✕

L'alleanza tra natura e clima

Ascolta l'audio

Ci aspettano delle sfide enormi ma bisogna investire nell'ambiente
3 minuti di lettura

Le sfide enormi che oggi affliggono il mondo — dal Covid al cambiamento climatico — hanno evidenziato le interdipendenze tra le persone, il pianeta e l’economia. Mentre tracciamo un percorso per rilanciare la crescita globale e per promuovere uno sviluppo verde, resiliente e inclusivo, non dobbiamo ignorare queste interconnessioni. La natura — ovvero la biodiversità — è centrale in questo sforzo, specialmente nei paesi in via di sviluppo, dove i poveri delle zone rurali tendono a fare molto affidamento sulle attività legate allo sfruttamento della natura e sono i più vulnerabili agli effetti della sua devastazione.
A conclusione della Cop15, il vertice delle Nazioni Unite sulla biodiversità che si è svolto a Montreal, dobbiamo riaffermare la necessità di investire nella natura, di pari passo con l’azione per il clima. Dopo tutto, metà del Pil mondiale è generato da settori produttivi che…

Le sfide enormi che oggi affliggono il mondo — dal Covid al cambiamento climatico — hanno evidenziato le interdipendenze tra le persone, il pianeta e l’economia. Mentre tracciamo un percorso per rilanciare la crescita globale e per promuovere uno sviluppo verde, resiliente e inclusivo, non dobbiamo ignorare queste interconnessioni. La natura — ovvero la biodiversità — è centrale in questo sforzo, specialmente nei paesi in via di sviluppo, dove i poveri delle zone rurali tendono a fare molto affidamento sulle attività legate allo sfruttamento della natura e sono i più vulnerabili agli effetti della sua devastazione.
A conclusione della Cop15, il vertice delle Nazioni Unite sulla biodiversità che si è svolto a Montreal, dobbiamo riaffermare la necessità di investire nella natura, di pari passo con l’azione per il clima. Dopo tutto, metà del Pil mondiale è generato da settori produttivi che sono moderatamente o fortemente dipendenti dagli ecosistemi, e due terzi delle colture alimentari dipendono almeno in parte dall’impollinazione animale.


Ma queste risorse naturali vitali sono sempre più compromesse. Quasi un milione di specie di piante e animali sono a rischio d’estinzione, e il 60-70% degli ecosistemi mondiali si stanno degradando più velocemente della loro possibilità di rigenerarsi. Secondo le stime della Banca mondiale, i paesi a basso reddito potrebbero perdere circa il 10% del loro Pil annuo entro il 2030, anche se il collasso dell’ecosistema fosse limitato a pochi ambiti, come l’impollinazione spontanea, gli alimenti della pesca marittima ed il legname delle foreste native.
La perdita di natura è anche strettamente collegata al cambiamento climatico. Ora sappiamo che le due crisi si rafforzano a vicenda, con implicazioni potenzialmente disastrose per la salute degli ecosistemi a livello globale. Per combattere il cambiamento climatico, abbiamo bisogno di foreste forti e vibranti e di oceani sani per assorbire l’anidride carbonica; ma il cambiamento climatico stesso sta mettendo a repentaglio questi sistemi.
La preservazione della biodiversità e degli ecosistemi costituisce la chiave per sbloccare opportunità economiche che possono aiutare le comunità a prosperare. Le stime mostrano che l’adozione di modi più sostenibili di produrre cibo, costruire città e infrastrutture, e generare energia potrebbe portare a 10.1 trilioni di dollari all’anno in nuove opportunità di business, creando 395 milioni di posti di lavoro entro il 2030. L’economia oceanica da sola ha il potenziale per raddoppiare (a 3 trilioni di dollari) entro il 2030.


Ma per affrontare sia la perdita di biodiversità che la crisi climatica, gli obiettivi climatici e naturali devono coordinarsi meglio. Tutto ciò sottolinea la necessità di un approccio globale dell’economia, che coinvolga i governi centrali, i ministeri delle finanze e settoriali, ed altri per sostenere le riforme che affrontano i fallimenti del mercato, delle politiche e delle istituzioni. In caso contrario, incentivi politici disallineati continueranno ad imporre un prezzo negativo alla natura. Allo stato attuale, i governi stanno spendendo almeno 800 miliardi di dollari all’anno in sussidi (per combustibili fossili, agricoltura e così via) che sono potenzialmente dannosi per l’ambiente naturale.
Alla Cop15 i paesi hanno raggiunto un accordo per la biodiversità che potrebbe stimolare il cambiamento globale necessario. Costituito da un’ampia gamma di obiettivi ambiziosi, affronterà le tre crisi ambientali dovute a perdita di natura, cambiamenti climatici e inquinamento, contribuendo anche ad alleviare la povertà. Ma garantirne l’efficacia richiederà di colmare lacune di conoscenza e metodologia e l’impiego di nuovi strumenti per integrare diversi settori e quantificare i benefici dell’azione. Dobbiamo anche fare di più per colmare il deficit di finanziamenti per la biodiversità, che si stima raggiungerà i 700 miliardi di dollari all’anno nel prossimo decennio. È particolarmente importante trovare maggiori e migliori finanziamenti privati. Dobbiamo adottare un approccio olistico che coinvolga sia la greening finance (indirizzando i flussi finanziari da progetti dannosi a quelli positivi per la natura) sia il financing green (mobilitando investimenti nell’uso sostenibile delle risorse).


Per questo la Banca mondiale sostiene i paesi più poveri nell’elaborazione di un processo decisionale integrato su natura, clima e sviluppo. Stiamo avviando progetti che investono direttamente nella conservazione delle specie e degli habitat naturali, e che sostengono le fonti di sostentamento dipendenti dal capitale naturale come foreste, pesca e agricoltura.
In qualità di maggiore finanziatore multilaterale della biodiversità, la Banca mondiale offre una gamma di servizi e strumenti finanziari per promuovere gli investimenti verdi. Ad esempio, con il sostegno della Banca, le Seychelles hanno lanciato i loro primi titoli sovrani blu (che sostengono progetti marini e di pesca sostenibili). La Banca ha inoltre introdotto il “Rhino Bond” da 150 milioni di dollari, uno strumento finanziario unico nel suo genere, che canalizza gli investimenti del settore privato per proteggere i rinoceronti neri in Sudafrica. Problue, un fondo fiduciario sostenuto da 14 donatori, dal 2018 ha fornito quasi 100 milioni di dollari in sovvenzioni, contribuendo a sbloccare 4 miliardi di dollari in finanziamenti bancari per progetti dall’Africa occidentale all’Asia orientale.
Dati i forti legami tra povertà, cambiamento climatico e biodiversità, prevenire ulteriori perdite di natura non è solo la cosa giusta da fare; risponde anche ad una logica corretta dal punto di vista economico e dello sviluppo. Dobbiamo continuare a espandere gli investimenti nella protezione della natura e in una produzione più sostenibile. Il futuro dello sviluppo dipende da questo.

L’autrice dirige il dipartimento Politiche di sviluppo e partnership della Banca mondiale
© Project Syndicate, 2022