✕

Un'altra donna è possibile

Il confronto tra Elly Schlein, neo candidata alla segreteria del Pd, e Giorgia Meloni: il noi e l'io
2 minuti di lettura

Sono trascorsi 40 giorni e abbiamo già gli “Appunti di Giorgia”: io io io… e gli altri. Tra gli altri c’è adesso una donna che si candida a diventare segretaria del Partito Democratico. Si chiama Elly Schlein e non usa la prima persona singolare io, bensì noi.

A Roma al Monk non era sul palco per presentare la sua proposta ma in mezzo alla gente. Sono due modelli differenti di donna: uno femminile, Giorgia, e uno femminista, Elly. A Roma ha parlato di una leadership collettiva e si dichiara ambientalista, progressista e femminista, quando ancora Giorgia non sa bene se farsi chiamare il o la Presidente del Consiglio. La storia di Elly Schlein &egrav…

Sono trascorsi 40 giorni e abbiamo già gli “Appunti di Giorgia”: io io io… e gli altri. Tra gli altri c’è adesso una donna che si candida a diventare segretaria del Partito Democratico. Si chiama Elly Schlein e non usa la prima persona singolare io, bensì noi.

A Roma al Monk non era sul palco per presentare la sua proposta ma in mezzo alla gente. Sono due modelli differenti di donna: uno femminile, Giorgia, e uno femminista, Elly. A Roma ha parlato di una leadership collettiva e si dichiara ambientalista, progressista e femminista, quando ancora Giorgia non sa bene se farsi chiamare il o la Presidente del Consiglio. La storia di Elly Schlein è una storia europea o, se vogliamo risalire alle sue lontane origini, mitteleuropea. Il nonno era di Leopoli, e dopo l’avvento del nazismo è emigrato in America e lì è nato suo padre: padre americano e madre italiana. Nata in Svizzera, Elly ha studiato a Bologna all’università e da lì nel 2008 è andata a sostenere l’elezione di Obama.

Eletta al Parlamento europeo attraverso una campagna che ha condotto porta a porta – taccuino e scarpe, ha detto – si è legata a Bruxelles con altri esponenti della sinistra ambientalista: tedesche, spagnole, francesi, che sono per lei un punto di riferimento. Una nuova generazione che ha solo una idea in testa: aprire il campo dei progressisti in Europa. Autoironicamente Elly Schlein ha detto: noi non siamo una corrente, ma un’onda; e poi col cognome che ho pensate che ci si possa chiamare schleiniani? Difficile da pronunciare in un Paese come il nostro. Ma non c’è solo l’aspetto internazionale, c’è anche l’attenzione alle piccole storie di provincia, come a Gaggio Montano, un paese in provincia di Bologna dove viene chiuso lo stabilimento della SaGa Coffe, 220 licenziati: quasi tutte donne. La fabbrica è occupata per cento giorni, una lotta che ha visto la giunta regionale in prima fila per difendere l’occupazione. E ha vinto.

Insomma il format di Elly sembra l’opposto degli “Appunti di Giorgia”: non puntare su un nome ma su un collettivo. Forse con Schlein arriva alla politica la generazione nata negli anni Ottanta e cresciuta nel sociale lontano dalle sezioni di partito, con una militanza che è stata prima impegno nel sociale e per i diritti, invece che appartenenza a una struttura del passato. Elly è stata eletta nel Consiglio regionale della Emilia-Romagna con un gruppo politico rossoverde, “Coraggiosa”, nel 2019, quindi fuori dagli schemi tradizionali. Oggi torna a riscriversi al Pd da cui era uscita, per proporre quel modo di fare politica che è stato dei movimenti spontanei di giovani che si sono formati nel corso dell’ultimo decennio e la cui azione sembrava destinata a smarrirsi in un nulla di fatto. Forse anche nel suo orientamento affettivo e sessuale Elly esprime qualcosa che nel costume del Paese si è profondamente modificato.

Confrontato con lo stile di Giorgia Meloni con il microfono in mano su un palco, come nell’ultimo comizio elettorale prima delle elezioni, nella sua fervida volontà di essere sempre “Giorgia”, come titola la sua autobiografia promozionale, Io Giorgia pubblicata da Rizzoli, quello di Elly Schlein appare l’esatto contrario. Ci sono due Italia che si misureranno a breve? Un Paese tradizionale contro un Paese nuovo? Così è troppo schematico. Ci sono nell’Italia tante Italie, siamo un Paese complesso e variegato. Sarà interessante però vedere se alla lunga vincerà il paese del Noi o quello dell’Io. Come dicono i linguisti la prima persona plurale raccoglie in sé la prima singolare, la modula e la riassume. Forse abbiamo proprio bisogno di riassunti così, diversi da quelli dei nuovi-vecchi “Appunti di Giorgia”.