Togliere il Reddito di Cittadinanza agli "occupabili", cioè a chi è adulto, non è ammalato, non ha, se donna, figli sotto i tre anni, perciò già ora è tenuto a firmare un patto per il lavoro presso il centro per l'impiego della sua città. Questa sembra essere la linea sostenuta dal governo e in particolare dalla presidente Meloni che, quando era all'opposizione, aveva definito elegantemente il RdC metadone di Stato, dando di fatto ai beneficiari dei drogati (di assistenza, immagino), adagiati nella nullafacenza perché viziati dal ricevere in media 550 euro al mese a famiglia, non a persona, un lusso inaccettabile e immorale, sempre per utilizzare il linguaggio in voga nell'attuale maggioranza di governo, ma anche fuori. Non ho dubbi che il governo procederà in questa direzione, anche se è in contrasto con tutte le indicazioni pervenute non solo dal Comitato scientifico di valutazione del RdC, m…
Togliere il Reddito di Cittadinanza agli "occupabili", cioè a chi è adulto, non è ammalato, non ha, se donna, figli sotto i tre anni, perciò già ora è tenuto a firmare un patto per il lavoro presso il centro per l'impiego della sua città. Questa sembra essere la linea sostenuta dal governo e in particolare dalla presidente Meloni che, quando era all'opposizione, aveva definito elegantemente il RdC metadone di Stato, dando di fatto ai beneficiari dei drogati (di assistenza, immagino), adagiati nella nullafacenza perché viziati dal ricevere in media 550 euro al mese a famiglia, non a persona, un lusso inaccettabile e immorale, sempre per utilizzare il linguaggio in voga nell'attuale maggioranza di governo, ma anche fuori. Non ho dubbi che il governo procederà in questa direzione, anche se è in contrasto con tutte le indicazioni pervenute non solo dal Comitato scientifico di valutazione del RdC, ma anche da Caritas e Alleanza contro la povertà, che piuttosto suggeriscano un allargamento (agli stranieri), un riequilibrio (tra famiglie piccole di soli adulti e famiglie numerose con minorenni), un rafforzamento dei servizi sociali e per l'impiego e un loro maggiore coordinamento, unitamente a politiche attive del lavoro degne di questo nome.
È in contrasto anche con la proposta di Raccomandazione sul reddito minimo della Commissione europea, che verrà portata nei prossimi mesi al Consiglio europeo, che raccomanda a tutti gli Stati membri di garantire a chi si trova in povertà un reddito adeguato a condurre una vita dignitosa per sé e i propri figli e, se teoricamente occupabile, anche (non invece) strumenti di formazione, aggiornamento, consulenza personalizzati che accompagnino ad ottenere un lavoro buono (sic), non qualsiasi, a qualsiasi condizione. Accesso ad un lavoro buono che, ovviamente, dovrebbe valere per tutti, non solo per i beneficiari del RdC. Acquisito che il governo intende muoversi in un'altra direzione (quindi probabilmente non approverà la proposta di Raccomandazione), deve risolvere alcuni problemi di cui non sembra abbia consapevolezza.
Il primo riguarda il fatto che tra i percettori di RdC ci sono persone già occupate, a volte anche con contratti a tempo indeterminato. Non sempre, infatti, un reddito da lavoro è sufficiente a mantenere sé e la propria famiglia. In Italia si trova in povertà assoluta il 7% delle famiglie con almeno un occupato, il 13% se l'occupato è lavoratore o assimilato. Una situazione destinata a peggiorare, dato che l'inflazione e i costi energetici gravano di più sui bilanci famigliari più modesti. Che cosa succederà a queste persone e alle loro famiglie?
La seconda questione riguarda che cosa si intenda effettivamente per "occupabile" e di quante persone si tratti. Le cifre sono ballerine, tra 900.000 secondo la Lega non si sa sulla base di quali dati, 660.000 secondo Anpal sulla base del numero di coloro che sono indirizzati a firmare il patto per il lavoro, 372.000 secondo Inps, che parla di "effettivamente occupabili", sulla base delle qualifiche e delle storie lavorative pregresse.
Il terzo problema riguarda il nesso, il passaggio, tra essere occupabili ed essere effettivamente occupati. Come mostrano i dati del programma Gol (garanzia di occupabilità lavorativa), la politica attiva del lavoro messa in campo dal ministro Orlando alla fine della precedente legislatura nel quadro del Pnrr, su 300.000 persone prese in carico finora (che includono percettori di RdC, fruitori di Naspi o Disl-Col, disoccupati di lungo periodo) coinvolte in corsi di formazione, tirocini, consulenza, solo poco più di 9mila hanno trovato lavoro, nonostante più della metà fosse stata valutata come "vicina al mercato del lavoro". Nel migliore dei casi, quindi, anche con politiche attive, i tempi per trovare un'occupazione possono essere lunghi. E deve esserci una domanda di lavoro adeguata e accessibile.
Nel frattempo, come mangeranno, pagheranno l'affitto, manterranno i figli se ne hanno coloro che perderanno il RdC? Il che ci porta all'ultima questione: si pensa di togliere solo la quota RdC della persona teoricamente occupabile o di toglierlo per intero alla sua famiglia? Nel secondo caso verranno gettate nella povertà e nelle sue conseguenze negative intere famiglie, minorenni e "non occupabili" inclusi. Un esito non compensato dall'ipotizzato aumento dell'assegno unico per le famiglie con quattro figli a basso reddito. Ma anche nel primo caso l'effetto sarà che, in attesa che l'occupabile trovi un lavoro adeguatamente remunerato, gli altri componenti della famiglia dovranno ridurre i consumi per soddisfare anche i suoi bisogni. Altro che sostegno alle famiglie e alle scelte positive di fecondità proclamate dal governo e dalla sua presidente. O forse non vale per i poveri.