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La memoria corta di Conte per Ischia

Fu il leader 5S ad approvare, insieme al Movimento e alla Lega, il condono edilizio del 2018
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Nella politica italiana vale tutto. Molti elettori hanno la memoria corta, quando non la coscienza sporca. Il dibattito pubblico è inquinato da sofismi e menzogne. L’accertamento dei fatti può essere sempre contestato senza alcun riguardo per la logica o al limite sospeso da un “questo lo dice lei”. Sulla vicenda di Ischia, però, si è raggiunto un livello di ipocrisia alto persino per gli standard italiani.
C’è un condono edilizio recentissimo, varato nel 2018, che riguardava proprio l’isola e le zone più colpite dalla catastrofe dell’altro giorno. Lo votarono le due forze all’epoca al comando, Movimento 5 Stelle e Lega, e una che allora era all’opposizione e ora governa da partito di maggioranza relativa in Parlamento, Fratelli d’Italia. La norma stava in un decreto che si chiamava Genova perché pensato per rimediare al disastro del ponte Morandi, ma in Italia funziona cos&igra…

Nella politica italiana vale tutto. Molti elettori hanno la memoria corta, quando non la coscienza sporca. Il dibattito pubblico è inquinato da sofismi e menzogne. L’accertamento dei fatti può essere sempre contestato senza alcun riguardo per la logica o al limite sospeso da un “questo lo dice lei”. Sulla vicenda di Ischia, però, si è raggiunto un livello di ipocrisia alto persino per gli standard italiani.
C’è un condono edilizio recentissimo, varato nel 2018, che riguardava proprio l’isola e le zone più colpite dalla catastrofe dell’altro giorno. Lo votarono le due forze all’epoca al comando, Movimento 5 Stelle e Lega, e una che allora era all’opposizione e ora governa da partito di maggioranza relativa in Parlamento, Fratelli d’Italia. La norma stava in un decreto che si chiamava Genova perché pensato per rimediare al disastro del ponte Morandi, ma in Italia funziona così: si mette una toppa a un disastro e si creano le condizioni del successivo, nella stessa legge. La firma su quel provvedimento è dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ieri, chiamato a risponderne durante un’intervista televisiva, ha avuto il coraggio di dire: “Era una procedura di semplificazione, non un condono. Cercammo di sbloccare una situazione che era ingestibile ma senza derogare ad alcun vincolo”. L’articolo 25 della legge, quello che si applicava ai comuni di Ischia, recita: “i condDefinizione delle procedure dono”. Per Conte non è una performance inedita: sempre in tv fu capace nell’arco di un minuto di rallegrarsi per l’avanzata dell’esercito ucraino armato dagli alleati occidentali e sostenere la necessità di sospendere le forniture. Dalle navi ong all’immigrazione, dalle “paci fiscali” alle spese militari, sono pochi i temi sui quali al leader M5S non sia capitato di dire oggi il contrario di quanto fatto ieri. Ma sarebbe sbagliato concentrare l’attenzione solo sulla sua cosmesi politica. I due partiti di maggioranza che vollero quella norma erano ben più potenti di Conte, all’epoca. Lo stesso vale per il partito di Meloni. Non si tratta di una questione che può essere scaricata su Conte e i suoi i giochi di parole. È ben più profonda e arriva da molto lontano.

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I condoni, tutti i condoni, non sono mai né operazioni di cassa né di giustizia sociale, sebbene siano spesso questi gli argomenti usati dai partiti e dai governi che li promuovono. Servono a prendere voti e a costruire blocchi di consenso duraturo. Perché ogni condono, sia fiscale o edilizio, non è mirato solo a garantirsi i voti di chi è direttamente interessato al singolo provvedimento. È un messaggio rivolto a tutto il corpo elettorale, è un segnale per l’oggi e per il domani, è la conferma che le regole si possono non rispettare perché esiste una classe politica il cui obiettivo è sempre quello di garantire una scappatoia, una sanatoria, un marchingegno che azzererà l’errore, quando non il vero e proprio reato, cancellando tutto con un tratto di penna e riportando allo stesso livello chi ha seguito le regole e chi no. È un voto di scambio che si perpetua nel tempo: la politica offre la certezza che la furbizia sarà retribuita e i furbi ricambiano il favore nella cabina elettorale. In alcuni casi il prezzo dei condoni è solo l’oltraggio ai cittadini che hanno fatto il loro dovere. Nel caso di Ischia il conto è molto più alto.