Umanità a quattro zampe
di Maurizio Ferraris , di Maurizio FerrarisRecentemente i giornali di tutto il mondo hanno riportato la notizia secondo cui gli studenti cinesi, come forma di protesta, hanno incominciato a gattonare in circolo nei prati dei campus universitari. Ci sono i video e immagino che molti li abbiano visti. Le motivazioni di questo comportamento sono controverse, ma la forza della protesta è innegabile. Nell’innocuo camminare a quattro zampe c’è sicuramente qualcosa che sembra, letteralmente e figuratamente, volgere le terga all’umanità, giacché quest’ultima è definita anzitutto da una scelta irreversibile per la stazione eretta, e dunque anche per l’eventualità dell’ernia del disco che negli anni potrà conseguirne.
Recentemente i giornali di tutto il mondo hanno riportato la notizia secondo cui gli studenti cinesi, come forma di protesta, hanno incominciato a gattonare in circolo nei prati dei campus universitari. Ci sono i video e immagino che molti li abbiano visti. Le motivazioni di questo comportamento sono controverse, ma la forza della protesta è innegabile. Nell’innocuo camminare a quattro zampe c’è sicuramente qualcosa che sembra, letteralmente e figuratamente, volgere le terga all’umanità, giacché quest’ultima è definita anzitutto da una scelta irreversibile per la stazione eretta, e dunque anche per l’eventualità dell’ernia del disco che negli anni potrà conseguirne.
È da questa scelta (ripetuta chissà quante volte nella preistoria prima di diventare definitiva e dunque definitoria) che derivano tutte le caratteristiche fondamentali dell’umanità, a partire dall’adozione di strumenti tecnici, distintiva dell’animale umano rispetto all’animale non umano. Pensiamo all’indovinello che la sfinge pone a Edipo: qual è l’animale che alla mattina cammina quattro zampe, a mezzogiorno con due, e alla sera con tre? La risposta è, ovviamente, l’uomo. Ma implica che, nella propria essenza, l’animale umano deve prevedere l’uso del supplemento tecnico, e nella fattispecie del bastone, per supplire agli inconvenienti che con gli anni derivano dalla stazione eretta. Non vedremo mai una grande scimmia usare un bastone come supporto locomotorio, sebbene accidentalmente possa servirsene per far cadere dei frutti da un albero, e questo perché alla grande scimmia è sempre consentito di ritornare a camminare a quattro zampe. All’uomo no.
Perché? Dopotutto gli studenti cinesi tornano a gattonare. Ma lo fanno per protesta, in forma transitoria e dimostrativa, e sicuramente tutte le pratiche, i comportamenti e le riflessioni che hanno preceduto la decisione di gattonare presuppongono la stazione eretta. Cose come stare in piedi, parlare, vestirci, cibarci a orari regolari e seguendo qualche forma di ritualità, e poi ancora leggere e scrivere, sono tutte cose che si imparano con fatica nei primi anni di vita, per opera di adulti che a loro volta le hanno apprese quando erano bambini. Dunque, di per sé, non hanno nulla di naturale; tanto è vero che visto che non a tutti i bambini si insegna a suonare uno strumento e a leggere le note musicali, appare in quel caso del tutto evidente che non rientra nelle dotazioni naturali dell’umano suonare il flauto, mentre ci si forma la convinzione erronea che l’umano sia naturalmente provvisto di linguaggio e di stazione eretta.
Ovviamente non è così, e il motivo per cui l’animale umano è sottoposto a processi educativi faticosi, frustranti — e anche discriminanti, perché non tutti ce la fanno allo stesso modo — deriva in larghissima misura dalla adozione della stazione eretta. Pensiamo per un momento a una umanità a quattro zampe. Ogni spazio sociale, piazze, abitazioni, ristoranti, dovrebbe essere grande almeno il doppio. E quanto grandi dovrebbero gli esseri gli ascensori? E soprattutto, come schiacciare la pulsantiera se l’unico nostro strumento a disposizione è il naso? Per i piani più bassi forse ce la si fa, ma come raggiungere l’ottantesimo piano? Con le scale? A quattro zampe?
Oltre alle dimensioni grottesche necessarie per accogliere un’umanità di quadrupedi, le ragioni per cui ci si trova in quei luoghi verrebbero completamente meno. Perché un quadrupede non dispone di mani per afferrare oggetti, e, quel che è peggio, deve afferrare quel che può con la bocca, che è poi quello che facciamo anche noi con un biglietto o una penna quando abbiamo le mani occupate. Ma se non avessimo le mani, ci sarebbe toccato in sorte il destino dei cavalli, costretti a usare la lingua per tutte le mansioni a cui sono adibite le mani. E come le mani possono diventar callose, così lo diviene la lingua del cavallo, che però, a questo punto, non è più in grado di andare, nell’articolazione dei suoni, al di là del nitrito.