze inesistenti, fare finta di affrontarle e guadagnare consenso. È la versione politica dello “schema Ponzi”, il mitico truffatore italo-americano degli anni Venti, quella con cui in tutto il mondo la destra populista ha cercato di scalzare negli ultimi decenni i partiti tradizionali dalle loro posizioni di potere. In Italia c’è riuscita più volte. E il governo guidato da Giorgia Meloni non fa eccezione. L’emergenza degli sbarchi dei migranti provenienti dal Nord Africa, in un’Europa che in pochi mesi ha dovuto accogliere quasi cinque milioni di profughi ucraini, la criminalizzazione delle Ong, che salvano in mare una piccola percentuale di questi richiedenti asilo, le accuse contro l’Europa perché non fa quello che i governi non le permettono di fare, sono l’applicazione concreta di questa logica distorta ma elettoralmente redditizia.


Naturalmente lo schema Ponzi non funziona, né in affari né in politica. E questo spiega perché il populismo oggi appare in ritirata sulla scena mondiale, dagli Usa alla Gran Bretagna, dalla Francia al Brasile. Quando gli investitori rivogliono indietro i loro soldi, o quando la realtà chiede ai politici di rendere conto delle loro sparate, il meccanismo si inceppa e chi lo ha inscenato viene chiamato a dare risposte che non ha. È questo il rischio che il governo italiano sta correndo dopo aver portato in Europa la sfida del blocco navale contro i disgraziati che cercano di sopravvivere nella traversata verso l’Europa. Nessuno nega che la questione migratoria sia una emergenza strutturale di lungo periodo, e come tale vada affrontata. Ma pensare di risolverla impedendo lo sbarco dei naufraghi dalle navi che li hanno salvati in mare è un falso ideologico. Come è un falso ideologico accusare l’Europa di indifferenza quando sono i governi nazionali a non volere delegare a Bruxelles i poteri per affrontare la questione, proprio in nome della sovranità nazionale tanto cara alla nostra premier.


Dopo gli attriti con la Francia, che ha respinto molti dei naufraghi della Ocean Viking che aveva fatto sbarcare esattamente come avrebbe dovuto e potuto fare l’Italia, il nostro governo ha voluto portare la questione a Bruxelles chiedendo per venerdì prossimo una riunione dei ministri degli Interni dedicata al tema delle migrazioni. Ma molto difficilmente potrà ottenere qualcosa di diverso da quanto già era sul tavolo: impegno volontario a ripartire una parte dei richiedenti asilo (visto che gli amici polacchi e ungheresi di Meloni non vogliono sentir parlare di redistribuzione obbligatoria), necessità di rinforzare gli accordi di riammissione con i Paesi d’origine dei migranti, politiche di investimento verso l’area sub-sahariana da cui provengono molti profughi, creazione di canali per gestire l’immigrazione legale.


Se, come sembra, il ministro Piantedosi si presenterà a Bruxelles con queste proposte, potrà rivendicare con forza il merito di aver scoperto l’acqua calda: sono tutti principi già acquisiti. Se invece spera di ottenere il via libera al blocco navale e la sospensione delle operazioni di salvataggio in mare, andrà incontro ad una cocente delusione. L’Europa che si macchiasse di un simile crimine perderebbe la propria anima e la propria identità, e fortunatamente non ci sono argomentazioni sulla «sicurezza nazionale» dell’Italia che possano convincerla a cambiare idea. Ma la soluzione di una emergenza inventata non può essere che inventata a sua volta. E dunque prepariamoci a dichiarazioni trionfalistiche sull’efficacia di pugni sbattuti su tavoli inesistenti. La verità è che sulla questione migranti, come sui conti pubblici, come sulle riforme economiche previste dal Pnrr, l’Europa è, per questa Italia meloniana, lo specchio della verità che ci riporta alla realtà dei fatti e alla sostanza dei valori. E, per fortuna nostra e per disperazione della nostra premier, è uno specchio che non si può rompere né a pugni né a manganellate.