La tempesta perfetta del Covid in Cina
di Guido Silvestri , di Guido SilvestriLa fine del 2022 sarà ricordata, nella storia del Covid, per la grande ondata di casi (e decessi) che sta colpendo la Cina continentale. Il Paese nel quale la pandemia è iniziata nel 2019 in circostanze che rimangono tuttora poco chiare, e nel quale la circolazione del virus è stata controllata per tre anni usando misure di contenimento a dir poco draconiane (basti pensare alle quarantene in solitudine dei bambini), sta ora attraversando una crisi sanitaria dai contorni difficili da inquadrare con precisione, ma che appaiono comunque molto problematici.
Alla base dell'ondata c'è la decisione di fermare le politiche Covid-zero, che Omicron aveva già spazzato via in Aust…
La fine del 2022 sarà ricordata, nella storia del Covid, per la grande ondata di casi (e decessi) che sta colpendo la Cina continentale. Il Paese nel quale la pandemia è iniziata nel 2019 in circostanze che rimangono tuttora poco chiare, e nel quale la circolazione del virus è stata controllata per tre anni usando misure di contenimento a dir poco draconiane (basti pensare alle quarantene in solitudine dei bambini), sta ora attraversando una crisi sanitaria dai contorni difficili da inquadrare con precisione, ma che appaiono comunque molto problematici.
Alla base dell'ondata c'è la decisione di fermare le politiche Covid-zero, che Omicron aveva già spazzato via in Australia, Nuova Zelanda, Vietnam, Taiwan, etc, tutti Paesi che avevano resistito alle ondate dovute alle varianti precedenti di Sars-CoV-2. Una decisione repentina, che segue a proteste crescenti da parte di una popolazione esasperata da anni di restrizioni tali da suscitare il paragone con i gulag staliniani, e che sancisce la fine definitiva dell'idea, folle e pericolosa, che si possa fermare questo virus eliminando a tempo indeterminato la socialità umana.
Purtroppo la situazione in Cina è complicata dalla scarsa immunità naturale, dovuta alla minima circolazione del virus nella popolazione, da una campagna vaccinale poco incisiva, con livelli bassi di "richiami" nei soggetti a rischio, e dall'uso di vaccini di efficacia minore di quelli a mRNA. A questa tempesta perfetta si aggiungono la ridotta disponibilità di farmaci antivirali e le carenze strutturali di un servizio sanitario in cui troppe risorse sono state dedicate alla prevenzione dei contagi e troppo poche alle vaccinazioni ed alla ricettività degli ospedali.
Un ulteriore problema deriva da una comunicazione dei dati da parte della Cina che sembra seguire criteri di gestione "interna" della crisi a scopo politico, piuttosto che dall'esigenza di informare correttamente la popolazione e gli altri Paesi. In questo senso sia l'Oms che le principali associazioni medico-scientifiche internazionali dovrebbero insistere nel chiedere al presidente Xi Jinping la pubblicazione tempestiva di informazioni complete, precise, ed affidabili sull'evoluzione di questa ondata di Covid all'interno dei confini nazionali cinesi.
Ma cosa fare adesso in Italia? Direi di partire dal fatto che nel nostro Paese, a differenza della Cina, la copertura immunitaria è alta, a seguito di una campagna vaccinale efficiente (anche come richiami periodici) e di una diffusa circolazione del virus. Ed infatti il recente calo dei contagi conferma la progressiva endemizzazione della pandemia. Anche da un punto di vista virologico non ci sono al momento ragioni di pensare che le "sottovarianti" di Omicron osservate in Cina abbiano caratteristiche diverse da quelle note (alta trasmissibilità ma ridotta patogenicità).
Per questo non ha senso farsi prendere dal panico ed invocare interventi, come lockdown, coprifuochi, chiusura delle scuole, etc, che hanno creato enormi disagi ai cittadini, soprattutto ai più poveri e giovani, a fronte di una efficacia molto modesta. Bisogna invece continuare a mantenere alte coperture vaccinali (ed io qui, seguendo i dettami del Cdc americano, continuo a raccomandare la vaccinazione periodica di tutta la popolazione sopra i sei mesi di età), ad usare in modo tempestivo gli antivirali, e ad espandere, quando necessario, la ricettività ospedaliera.
La direzione giusta per controllare la pandemia è sempre stata quella indicata dal progresso della scienza, rappresentato dai vaccini, in primis, ma anche da farmaci antivirali, anticorpi monoclonali, immuno-modulatori, e condotta attraverso la protezione dei soggetti più anziani e fragili ed il costante potenzialmento dei servizi sanitari. Nella speranza, spero non utopica, che col tempo si possano sempre più ridurre gli attacchi insensati che, negli Usa come in Italia, si levano contro la scienza proprio all'indomani di una delle sue più grandi conquiste.