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Ucraina, Zelensky a Washington per la sfida della libertà

Il simbolico viaggio del presidente ucraino ha rianimato la resistenza dei connazionali, ispirando chi, in Occidente, Russia, Cina, Iran non si rassegna alla violenza delle dittature
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"Noi resistiamo, ci battiamo e vinceremo perché siamo uniti: Ucraina, America, l'intero mondo libero", ha assicurato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, parlando al Congresso degli Stati Uniti. E il presidente Joe Biden gli ha risposto: "Noi saremo al vostro fianco fino all'ultimo. Le vostre azioni e i vostri risultati non contano solo per l'Ucraina, ma per il mondo tutto". Nella quarta notte della festa ebraica di Hanukà, Biden ha ricordato a Zelensky, di famiglia ebrea: "Insieme terremo accesa la fiamma della libertà e la sua luce prevarrà sulle tenebre".

Nella cinica stagione dell'odio via social media, quando la politica si svilisce in mazzette, bugie sui conti, calunnie agli avversari e, da destra a sinistra, negli Usa e in Europa, le democrazie si perdono fra corruzione, populismo, nazionalismi meschini, la missione di Zelensky a Washington ha schierato i figli e i nemici della libertà su opp…

"Noi resistiamo, ci battiamo e vinceremo perché siamo uniti: Ucraina, America, l'intero mondo libero", ha assicurato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, parlando al Congresso degli Stati Uniti. E il presidente Joe Biden gli ha risposto: "Noi saremo al vostro fianco fino all'ultimo. Le vostre azioni e i vostri risultati non contano solo per l'Ucraina, ma per il mondo tutto". Nella quarta notte della festa ebraica di Hanukà, Biden ha ricordato a Zelensky, di famiglia ebrea: "Insieme terremo accesa la fiamma della libertà e la sua luce prevarrà sulle tenebre".

Nella cinica stagione dell'odio via social media, quando la politica si svilisce in mazzette, bugie sui conti, calunnie agli avversari e, da destra a sinistra, negli Usa e in Europa, le democrazie si perdono fra corruzione, populismo, nazionalismi meschini, la missione di Zelensky a Washington ha schierato i figli e i nemici della libertà su opposti bastioni, senza terra di nessuno a coprire gli ignavi.

Nei giorni fra Hanukà e Natale, con il solstizio d'inverno a contrarre il buio, e l'intera Ucraina nel gelo, senza energia elettrica e telefoni, il simbolico viaggio di Zelensky ha rianimato la resistenza dei connazionali, ispirando chi, in Occidente, Russia, Cina, Iran non si rassegna alla violenza delle dittature.

Biden ha assicurato al governo di Kiev, sostenuto stavolta da democratici e repubblicani al Congresso, due miliardi di aiuti, con armi che includono il sistema di difesa aereo Patriot, pur non dando l'ok ad altre richieste, i carri armati Abrams per esempio.

Come con Churchill e De Gaulle, osservavano Washington Post e New York Times, ci sono, e ci saranno, frizioni fra gli alleati, perché di alleanza si tratta, non vassallaggio come tra il presidente russo Putin e i suoi scherani, vedi il bielorusso Lukashenko.

Al contrario, e la premier Giorgia Meloni sembrava cogliere questa eco parlando al corpo diplomatico, la lotta di liberazione e per l'indipendenza nazionale ucraina ha rimesso le coscienze davanti al dilemma della rivoluzione americana 1776 (Zelensky ha citato la battaglia di Saratoga), o della guerra civile spagnola 1936, decidere da che parte stare sui diritti.

I compromessi eterni dell'Unione Europea, gas e commerci, l'aver dimenticato come la sfida esistenziale delle ostilità, disimparando a interpretare quella che lo scrittore ucraino-sovietico Vasily Grossman chiama "brutale verità della guerra", si sono infranti per sempre il 24 febbraio 2022.

Quando l'offensiva del Cremlino, come nei giorni foschi di Berlino Est 1953, Budapest 1956 e Praga 1968, è arrivata a poche trincee a Kiev dall'abbattere la democrazia, quei valori lontani, celebrati negli anniversari di Normandia 1944 e dell'insurrezione italiana 1945, sono tornati destino di nuove generazioni.

Questa, è bene chiarirlo, resta la sola strada maestra verso il cessate fuoco, trattativa, negoziato, pace a venire. Ogni altra scorciatoia ipocrita, le false genealogie dello scontro in atto, smentite dal brillante saggio di Andrea Graziosi L'Ucraina e Putin (Laterza), ogni untuoso eguagliare i due contendenti offre pretesto a Putin di ostinarsi nella guerra senza quartiere, di cui millanta con i gerarchi, malgrado gli scacchi in campo.

Agli inizi della sedizione fondamentalista, i terroristi di Al Qaeda erano persuasi di avere un vantaggio strategico sull'Occidente: "noi siamo disposti a morire per le nostre idee, loro no". Anche Putin era certo che, pur di non rinunciare allo shopping e al cellulare, gli ucraini, come sudditi russi, avrebbero deposto le armi, accettando di tornare la provincia che Stalin affamò con l'Holodomor.

Il coraggio morale che il Congresso ha ascoltato il 21 dicembre dimostra che battersi per la libertà resta un dovere. La destra becera Usa, vedi il conduttore tv Carlson e Trump jr., disprezza Zelensky da "accattone in felpa", il futuro Speaker repubblicano della Camera McCarthy minaccia di "non dare più assegni in bianco" ma, divisa su tutto, l'America resta unita sull'Ucraina. Dovremo lavorare, anche nell'anno che arriva, perché al fronte Kiev-Washington non manchino voce e sostegno di Bruxelles, Roma e le altre capitali antiche Ue.

Instagram @gianniriotta