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Il labirinto di Salvini

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Il punto di mercoledì 14 dicembre 2022
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Con l’attenzione attratta dallo scandalo senza precedenti che scuote il Parlamento europeo, si rischia di ignorare i piccoli fatti domestici. Non troppo piccoli, in verità, perché hanno a che fare con il futuro della maggioranza, in vista della legge di bilancio e oltre. Che il destra-centro sia attraversato da tensioni, è evidente. Qualcuno ritiene che l’attuale equilibrio tra FdI, Lega e Forza Italia sia destinato a sgretolarsi presto. Altri preferiscono guardare a un orizzonte più lungo - un anno o due - e probabilmente hanno ragione, anche per l’assenza di alternative praticabili. Tuttavia per rendere verosimile tale prospettiva occorre risolvere alcuni nodi.
Non c’è dubbio che Giorgia Meloni abbia stabilito una leadership sul resto del destra-centro. C’è chi parla di egemonia, ma forse è presto per esserne sicuri. Certo, colpisce la condizione dell’uomo che un’egemonia l’ha esercitata…

Con l’attenzione attratta dallo scandalo senza precedenti che scuote il Parlamento europeo, si rischia di ignorare i piccoli fatti domestici. Non troppo piccoli, in verità, perché hanno a che fare con il futuro della maggioranza, in vista della legge di bilancio e oltre. Che il destra-centro sia attraversato da tensioni, è evidente. Qualcuno ritiene che l’attuale equilibrio tra FdI, Lega e Forza Italia sia destinato a sgretolarsi presto. Altri preferiscono guardare a un orizzonte più lungo - un anno o due - e probabilmente hanno ragione, anche per l’assenza di alternative praticabili. Tuttavia per rendere verosimile tale prospettiva occorre risolvere alcuni nodi.
Non c’è dubbio che Giorgia Meloni abbia stabilito una leadership sul resto del destra-centro. C’è chi parla di egemonia, ma forse è presto per esserne sicuri. Certo, colpisce la condizione dell’uomo che un’egemonia l’ha esercitata sul serio, Berlusconi, oggi ridotto a lamentarsi per le telefonate della premier che non arrivano “quasi mai”. Più che rabbia repressa, la sua sembra rassegnazione, da cui discende il dissenso della fedele Licia Ronzulli sui medici No Vax. Troppo poco per immaginare chissà quali colpi d’ala, per cui innanzi tutto servono i voti.


Più interessante è il caso Salvini. Come spesso capita in politica, il capo leghista è entrato in quel genere di labirinto per cui quasi tutto quello che fa o dice gli si ritorce contro sotto forma di ironie o alzate di spalle, senza produrre l’aumento del consenso di cui pure avrebbe necessità (è fermo intorno all’8 per cento). Salvini ama parlare come se fosse al bar, in quello che suppone essere il linguaggio del popolo. Ma da un ministro in carica ci si attende qualcosa di più. Invece le dichiarazioni si moltiplicano, giorno dopo giorno, senza mai cancellare l’impressione del declino. L’ultima, come è noto, è l’uscita sui ragazzi morti in auto ad Alessandria: “Non basta la prevenzione se si va in sette in macchina”. Ora, tutti si sono affrettati a ricordare che l’auto della tragedia era appunto omologata per sette persone. Ma il punto non è questo, è il diluvio di parole confuse e approssimative, fatte per inseguire in qualche modo l’opinione pubblica.

In altre parole, se Berlusconi attende una telefonata che non arriva, Salvini è nostalgico della popolarità perduta e destinata a non tornare. Poco più di tre anni fa era lui al posto della Meloni come punto di riferimento della destra. Oggi arranca, nonostante che sia stato privilegiato dalla partner vittoriosa nella distribuzione del potere ministeriale. Può durare a lungo la strana situazione in cui il capo leghista per sopravvivere deve accettare un posto da gregario? In teoria, sì. Ma il clima politico nella Lega sta cambiando, come dimostrano diversi segnali. Persino la triste cerimonia di addio a Maroni ha trasmesso l’impressione, impalpabile ma realistica, che esista un’altra Lega. Una comunità in crisi, non c’è dubbio, e tuttavia desiderosa di ritrovare le sue antiche radici settentrionali, ormai sconnesse dalla parabola salviniana votata a un inconcludente nazionalismo. Luca Zaia, ad esempio, presidente del Veneto, si è costruito un’immagine positiva di buon amministratore, legato alla sua terra. Il suo ultimo libro (I pessimisti non fanno fortuna, Marsilio) sta avendo successo perché va dritto al punto, senza enfasi. Zaia e con lui Fedriga in Friuli Venezia-Giulia sono ormai gli anti Salvini, benché siano attenti a non darlo a vedere. Ma le elezioni in Lombardia si avvicinano. Per il cosiddetto “capitano” il passaggio è cruciale. Se dovesse vincere con Fontana, le sue difficoltà verrebbero alleviate, ma non per molto. Se dovesse perdere per mano di Letizia Moratti, uscirà di scena nel giro di qualche mese. Per il governo sarebbe un rischio, è ovvio, ma potrebbe derivarne una maggiore stabilità. Con la Lega di nuovo nordista.