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Meloni spenga quella fiamma

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L'orgoglio della destra mai sopito per l'Msi rispolverato nei giorni dei 75 anni della promulgazione della Costituzione
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Lo hanno fatto apposta. Come rivincita della loro storia. Nel giorno in cui abbiamo celebrato i 75 anni della promulgazione della Costituzione, due figure ai vertici delle istituzioni parlamentari e di governo, il presidente del Senato La Russa e la sottosegretaria alla Difesa, senatrice Rauti, rispolverano il loro mai sopito orgoglio per la storia dell'Msi, partito che alla stesura di quella Costituzione ovviamente non partecipò e che venne considerato estraneo, infatti, all'arco costituzionale. Fatta la dovuta considerazione di rispetto per il ricordo dei padri, che entrambe omaggiano, il problema è politico, non sentimentale.


Nel silenzio del presidente del C…

Lo hanno fatto apposta. Come rivincita della loro storia. Nel giorno in cui abbiamo celebrato i 75 anni della promulgazione della Costituzione, due figure ai vertici delle istituzioni parlamentari e di governo, il presidente del Senato La Russa e la sottosegretaria alla Difesa, senatrice Rauti, rispolverano il loro mai sopito orgoglio per la storia dell'Msi, partito che alla stesura di quella Costituzione ovviamente non partecipò e che venne considerato estraneo, infatti, all'arco costituzionale. Fatta la dovuta considerazione di rispetto per il ricordo dei padri, che entrambe omaggiano, il problema è politico, non sentimentale.


Nel silenzio del presidente del Consiglio, Meloni, due figure di spicco, fondatori di FdI che oggi guida il governo, non hanno remore a ossequiare quel partito da cui discendono, quello fondato dai reduci della Repubblica sociale italiana, come Pino Romualdi, uno che nel 1943 aveva scritto "gli ebrei sono stati messi al loro posto. ... I puri sangui saranno messi in campi di concentramento, mentre i sangui misti saranno guardati e controllati molto da vicino dalle autorità di polizia" e da Giorgio Almirante, capomanipolo della Guardia Nazionale Repubblicana e poi capo di gabinetto del ministro della cultura popolare della Rsi, alleata infame dei criminali nazisti, complici delle peggiori nefandezze che la storia contemporanea italiana ricordi.


Poi, nella nostra generazione c'è stata Fiuggi, certo, e la svolta di Fini, che affermava nelle tesi finali: "La destra politica non è figlia del fascismo. I valori della destra preesistono al fascismo, lo hanno attraversato e ad esso sono sopravvissuti".


Poi c'è stata ai giorni nostri Giorgia Meloni e la sua visita al ghetto di Roma, sede del rastrellamento del 16 ottobre del 1943, nella quale occasione riconoscendo il carattere nazifascista della deportazione, il premier dichiarò: "È compito di tutti, a cominciare dalle più alte istituzioni, tramandarne il ricordo affinché in futuro non si ripetano mai più simili tragedie".


Per tramandare il ricordo, presidente Meloni, non bastano le lacrime al ghetto, e le sue pur degne parole, bisogna alzare la voce e dire che l'ossequio delle più alte cariche dello Stato ad un partito che fu fondato in continuità con il fascismo mussoliniano, non può stare insieme a chi vorrebbe dimostrare di essere diventato membro a tutti gli effetti della destra conservatrice europea. O si ha nostalgia, o si è nuovi completamente, delle due l'una. Intanto tolga quella fiamma dal simbolo del suo partito che di quella nostalgia è figlia.