Manovra, una legge frettolosa all'ombra dei No Tax
di Carlo Cottarelli , di Carlo CottarelliLa manovra inclusa nella legge di bilancio è ormai di fatto completata. Andrà presto in aula alla Camera e poi raggiungerà il Senato dopo Natale, blindata dal voto di fiducia. I giochi sono fatti e sollevano due ordini di commenti, i primi relativi al metodo con cui è stata approvata la legge di bilancio, i secondi alla sostanza della legge stessa.
Sul metodo, è chiaro che il processo parlamentare seguito per l'approvazione della legge di bilancio è stato, a dir poco, anomalo. Con le elezioni a fine settembre, la legge è stata presentata in Parlamento con grande ritardo rispetto alle scadenze previste: doveva arrivare alle Camere entro il 20 ottobre, è arrivata più di un mese dopo.
Inevitabilmente, la discussione è stata affrettata, con ripetute lamentele da parte dell'opposizione, e in parte dalla stessa maggioranza, per lo scarso tempo a disposizione, con numerose revisioni apportate, anche per err…
La manovra inclusa nella legge di bilancio è ormai di fatto completata. Andrà presto in aula alla Camera e poi raggiungerà il Senato dopo Natale, blindata dal voto di fiducia. I giochi sono fatti e sollevano due ordini di commenti, i primi relativi al metodo con cui è stata approvata la legge di bilancio, i secondi alla sostanza della legge stessa.
Sul metodo, è chiaro che il processo parlamentare seguito per l'approvazione della legge di bilancio è stato, a dir poco, anomalo. Con le elezioni a fine settembre, la legge è stata presentata in Parlamento con grande ritardo rispetto alle scadenze previste: doveva arrivare alle Camere entro il 20 ottobre, è arrivata più di un mese dopo.
Inevitabilmente, la discussione è stata affrettata, con ripetute lamentele da parte dell'opposizione, e in parte dalla stessa maggioranza, per lo scarso tempo a disposizione, con numerose revisioni apportate, anche per errori materiali fatti nel processo di presentazione degli emendamenti, e con discussioni che si sono estese nel corso della notte. Non mi meraviglierei se la versione finale della legge contenesse, diciamo, qualche imperfezione.
Si poteva fare altrimenti? Nel mio intervento al Senato in occasione della presentazione della Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, quasi un mese e mezzo fa, ho osservato che in un anno in cui il governo è stato formato a metà ottobre, non sarebbe stato uno scandalo se, annunciandolo fin dall'inizio, si fosse deciso di andare a esercizio provvisorio per evitare proprio un processo di approvazione del bilancio troppo affrettato.
L'esercizio provvisorio comporta che la spesa pubblica in ogni mese sia pari a un dodicesimo di quella dell'anno precedente. Certo non è una buona pratica. Fino alla fine degli anni '80, il ricorso all'esercizio provvisorio era diventato troppo frequente e rivelava una cronica incapacità di rispettare i termini fissati dalla legge. Ma un conto è ricorrere a questa pratica senza motivo; un altro è ricorrervi quando ci sono elezioni in autunno e per un periodo breve (diciamo un paio di settimane). Del resto, se l'esercizio provvisorio non si usa in questi casi, quando mai lo si dovrebbe usare?
Portogallo e Germania sono casi di approvazione ritardata del bilancio dovuta al calendario elettorale, senza che questo abbia penalizzato la loro credibilità. Certo, l'opposizione avrebbe dovuto impegnarsi a non attaccare il governo su questo punto e il mio intervento in Senato, per quanto avanzato a livello personale, era un passo in quella direzione. Ma governo e maggioranza non l'hanno voluto cogliere, con i risultati che ora vediamo.
Sulla sostanza, la legge di bilancio esce dal processo parlamentare non troppo cambiata rispetto a come era entrata. Il governo ha fatto marcia indietro su alcune cose, e ha fatto bene: tra cui forse la più significativa a livello di immagine riguarda l'obbligo del Pos, la cui abolizione per certe operazioni aveva sollevato serie obiezioni anche a livello europeo. Ma l'impianto generale resta lo stesso.
È una legge di bilancio piuttosto stretta dal punto di vista macroeconomico, anche se, occorre riconoscerlo, il quadro complessivo di bilancio (obiettivi di deficit e debito) era stato approvato anche da buona parte delle opposizioni.
Viste le poche risorse disponibili sarebbe allora stato opportuno concentrarle in pochi settori chiave, in primis sanità e pubblica istruzione, che invece sono state fortemente penalizzate con uno stanziamento ben al di sotto di quanto sarebbe stato necessario per coprire i maggiori costi dovuti all'inflazione.
Forse interventi più mirati sarebbero stati preferibili in campo energetico. Forse si potevano evitare misure di piccolo importo ma che, nel complesso, potevano fruttare risparmi rilevanti.
Senz'altro si potevano evitare operazioni di condono che, come bollinato ufficialmente dalla Ragioneria Generale dello Stato, costeranno più di un miliardo nel 2023 (il primo condono che costa soldi invece di fruttarne), oltre che scoraggiare chi le tasse le ha pagate regolarmente.
Tenendo conto del tetto all'uso del contante, e dei tentati provvedimenti su Pos e scudo penale, l'impressione generale è quella di una strizzatina d'occhio all'evasione.
Detto questo, i veri giochi si faranno in futuro e riguarderanno soprattutto due aree: l'implementazione del Pnrr, senza ritardi, e la riforma fiscale la cui legge delega dovrebbe essere presentata in Parlamento prossimamente, forse (si dice) già a febbraio. Quello sarà il primo vero banco di prova per il governo per segnalare dove vuole portare questo Paese, senza più scusanti (o scuse) dovute alla mancanza di tempo.
L'autore è senatore indipendente del gruppo Pd