Dopo dieci mesi, la guerra in Ucraina ha segnato uno spartiacque storico per l'Europa. Finora l'Europa è riuscita a superare una serie di crisi senza precedenti, dai prezzi dell'energia alle stelle ai flussi migratori e all'inflazione. Tuttavia, con il protrarsi della guerra, potrebbe trovarsi al centro di un movimento a tenaglia da est e da sud, con le tre principali onde d'urto delle crisi energetica, alimentare e umanitaria che la colpiscono insieme al suo vicinato meridionale.
La guerra in Ucraina ha interrotto le catene di approvvigionamento energetico globale, costringendo i Paesi europei a porre fine alla loro dipendenza dalle importazioni di gas e petrolio russo e a cercare nuovi mercati energetici. I Paesi del Nord Africa e del Vicino Oriente possono offrire all'Europa una via d'uscita stabile. L'energia, tuttavia, è solo una parte dell'equazione: sono in gioco anche la sicurezza e la stabilità del Mediterraneo allarga…
Dopo dieci mesi, la guerra in Ucraina ha segnato uno spartiacque storico per l'Europa. Finora l'Europa è riuscita a superare una serie di crisi senza precedenti, dai prezzi dell'energia alle stelle ai flussi migratori e all'inflazione. Tuttavia, con il protrarsi della guerra, potrebbe trovarsi al centro di un movimento a tenaglia da est e da sud, con le tre principali onde d'urto delle crisi energetica, alimentare e umanitaria che la colpiscono insieme al suo vicinato meridionale.
La guerra in Ucraina ha interrotto le catene di approvvigionamento energetico globale, costringendo i Paesi europei a porre fine alla loro dipendenza dalle importazioni di gas e petrolio russo e a cercare nuovi mercati energetici. I Paesi del Nord Africa e del Vicino Oriente possono offrire all'Europa una via d'uscita stabile. L'energia, tuttavia, è solo una parte dell'equazione: sono in gioco anche la sicurezza e la stabilità del Mediterraneo allargato. I Paesi dell'area possono svolgere un ruolo significativo e, in questo contesto, il rinnovato impegno dell'Europa con il suo vicinato meridionale deve essere visto non solo come una tattica temporanea contro la Russia ma, soprattutto, come un primo passo verso un impegno a lungo termine con il Mediterraneo.
Un banco di prova immediato per la cooperazione dell'Europa con i partner chiave del Mediterraneo allargato è la crisi alimentare. I Paesi dell'Africa settentrionale e sub-sahariana dipendono fortemente dalle importazioni. Hanno il più alto consumo di grano pro capite al mondo - e i bilanci pubblici sono tesi oltre ogni limite. Incapaci di attutire l'impatto dell'aumento vertiginoso del costo della vita. Ciò comporta un rischio molto concreto di aumento delle tensioni sociali, di destabilizzazione politica e di nuove ondate migratorie. Un nuovo 2011. Senza neanche la speranza di una nuova "Primavera".
Il blocco totale delle esportazioni dall'Ucraina è stato finora scongiurato con l'istituzione dei "corridoi del grano". Circa 8,5 tonnellate di cereali hanno lasciato i porti ucraini del Mar Nero. Un risultato molto importante. E tuttavia non risolutivo. L'Ucraina ha anche lanciato il "Programma grano dall'Ucraina", con il sostegno dei Paesi della Nato e dell'Ue, con l'obiettivo di alleviare la crescente crisi di insicurezza alimentare in diversi paesi africani.
