Le interlocuzioni in corso tra Commissione europea e Governo italiano in merito all'innalzamento del tetto al contante nonché al cambiamento delle norme relative ai pagamenti con moneta elettronica sono legate al rispetto degli impegni assunti dal nostro paese nell'ambito del Pnrr. Una parte importante del Piano, infatti, consiste nella Riforma dell’amministrazione fiscale - contrassegnata con il numero 1.12. Ad essa sono associati obiettivi ambiziosi, in primis la riduzione del tax gap dal 18,5%, valore registrato nel 2019, al 15,7%, da conseguire entro il 2024. Gli interventi che prevede il Pnrr per raggiungere questo obiettivo sono organizzati su tre assi. Il primo è l’ampliamento dei dati disponibili all’amministrazione finanziaria e la garanzia dell’operatività effettiva e dell’efficacia nell’uso degli stessi. Il secondo è l’incremento dell’azione di incentivo all’adempimento spontaneo, azio…
Le interlocuzioni in corso tra Commissione europea e Governo italiano in merito all'innalzamento del tetto al contante nonché al cambiamento delle norme relative ai pagamenti con moneta elettronica sono legate al rispetto degli impegni assunti dal nostro paese nell'ambito del Pnrr. Una parte importante del Piano, infatti, consiste nella Riforma dell’amministrazione fiscale - contrassegnata con il numero 1.12. Ad essa sono associati obiettivi ambiziosi, in primis la riduzione del tax gap dal 18,5%, valore registrato nel 2019, al 15,7%, da conseguire entro il 2024. Gli interventi che prevede il Pnrr per raggiungere questo obiettivo sono organizzati su tre assi. Il primo è l’ampliamento dei dati disponibili all’amministrazione finanziaria e la garanzia dell’operatività effettiva e dell’efficacia nell’uso degli stessi. Il secondo è l’incremento dell’azione di incentivo all’adempimento spontaneo, azione che a sua volta si basa sull’incrocio dei dati e quindi è strettamente connessa al primo asse. Il terzo è il rafforzamento della performance dell’amministrazione finanziaria, anche attraverso un incremento del personale. Le misure adottate rischiano di compromettere il primo e il secondo asse di intervento. Vediamo perché.
Nel Piano non esistono vincoli specifici all'uso del contante e vi è un solo riferimento preciso ai pagamenti con pos, peraltro contenuto in un traguardo già scaduto a fine giugno 2022 che prevedeva “l'entrata in vigore della riforma della legislazione al fine di garantire sanzioni amministrative efficaci in caso di rifiuto da parte di fornitori privati di accettare pagamenti elettronici” quando questi sono obbligatori. Tale traguardo è stato raggiunto dal governo Draghi con un’apposita norma inserita nel cosiddetto decreto pnrr bis. Andrà verificato, alla luce del testo definitivo della legge di bilancio, se verrà innalzata la soglia al di sopra della quale è previsto l’obbligo di accettazione del pagamento con pos -come sembrava nelle prime versioni della norma- oppure se il Governo ha deciso di agire direttamente sull’ambito di applicazione delle sanzioni. Nel primo caso il rispetto formale del Piano sarebbe mantenuto, nel secondo caso verrebbe introdotta una limitazione originariamente non prevista, ma di lieve entità.
Tuttavia, in diversi punti il Piano prevede delle misure la cui operatività ed efficacia è direttamente legata all’effettiva disponibilità dei dati dei pagamenti elettronici. Per esempio, a fine giugno 2022 è stato finalmente emanato, come richiesto dal Pnrr e in adempimento della legge di bilancio per il 2020, il decreto ministeriale che dà la possibilità all’Agenzia delle entrate di incrociare in modo massivo, secondo l’approccio noto come analisi del rischio, i dati dell’anagrafe dei rapporti finanziari e dei conti correnti con le altre banche dati a sua disposizione. Questo serve per fornire all’amministrazione finanziaria una mappa del rischio fiscale basata anche sulle discrepanze tra conti correnti e dichiarazioni fiscali, ma è evidente che questa mappa può essere tanto più affidabile quanto più i pagamenti si riflettono in movimentazioni tracciabili dei rapporti finanziari. Similmente, la generalizzazione dell’obbligo, da parte degli intermediari finanziari, alla trasmissione giornaliera dei flussi di pagamento associati ai pos degli operatori economici, prevista nel piano di contrasto all’evasione da omessa fatturazione presentato a dicembre del 2021 e a cui è stato dato pieno adempimento nel decreto pnrr bis, può essere efficace se tali flussi rappresentano una quota rilevante delle transazioni effettuate, che dovrebbero poi trovare riscontro nella trasmissione telematica dei corrispettivi e nella fatturazione elettronica. Se una quota rilevante dei pagamenti avviene in contanti, questo confronto diventa molto meno significativo.
Da questa analisi emergono due domande. Il Governo intende confermare la strategia di contrasto dell’evasione -basata sui tre assi delineati in precedenza- contenuta nel Piano o ha intenzione di cambiarla? Nel secondo caso, come intende realizzare questo cambiamento in modo da garantire non solo un adempimento formale del Piano, ma, soprattutto, il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione del tax gap entro il 2024? Una possibile risposta a questa seconda domanda consiste nella riduzione delle aliquote fiscali. Indubbiamente la letteratura economica empirica segnala una correlazione negativa tra livello delle aliquote ed evasione fiscale, ma da essa emerge anche che la riduzione dell’evasione ottenibile con una riduzione delle aliquote è, proporzionalmente, piccola. Sarebbe quindi alquanto rischioso, e piuttosto costoso per il gettito dello Stato, affidare alla sola riduzione delle aliquote la realizzazione degli obiettivi di riduzione dell’evasione. E non serve a molto (ri)evocare la curva di Laffer, che già in passato è stata usata a sproposito per giustificare la mai verificata ipotesi dell’autofinanziamento delle riduzioni di aliquote.
L’autore insegna Scienza delle Finanze all’Università Bicocca di Milano