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Qatargate, qual è la vera parte lesa

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Gli effetti degli scandali legati alla corruzione colpiscono anche chi a sinistra lavora davvero per abbattere le diseguaglianze. Ma i tempi di Berlinguer ormai sono lontani
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Prima zaini, poi sacchi di banconote nelle valigie. No, non è mai un buon segno reagire con "il Parlamento è sotto attacco" o il Partito, la sinistra, la democrazia o "l'organizzazione è sotto attacco" quando l'offensiva, se di ciò si tratta, è autogenerata da comportamenti gravi dall'interno di queste entità. L'arroccamento contro il nemico esterno sollecita la conservazione di tutto, incluse le cause che hanno generato il degrado stesso e non aiutano la doverosa riflessione sul perché è potuto accadere.


Abbiamo visto come l'attività corruttiva degli Stati canaglia prevede una copertura ideologica, fatta di voti, di dichiarazioni, di mail, di omissioni. Anche senza scambi di denaro, …

Prima zaini, poi sacchi di banconote nelle valigie. No, non è mai un buon segno reagire con "il Parlamento è sotto attacco" o il Partito, la sinistra, la democrazia o "l'organizzazione è sotto attacco" quando l'offensiva, se di ciò si tratta, è autogenerata da comportamenti gravi dall'interno di queste entità. L'arroccamento contro il nemico esterno sollecita la conservazione di tutto, incluse le cause che hanno generato il degrado stesso e non aiutano la doverosa riflessione sul perché è potuto accadere.


Abbiamo visto come l'attività corruttiva degli Stati canaglia prevede una copertura ideologica, fatta di voti, di dichiarazioni, di mail, di omissioni. Anche senza scambi di denaro, qualsiasi sostegno alle dittature è inaccettabile. Se voti contro le armi all'Ucraina, il riconoscimento della Russia come governo che sostiene il terrorismo e ti dimostri comprensivo per gli avanzamenti delle riforme(?) in Qatar. Dovrebbe essere sufficiente per l'espulsione da qualsiasi partito. Anche da iscritto.


Mi auguro che si chiariscano tutte le posizioni. Non solo perché credo nel garantismo dell'imputato (e anche del condannato) ma per molti motivi in più.
Perché chi lotta da anni e non accarezza i diritti e le povertà per arricchirsi, esiste davvero. I media gli fabbricano accanto leaderini/e mai visti nelle lotte, carichi di retorica, irriducibili nei principi e poi li sommergono di fango che delegittima l'attivismo vero.
Leggete il rapporto Censis, guardate non solo le diseguaglianze ma anche gli eccessi considerati sempre più insopportabili per gli italiani. C'è un rapporto malato della politica e talvolta del sociale con il denaro, con il potere.


È tutto un circo che presto insegnerà a tollerare il tradimento degli ultimi, di chi non ha parola, delle vittime dei regimi autoritari e soprattutto di chi lotta davvero. Consente all'egoismo dell'italiano medio di avere una scusa in più per farsi "gli affari propri" e diffondere diffidenza attorno a chi non ha mai smesso lottare. Di chi si occupa degli anziani e dei minori abbandonati, di un pasto caldo a chi vive per strada, di chi ha perso tutto e delle fragilità che in questo mondo sono ancora una condanna all'abbandono o alla morte. Di chi lotta per la libertà in Paesi dove c'è la galera o la morte per queste battaglie. Papa Francesco dice che il sindacato deve essere espressione del profilo profetico della società. Il sindacato nasce e rinasce tutte le volte che dà voce a chi non ce l'ha, denuncia il povero "venduto per un paio di sandali" (cfr Amos 2,6), smaschera i potenti che calpestano i diritti dei lavoratori più fragili, difende la causa dello straniero, degli ultimi, degli "scarti". Ci sono tantissimi sindacalisti in Italia, in Europa e nel mondo fedeli a questa vocazione.


Per questo non basta, non basta davvero il "siamo parte lesa". Perché la questione morale è trasversale e profonda. Come dice Pierluigi Castagnetti: dirigere un partito significa essere responsabili "della formazione, della selezione e della vigilanza della qualità umana del personale politico. Nella ricerca delle virtù e non della fedeltà".
Questa vigilanza deve valere sempre. Si è responsabili quando si firmano le candidature, si indicano le nomine nei cda, si sostengono incarichi, dalle istituzioni, alla Rai, alle partecipate.
Fu Panzeri (nonostante il passaggio ad Art.1) a rifiutare il quarto mandato in Parlamento Ue a lui richiesto dai vertici del Pd nel 2019 e nonostante lo Statuto ne prevederebbe massimo 3.


La questione morale di cui parlava Berlinguer non parlava solo di mazzette ma di "occupazione del potere di clientele, di programmi vaghi, di scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, sentimenti e passione civile zero". Sono quelli che quando denunci le clientele che hanno messo in piedi la buttano sulla critica al capitalismo rapace. Sì rapace, appunto.


La diversità, la superiorità morale sono ammaccate da tempo. L'evocazione fa tenerezza e rappresenta semmai un'aggravante, il sostegno al consolidamento del "siete tutti uguali" che non scalfisce i corrotti e gli ammalati di potere ma rende ancora più duro il lavoro quotidiano di chi lotta davvero per la ricostruzione civile del Paese. Quella è la vera parte lesa e soprattutto irreparabilmente delusa.