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Il regalo agli evasori

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I condoni fiscali nascosti nella manovra
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Tre giorni fa il Ministro Giorgetti ha illustrato le linee programmatiche del suo dicastero in un’audizione alle Commissioni Finanze e Tesoro di Camera e Senato. In quanto segue commento alcune misure illustrate contenute nella Legge di Bilancio in area fiscale, che hanno costituito il grosso della sua presentazione.
Parto da un punto che non ha attirato molta attenzione, ma che è significativo. Diverse disposizioni introducono imposte sostitutive con aliquote fortemente scontate rispetto allo standard (per esempio il 14 invece del 26 per cento) per guadagni in conto capitale su partecipazioni, terreni, quote in fondi comuni di investimento, polizze vita e cessione di beni a soci. Se paghi oggi, paghi molto meno. Questo consente di incassare nel 2023 circa 2 miliardi, ma a scapito di future entrate, come certificato dalla Relazione Tecnica delle Ragioneria Generale dello Stato (Rgs). Naturalmente si può difendere questa operazione citando la necessità di con…

Tre giorni fa il Ministro Giorgetti ha illustrato le linee programmatiche del suo dicastero in un’audizione alle Commissioni Finanze e Tesoro di Camera e Senato. In quanto segue commento alcune misure illustrate contenute nella Legge di Bilancio in area fiscale, che hanno costituito il grosso della sua presentazione.
Parto da un punto che non ha attirato molta attenzione, ma che è significativo. Diverse disposizioni introducono imposte sostitutive con aliquote fortemente scontate rispetto allo standard (per esempio il 14 invece del 26 per cento) per guadagni in conto capitale su partecipazioni, terreni, quote in fondi comuni di investimento, polizze vita e cessione di beni a soci. Se paghi oggi, paghi molto meno. Questo consente di incassare nel 2023 circa 2 miliardi, ma a scapito di future entrate, come certificato dalla Relazione Tecnica delle Ragioneria Generale dello Stato (Rgs). Naturalmente si può difendere questa operazione citando la necessità di consentire lo smobilizzo di certe posizioni, ma resta un fatto: secondo la Rgs si tratta di operazioni molto costose che ridurranno le entrate dello stato per il prossimo decennio. Insomma, ci stiamo ipotecando il futuro. Non per altro il Fondo Monetario Internazionale classifica operazioni di questo tipo tra le pratiche da scoraggiare (vedi, per esempio, il lavoro di Timothy Irwin “Accounting Devices and Fiscal Illusions”, del marzo 2012, IMF SDN/12/02).
Ciò detto, il problema principale riguarda le misure relative alla lotta all’evasione. Non tutto è da buttare. La norma sulle partite Iva “usa-e-getta” è senz’altro valida, anche se migliorabile. Ma ci sono decisamente troppe strizzatine d’occhio agli evasori. Negli ultimi giorni si è parlato molto di Pos e di tetto all’uso del contante, anche per i chiari giudizi espressi in proposito della Banca d’Italia (chi la critica dovrebbe confrontarsi con la seria analisi econometrica dietro a questi giudizi e non accusare la Banca di posizioni preconcette, ritirando fuori la bufala della sua dipendenza dalle banche private). Ma vorrei approfondire la questione dei provvedimenti di “tregua fiscale” introdotti nella Legge di Bilancio. Si tratta di condoni? Chi sostiene il contrario usa due argomenti.


Il primo è che niente viene condonato tranne lo stralcio dei carichi fino a 1000 euro (vedi sotto). Per le altre misure, il debito fiscale iniziale deve essere pagato interamente: si riducono solo interessi e sanzioni. Si tratta di una visione puramente formale e non sostanziale del termine condono: infatti se si consente una lunga dilazione di pagamento (5 anni nel caso dell’art. 38 sulle somme dovute a seguito di controlli automatizzati) in un periodo di alta inflazione e senza un adeguato tasso di interesse si sta praticando uno sconto molto elevato su quanto dovuto in termini di potere d’acquisto. Per esempio, se dovevo pagare un debito fiscale contratto nel 2020 e dovrò invece pagare dopo cinque anni dall’adesione al condono, l’ultima rata avrà uno sconto, al netto dell’inflazione, del 35 per cento sul debito iniziale, anche ipotizzando un rientro abbastanza rapido dell’inflazioni verso livelli del 2 per cento (e senza contare gli interessi che si pagherebbe su un normale debito). Non è poco.
Il secondo argomento che viene usato è che si tratta di importi che comunque non potevano essere incassati. Non è così. Infatti la Rgs certifica che i condoni in questione comportano un pesante costo in termini di mancate entrate. Per il complesso delle misure adottate questo costo è di 1,1 miliardi nel 2023, soldi che potevano essere utilizzati per aumentare del 50% gli scarsi stanziamenti per la sanità, pesantemente erosi dall’inflazione. Per esempio, il famoso stralcio dei carichi fino a 1.000 euro (art. 46) costa 363 milioni nel 2023 e altri a seguire.
In conclusione, si tratta di misure che comportano vantaggi economici non indifferenti per chi non ha pagato quanto dovuto e quindi un incoraggiamento a non pagare in futuro. Trattasi di condoni.

 

L'autore è senatore indipendente del gruppo Pd