Ci si domanda se la polemica sulla tragedia di Ischia finirà come altre in passato, cioè nel nulla, ovvero se è destinata a segnare un discrimine: una linea oltre la quale cambia qualcosa nel costume e nell'agire politico. Per adesso non è chiaro, ma c'è da essere poco ottimisti.
È singolare la diatriba tra i ministri del governo, con il responsabile dell'Ambiente, Pichetto Fratin, il quale, dimentico del suo ruolo istituzionale, vuole "mandare in galera" i sindaci che non si sono opposti agli abusi, mentre Salvini invece li sostiene a spada tratta contro i vincoli della burocrazia. E in questo caso prendersela con la burocrazia vuol dire esattamente difendere i mancati abbattimenti e, quando è il caso, i condoni. Con l'argomento secondo cui "quello che è successo a Ischia non è colpa dell'abusivismo".
Salvini non è certo il primo disposto a tutto per recuperare voti l&igrav…
Ci si domanda se la polemica sulla tragedia di Ischia finirà come altre in passato, cioè nel nulla, ovvero se è destinata a segnare un discrimine: una linea oltre la quale cambia qualcosa nel costume e nell'agire politico. Per adesso non è chiaro, ma c'è da essere poco ottimisti.
È singolare la diatriba tra i ministri del governo, con il responsabile dell'Ambiente, Pichetto Fratin, il quale, dimentico del suo ruolo istituzionale, vuole "mandare in galera" i sindaci che non si sono opposti agli abusi, mentre Salvini invece li sostiene a spada tratta contro i vincoli della burocrazia. E in questo caso prendersela con la burocrazia vuol dire esattamente difendere i mancati abbattimenti e, quando è il caso, i condoni. Con l'argomento secondo cui "quello che è successo a Ischia non è colpa dell'abusivismo".
Salvini non è certo il primo disposto a tutto per recuperare voti lì dove pensa di averli perduti, ma in questo caso colpisce la velocità di riflessi con cui non esita a entrare in urto con un collega di governo - ovviamente non leghista - in favore di una causa assai dubbia.
Tuttavia c'è dell'altro e di più. Soprattutto l'evidente imbarazzo di Giuseppe Conte e dei suoi seguaci. È apparsa subito paradossale la difesa dell'ex premier, che rifiuta di ammettere le sue responsabilità per le misure del 2018, un vero e proprio condono di cui beneficiarono decine di migliaia di edifici abusivi sull'isola. Ventiquattro ore dopo è cominciata la solita tempesta sui cosiddetti social, fatta di insulti e mistificazioni contro chi si è permesso di criticare l'avvocato del popolo.
In realtà non stupisce che Conte, nel suo trasformismo opportunistico, abbia fatto approvare nel 2018 un condono insieme a Salvini e a Di Maio, allora grande alleato nonché personaggio il cui collegio elettorale comprendeva Ischia. Ma quello che meraviglia è il silenzio, o se si vuole la voce flebile del Pd, che pure quattro anni fa, meritoriamente, votò contro la sanatoria.
Conte potrebbe essere messo con le spalle al muro senza difficoltà da un partito che allora era all'opposizione del governo giallo-verde, prima del rovesciamento del fronte destinato a produrre la compagine giallo-rossa guidata dallo stesso premier. Invece ci si sforza di non creare al quasi-alleato ulteriori motivi d'inquietudine, forse nella speranza di ammansirlo in vista delle alleanze elettorali in Lombardia.
Chi non ha avuto remore da subito è Renzi, che non a caso si pone agli antipodi dell'eventuale connubio tra Pd e 5S. Il senatore toscano ha usato toni taglienti, gli stessi con i quali alla Camera, a suo tempo, aveva bollato il condono.
Viceversa il Pd è l'immagine della cautela. Il segretario Letta ha ricordato che "quella scelta del 2018 era sbagliata". Il meno che si possa dire, considerando il vigore con cui il Pd di allora si scagliò contro il provvedimento che oggi Conte disconosce. Del resto, non è la prima volta né sarà l'ultima che l'ex premier si contraddice con disinvoltura: in base al principio che tanto la gente dimentica in fretta.
Il problema è che tanta prudenza non sembra portare a risultati apprezzabili. Rispetto al voto regionale di febbraio, Conte continua a giocare con il Pd come il gatto col topo. Dice e non dice, ma nel complesso per ora è negativo sull'intesa elettorale. Continua a porsi l'obiettivo di indebolire il Pd per costringerlo ad accettare la supremazia dei 5S. E forse ci riuscirà. Un giorno dopo l'altro gli vengono perdonate tutte le contraddizioni, dai decreti sicurezza alla politica estera di fatto pro Putin. Fino alla contorsione sul condono di Ischia.
Quanto più il Pd accetta di bisbigliare per non compromettere la futura intesa - dimenticando le antiche battaglie di Antonio Cederna e di Italia Nostra - , tanto più Conte va per la sua strada. Difficile a questo punto dargli torto.