Giorgia Meloni e la solitudine dell'Italia in Europa
di Andrea Romano , di Andrea RomanoInteresse nazionale e isolamento internazionale non vanno mai d'accordo. Neanche nel caso di grandi potenze come Russia, Cina o Stati Uniti. Figurarsi poi nel caso dell'Italia: potenza di taglia medio-piccola che nella sua storia repubblicana ha sempre puntato, in Europa e nella comunità internazionale, su integrazione e multilateralismo.
Dapprima per sfuggire all'emarginazione a cui l'aveva condannata la catastrofe fascista, poi per guadagnare peso e credibilità ai tavoli che contano. Quei tavoli dove gli interessi nazionali dei vari Paesi vengono gratificati o avviliti anche in base alla capacità dei loro leader di costruire alleanze e di guadagnare credibilità nelle istituzioni sovranazionali.
Anche per questo i Costituenti vollero mettere in chiaro, al tanto bistrattato articolo 11 della nostra Legge Fondamentale, che l'Italia "promuove e favorisce le organizzazioni internazionali": un precetto al quale, chi più e …
Interesse nazionale e isolamento internazionale non vanno mai d'accordo. Neanche nel caso di grandi potenze come Russia, Cina o Stati Uniti. Figurarsi poi nel caso dell'Italia: potenza di taglia medio-piccola che nella sua storia repubblicana ha sempre puntato, in Europa e nella comunità internazionale, su integrazione e multilateralismo.
Dapprima per sfuggire all'emarginazione a cui l'aveva condannata la catastrofe fascista, poi per guadagnare peso e credibilità ai tavoli che contano. Quei tavoli dove gli interessi nazionali dei vari Paesi vengono gratificati o avviliti anche in base alla capacità dei loro leader di costruire alleanze e di guadagnare credibilità nelle istituzioni sovranazionali.
Anche per questo i Costituenti vollero mettere in chiaro, al tanto bistrattato articolo 11 della nostra Legge Fondamentale, che l'Italia "promuove e favorisce le organizzazioni internazionali": un precetto al quale, chi più e chi meno, si sono attenuti anche i vari governi di centrodestra e centrosinistra della Seconda Repubblica.
La novità di quest'ultimo mese, come ha scritto Claudio Tito, è che il governo Meloni si sta distinguendo in Europa per la capacità di spingere l'Italia all'isolamento: è accaduto sul dossier migranti e sulla partita del gas, rischia di accadere a breve su Pnrr e sulla valutazione della legge di bilancio.
Esistono certamente ragioni contingenti per spiegare questa china. La goffa fiammata antifrancese che si è scontrata con le difficoltà interne di Macron, il rinsaldarsi dell'asse tra Berlino e Parigi sull'emergenza energia, i debiti politici che Lega e Fratelli d'Italia ritengono di dover pagare all'Ungheria di Orbán.
Tutto vero. Ma al di là dell'attualità diplomatica, c'è forse una ragione storica che si riconosce dietro l'attrazione di Fratelli d'Italia verso una declinazione isolazionistica dell'interesse nazionale. Ed è il peso della cultura politica della destra radicale italiana, che nel corso dei decenni ha coltivato il mito di una vocazione nazionale che distinguesse (e isolasse) il nostro Paese dalle grandi alleanze internazionali.
Un tempo era la fumosa "Terza Via" tra Oriente marxista e Occidente liberal-capitalistico vagheggiata da Pino Rauti, ancora oggi il principale riferimento culturale della destra sociale che si è ritrovata attorno a Giorgia Meloni.
Negli anni Ottanta lo si ritrova nel sostegno del Movimento Sociale alla Nato limitato alla sua funzione di strumento di difesa dal comunismo, piuttosto che come alleanza integrata di sicurezza euroatlantica. Più di recente è stato alimento per le campagne di opposizione contro l'atlantismo a guida statunitense e contro "l'Europa dei mercati", così come per il bizzarro "misogallismo" che i dirigenti di Fratelli d'Italia hanno forse recuperato dalla lettura di Vittorio Alfieri.
Un mito fondativo, quello della "beata solitudine italica", che precede e dà più solida consistenza alla moda nuova del sovranismo e nel quale sono cresciuti gli attuali protagonisti della nostra destra. Una narrazione capace di resistere alle trasformazioni della storia e allo scolorire di altri e più ingombranti totem ideologici.
E che anche per questo continuerà ad avere il suo peso. Soprattutto come giustificazione già pronta per reagire alle prevedibili difficoltà che l'Italia si troverà ad affrontare in Europa. Dove notoriamente non si fanno sconti a nessuno. E dove l'interesse nazionale si difende, sul serio, solo costruendo alleanze solide e non inseguendo mitologie tanto consolatorie quanto inefficaci.