Con il protrarsi della guerra una delle principali priorità è evitare una nuova impennata dei prezzi dei generi alimentari, che potrebbe portare diversi Paesi mediterranei a scivolare in profonde crisi socio-economiche. Questo rischio rende sempre più cruciale l'intervento del Fondo Monetario Internazionale (Fmi). L'accordo su un programma di finanziamento sostenuto da un prestito triennale di 3 miliardi di dollari raggiunto a ottobre tra Fmi ed Egitto, consentirà a quest'ultimo di adottare un tasso di cambio flessibile e di rimuovere molte restrizioni sulle importazioni introdotte nel 2022. Il prestito del Fmi segue i grandi investimenti dei paesi del Golfo in Egitto e probabilmente consoliderà un crescente allineamento - senza precedenti - tra le istituzioni finanziarie internazionali ed il "Golfo" nel tentativo di sostenere le riforme nel mondo arabo. Allo stesso modo, è in itinere un accordo tra l'Fmi e la Tunisia, che dovrebbe includere un prestito di 2-4 miliardi di dollari in tre anni. Tale accordo non è solo significativo in vista delle importantissime elezioni parlamentari del prossimo 17 dicembre, ma è anche rilevante perché potrebbe aprire la strada a nuovi, imponenti, investimenti da parte dei grandi Paesi arabi.
Il conflitto in Ucraina ha causato anche una grave crisi umanitaria con importanti implicazioni per l'Europa. Milioni di rifugiati sono fuggiti dall'Ucraina e altri potrebbero lasciare il paese nel prossimo futuro a causa degli attacchi russi alle infrastrutture energetiche e civili. Questo è il cinico calcolo di un Putin sempre più in difficoltà sul fronte militare e sempre più esposto a dubbi e critiche sul versante interno. Finora, l'Ue si è dimostrata all'altezza delle sue responsabilità. Tuttavia le nuove ondate migratorie dal Mediterraneo centrale e dai Balcani stanno notevolmente aumentando la pressione. Questo è anche il senso più profondo del vertice di Tirana di questi giorni.
La giusta e necessaria adesione di Finlandia e Svezia all'alleanza atlantica, insieme al riorientamento strategico degli Stati Uniti verso l'Asia e il Pacifico rischiano, tuttavia, di lasciare un pericoloso vuoto nel vicinato meridionale dell'Europa.
La percezione del ritiro degli Stati Uniti dalla regione ha portato il mondo sunnita a superare le divisioni del passato e a lavorare per dare forma a un nuovo e più coerente ordine regionale nel Vicino Oriente e nel Nord Africa, incentrato su una migliore governance, sulla diversificazione economica e sulla stabilità.
La prova di ciò va oltre il sostegno fiscale delle monarchie del Golfo ai Paesi sunniti in tutto il bacino del Mediterraneo e comprende anche passi diplomatici cruciali, tra cui: la decisione degli Emirati Arabi Uniti e del Bahrein di normalizzare le relazioni con Israele; l'iniziativa a guida saudita per porre fine alla crisi diplomatica tra il Quartetto arabo e il Qatar; la riduzione delle tensioni con l'Iran da parte del Consiglio del Golfo attraverso il dialogo; il riavvicinamento degli Emirati Arabi Uniti, dell'Arabia Saudita e dell'Egitto alla Turchia. Simboleggiato, anche dall'incontro tra il Presidente Erdogan e il Presidente al-Sisi a margine dei Mondiali di calcio del Qatar. In assoluto il primo tra i due. Con sullo sfondo l'inedito attivismo "egemonico" della Cina nel Golfo come testimoniato in queste ore da visita di Xi a Riyadh.
In mancanza di una visione coerente e di un quadro di sicurezza condiviso, il Mediterraneo allargato è stato storicamente più un terreno per influenze concorrenti, anche tra paesi europei. Questo scenario deve ora cambiare, attraverso una cooperazione più profonda ed a lungo termine tra l'Ue e i suoi partner nel Mediterraneo allargato. Una soluzione permanente alla guerra in Ucraina richiederà, necessariamente la costruzione di un nuovo ordine mondiale. Ciò non sarà possibile senza il "sud del mondo". Senza una nuova soggettività geopolitica del Mediterraneo. Una sfida cruciale per l'Europa. Una storica opportunità per l'Italia.