Avrete sentito parlare tante volte di figli di genitori separati che si rifiutano di vedere il padre. Si dà colpa alla madre manipolatrice, che li istiga contro i padri per vendetta. Si è tentato addirittura di darne una parvenza di scientificità, "sindrome di alienazione parentale" , ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha impedito, questa malattia non esiste. E la Corte di Cassazione lo ha ribadito.
Avrete sentito parlare, ma meno, di bambini strappati alle loro madri e messi in case famiglia in nome di questi costrutti ascientifici aberranti e misogini, che ritroviamo, ahimè, anche nei tribunali.
Dietro i rifiuti dei bambini di vedere il proprio padre, si nascondono, spesso, storie di violenza contro le madri, che hanno gravi conseguenze anche sui bambini. Il problema fondamentale è che alle donne non si crede, neanche nei tribunali. Non si crede quando vanno a denunciare il proprio marito o fidanzato o ex. Non…
Avrete sentito parlare tante volte di figli di genitori separati che si rifiutano di vedere il padre. Si dà colpa alla madre manipolatrice, che li istiga contro i padri per vendetta. Si è tentato addirittura di darne una parvenza di scientificità, "sindrome di alienazione parentale" , ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha impedito, questa malattia non esiste. E la Corte di Cassazione lo ha ribadito.
Avrete sentito parlare, ma meno, di bambini strappati alle loro madri e messi in case famiglia in nome di questi costrutti ascientifici aberranti e misogini, che ritroviamo, ahimè, anche nei tribunali.
Dietro i rifiuti dei bambini di vedere il proprio padre, si nascondono, spesso, storie di violenza contro le madri, che hanno gravi conseguenze anche sui bambini. Il problema fondamentale è che alle donne non si crede, neanche nei tribunali. Non si crede quando vanno a denunciare il proprio marito o fidanzato o ex. Non si crede neanche quando affermano che il figlio rifiuta di incontrare il padre, perché ha assistito alla violenza contro la madre. E guardate che tra le donne con figli che subiscono violenza in più del 60% dei casi, secondo l'Istat, i bimbi assistono alla violenza.
Ma che dovrebbero fare i bambini? Essere felici di incontrare il padre violento? E perché mai dovrebbe essere salutare per un bambino incontrarlo? In nome della bigenitorialità? Al primo posto deve essere sempre la salute psico fisica del bambino.
E non si deve mettere a rischio la sua vita in nome della bigenitorialità e neanche il suo benessere psicologico. Di casi di figli ammazzati da parte di padri violenti ce ne sono molti. Le motivazioni delle madri e dei bambini devono essere accuratamente valutate e non considerate inattendibili a priori.
È veramente importante in questo senso il contributo del libro Senza madre. Storie di figli sottratti dallo Stato, scritto su questa forma di violenza ancora troppo invisibile, da 10 giornaliste, ricercatrici e attiviste: Clelia Delponte, Franca Giansoldati, Flavia Landolfi, Silvia Mari, Assuntina Morresi, Monica Ricci Sargentini Nadia Somma, Paola Tavella, Emanuela Valente, Livia Zancaner. Un libro ricco di storie drammatiche, documentazione, riflessione. E di tanta passione, che spiega approfonditamente il problema. Potenti sono le storie raccolte e rendono il dramma di tante donne condannate ingiustamente alla separazione forzata dai figli e di tanti bambini inascoltati nel loro dolore, strappati, anche con feroci modalità, dalla propria mamma.
D’altro canto la Commissione femminicidio del Senato lo aveva detto. In più di un terzo delle separazioni giudiziali con figli minori sono emerse segnalazioni di violenza e/o disfunzionalità genitoriali fin dagli atti introduttivi,con tanto di denunce o referti della donna. Ma nella maggioranza dei casi non si nomina la violenza né il conflitto. La violenza, quindi sparisce immediatamente nei tribunali. L’ascolto del minore è raro. E soprattutto avviene per il tramite del Ctu, consulente tecnico di ufficio, spesso non adeguatamente formato sul fronte della violenza in famiglia. Il giudice non ascolta il minore direttamente e tendenzialmente accoglie le risultanze dei Ctu. La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha stigmatizzato in cinque sentenze in cinque anni, i permanenti pregiudizi e stereotipi che ostacolano l’applicazione delle leggi a tutela delle vittime di violenza nei Tribunali. Combattiamo i pregiudizi misogini. È ora che il nostro Paese reinverta la rotta.
L'intervento dell'autrice è a carattere personale