Sì, la pacchia è finita davvero, per citare un eroe contemporaneo come il Balilla del contante, quel tassista genovese che l’altro giorno ha maltrattato la vicepresidente del Coni Silvia Salis, colpevole di voler pagare con la carta di credito una corsa da 32 euro. La pacchia è finita non solo perché c’è chi confonde i post sui social con i decreti legge e si sente già legittimato ad approfittare del “liberi tutti” fiscale, dichiarato in sostanza dal governo con l’annuncio che alzerà da duemila a cinquemila euro il tetto per poter utilizzare i contanti senza giustificativi e permetterà agli esercenti di non accettare i pagamenti elettronici sotto i sessanta euro. Ma la pacchia, o quantomeno la sana dialettica tra istituzioni, è finita – sul serio - anche e soprattutto perché ieri si è consumato un altro strappo da parte di chi, forte di un mandato elettorale che dà o…
Sì, la pacchia è finita davvero, per citare un eroe contemporaneo come il Balilla del contante, quel tassista genovese che l’altro giorno ha maltrattato la vicepresidente del Coni Silvia Salis, colpevole di voler pagare con la carta di credito una corsa da 32 euro. La pacchia è finita non solo perché c’è chi confonde i post sui social con i decreti legge e si sente già legittimato ad approfittare del “liberi tutti” fiscale, dichiarato in sostanza dal governo con l’annuncio che alzerà da duemila a cinquemila euro il tetto per poter utilizzare i contanti senza giustificativi e permetterà agli esercenti di non accettare i pagamenti elettronici sotto i sessanta euro. Ma la pacchia, o quantomeno la sana dialettica tra istituzioni, è finita – sul serio - anche e soprattutto perché ieri si è consumato un altro strappo da parte di chi, forte di un mandato elettorale che dà ovviamente il diritto e il dovere di governare, si sente autorizzato anche a mettere in discussione la legittimità di autorità indipendenti.
Dietro l’uscita contro Bankitalia di Giovanbattista Fazzolari, braccio destro di Giorgia Meloni e sottosegretario per l’attuazione del programma – non uno che passa dalle parti del governo per caso, insomma, ma una figura che si presume centrale nella squadra scelta dalla premier per cambiare il Paese – c’è il riproporsi di complottismi antichi quanto infondati e la speranza che basti delegittimare chi si considera avversario per ridurlo al silenzio. Quando Fazzolari replica alle osservazioni del dirigente di Bankitalia Fabrizio Balassone sui rischi legati all’uso del contante e al disincentivo ai pagamenti elettronici, dicendo che via Nazionale “è partecipata da banche private” e per questo reputa “più opportuno che non ci sia più di fatto utilizzo di denaro contante”, oltrepassa i limiti del grottesco (vero che le quote di Bankitalia sono in mano alle banche private, falso che queste condizionino le nomine e le posizioni della banca centrale, ridicolo pensare che Bankitalia difenda l’uso della moneta elettronica per arricchire i bilanci degli istituti di credito), ma soprattutto dà un colpo alla dinamica sana tra istituzioni, insinuando il sospetto che un’autorità indipendente in realtà risponda a manovratori occulti. Uno strappo che fa del male non a Bankitalia, ma al sistema Paese nel suo complesso. Governo compreso.
Certo, puntuali, qualche ora dopo, ci sono le rettifiche, le “fonti di governo” che correggono il tiro spiegando che il sottosegretario “non ha mai inteso mettere in discussione l’autonomia di Bankitalia”. Ma anche questo è un copione che in poche settimane di governo Meloni si è visto già troppe volte: si parte con parole in libertà per enunciare tesi insostenibili, o addirittura per annunciare provvedimenti di legge (ricordate quello anti rave party?) che si presumono in linea con il sentire dei propri elettori; si suscitano reazioni esterrefatte o indignate, dubbi di costituzionalità; si innesta una pronta retromarcia con rettifica delle dichiarazioni, modifica del provvedimento, assicurazione che si troverà una soluzione più ragionevole: ultimo esempio proprio sull’abolizione dell’obbligo di Pos sotto i sessanta euro, visto che domenica la premier ha lasciato intendere che quel limite potrebbe essere abbassato.
Questo per restare al metodo. In quanto al merito, anche la maggioranza parlamentare che si schiera con il governo e che ieri ha ascoltato con vivo interesse e sentita partecipazione le osservazioni di Bankitalia – sui 48 componenti delle commissioni Bilancio di Camera e Senato solo 4 presenti in aula e tre in videoconferenza, sui sette quattro erano del Pd – potrebbe e dovrebbe un attimo rilassarsi. Le audizioni parlamentari della stessa Bankitalia, dell’Ufficio parlamentare di bilancio e di altri organismi sulle leggi di bilancio, non sono l’ultima diabolica trovata del gruppo Bilderberg e nemmeno trappole contro il governo dei patrioti, ma una procedura prevista dalla legge e consolidatissima, che ha l’obiettivo di fornire agli stessi parlamentari e all’opinione pubblica pareri autorevoli e indipendenti su una materia complessa e delicata come la finanza pubblica. Balassone, che da anni guida la struttura di via Nazionale che si occupa di analizzare la finanza pubblica, ha semplicemente detto che molti studi, anche di Bankitalia, "suggeriscono che soglie più alte favoriscono l’economia sommersa; c’è inoltre evidenza che l’uso dei pagamenti elettronici, permettendo il tracciamento delle transazioni, ridurrebbe l’evasione fiscale". Un’affermazione talmente palese da sfiorare l’ovvietà. Se di fronte a critiche di questo genere esponenti di governo si sentono autorizzati a delegittimare chi le pronuncia ci aspettano tempi parecchio bui.