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La tentazione dell'ostruzionismo

Enrico Letta (ansa)

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Questa soluzione sarebbe una sconfitta per il governo e una pessima figura all'estero
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Una pratica legittima con illustri precedenti: questo è l’ostruzionismo in Parlamento. Si configura come un diritto riconosciuto alle opposizioni, quando vogliono reagire con tutti i mezzi consentiti dal regolamento a una norma della maggioranza vissuta come prevaricante. Questo almeno sul piano generale. Poi esistono i casi concreti, da valutare con buon senso. Ci possono essere, e spesso accade che ci siano, ragioni di opportunità e prudenza che sconsigliano di adottare la ricetta ostruzionistica — ossia una soluzione estrema — per impedire o ritardare il “sì” a una legge. Sta di fatto che si sta tornando a parlare di ostruzionismo a proposito della legge di bilancio. L’argomento è che c’è poco tempo per discutere nel merito i singoli articoli del provvedimento, magari la riforma del reddito di cittadinanza e del superbonus, temi cari ai Cinque Stelle e ormai anche a settori consistenti del Pd. Si sottoline…

Una pratica legittima con illustri precedenti: questo è l’ostruzionismo in Parlamento. Si configura come un diritto riconosciuto alle opposizioni, quando vogliono reagire con tutti i mezzi consentiti dal regolamento a una norma della maggioranza vissuta come prevaricante. Questo almeno sul piano generale. Poi esistono i casi concreti, da valutare con buon senso. Ci possono essere, e spesso accade che ci siano, ragioni di opportunità e prudenza che sconsigliano di adottare la ricetta ostruzionistica — ossia una soluzione estrema — per impedire o ritardare il “sì” a una legge. Sta di fatto che si sta tornando a parlare di ostruzionismo a proposito della legge di bilancio. L’argomento è che c’è poco tempo per discutere nel merito i singoli articoli del provvedimento, magari la riforma del reddito di cittadinanza e del superbonus, temi cari ai Cinque Stelle e ormai anche a settori consistenti del Pd. Si sottolinea che le elezioni in autunno, eccezione storica per il costume italiano, hanno spostato in avanti le procedure parlamentari, con la conseguenza di strozzare il dibattito in un Parlamento messo con le spalle al muro.


C’è un po’ di enfasi in questa affermazione: chi ha buona memoria ricorda che quasi ogni anno ci si lamenta a causa dei tempi troppo stretti concessi alle due Camere per la sessione di bilancio; per cui si arriva in modo affannato a ridosso di Natale e quasi sempre il governo scioglie il nodo ponendo la questione di fiducia. Accadrà così anche quest’anno? Lo scenario è un po’ diverso. Vediamo una coalizione di destra-centro forte sulla carta, ma attraversata da frizioni e nervosismi tenuti sotto controllo con fatica dalla presidente del Consiglio. E la legge di bilancio è il terreno più adatto per far emergere un certo grado di malessere, sia pure fisiologico. Dall’altra parte c’è un’opposizione (anzi, ce ne sono tre) evanescente: tanto perentoria nei toni quanto povera di idee e proposte. Si suppone che di solito alla legge di bilancio della maggioranza se ne debba contrapporre un’altra, del tutto virtuale, dell’opposizione. Ma stavolta non sembra che vada così.
Il Pd è nel mezzo del suo travaglio congressuale, con tutte le inquietudini connesse, e in Parlamento si presenta con un giudizio liquidatorio circa la manovra governativa (“è iniqua”), ma senza una coerente alternativa. I Cinque Stelle non si pongono nemmeno il problema e hanno solo l’obiettivo, del tutto legittimo, di far inciampare la maggioranza, meglio se su di una misura-simbolo come il “reddito”. Viceversa il Terzo Polo di Calenda segue la sua strada, come si è visto in questi giorni. È stato proprio il leader di Azione a evocare — per dirsene contrario — l’ipotesi dell’ostruzionismo. Cioè la tattica di chi si batte non per modificare e migliorare questo o quell’articolo della legge, bensì per allungare i tempi della seduta. In tal caso l’obiettivo sarebbe palese: l’esercizio provvisorio, una condizione obbligatoria — dentro una precisa cornice normativa — se il Parlamento non riesce ad approvare il bilancio entro il 31 dicembre.


È appena il caso di rammentare che sarebbe una bruciante sconfitta politica per il governo e un messaggio molto negativo trasmesso ai partner dell’Unione e ai mercati finanziari. L’esecutivo ha gli strumenti per evitare questo esito attraverso il voto di fiducia. Ma tale mossa equivarrebbe, bisogna ammetterlo, a una vittoria di Pirro: una maggioranza larga, reduce dal successo del 25 settembre, obbligata a cavarsela con un voto di fiducia mentre la debole opposizione la bersaglia di accuse per aver impedito alle Camere di discutere le misure economiche. C’è da domandarsi quale sarebbe la reazione del Quirinale di fronte a uno scenario che certo non aiuterebbe la credibilità internazionale del paese. Il governo darebbe prova di arroganza, l’opposizione di scarsa responsabilità.