La questione del presidenzialismo non è solo un rebus irrisolto da anni, una bandiera in cui sovente ha creduto poco anche chi l’agitava e un tema noioso per il grande pubblico. In questo esordio del 2023 rischia di trasformarsi in ciò che non è mai stata: l’occasione per un conflitto politico reale, nonché il nodo che stavolta dovrà essere sciolto in un senso o nell’altro. Il presidente della Repubblica non ne ha parlato in modo diretto nel messaggio di fine anno, tuttavia alcuni commentatori hanno visto un sottinteso nelle sue parole. Come dire: con un presidente tanto autorevole e capace di influenzare con discrezione gli atti del governo, o se si vuole con un istituto — l’attuale Quirinale — che offre garanzie a tutti, che bisogno c’è di infilarsi nel labirinto di una riforma così complessa e divisiva?
Qualcuno invece vede l’altro lato della questione. La necessità per Giorgia…
La questione del presidenzialismo non è solo un rebus irrisolto da anni, una bandiera in cui sovente ha creduto poco anche chi l’agitava e un tema noioso per il grande pubblico. In questo esordio del 2023 rischia di trasformarsi in ciò che non è mai stata: l’occasione per un conflitto politico reale, nonché il nodo che stavolta dovrà essere sciolto in un senso o nell’altro. Il presidente della Repubblica non ne ha parlato in modo diretto nel messaggio di fine anno, tuttavia alcuni commentatori hanno visto un sottinteso nelle sue parole. Come dire: con un presidente tanto autorevole e capace di influenzare con discrezione gli atti del governo, o se si vuole con un istituto — l’attuale Quirinale — che offre garanzie a tutti, che bisogno c’è di infilarsi nel labirinto di una riforma così complessa e divisiva?
Qualcuno invece vede l’altro lato della questione. La necessità per Giorgia Meloni di essere all’altezza delle aspettative, specie tra i suoi elettori, e di apparire come colei che sta lavorando a un domani migliore del presente. Si veda l’augurio di Capodanno via “social”. Non voleva costituire una risposta a Mattarella, ma appariva una volta di più come l’affermazione di una personalità che non ama troppo farsi omologare. In concreto ringrazia il capo dello Stato per “l’incoraggiamento”, ma poi si rivolge agli italiani e fa capire che si va avanti spediti. E poiché le risorse sono scarse, il presidenzialismo è di nuovo sul tavolo: economico nei costi (così sembra) e di grande effetto scenico. Soprattutto serve a rincuorare un certo mondo di destra che comincia a domandarsi se Giorgia al dunque non sia diventata troppo accondiscendente verso l’ “establishment”. Al tempo stesso il tema è utile a Fratelli d’Italia per bilanciare e contenere l’altra iniziativa di cui s’intravedono i contorni: l’autonomia regionale che piace alla Lega, ma forse solo a lei.
E infine il presidenzialismo accende tutti i campanelli d’allarme a sinistra. Se è facile percepire la diffidenza di Mattarella nei giorni in cui si celebra il 75esimo della Costituzione, c’è chi è molto esplicito al riguardo. Guido Bodrato, anziano esponente di quella che fu la sinistra democristiana, non si limita a difendere la Carta del 1948. Mette in guardia il centrosinistra rispetto al “cuore della strategia della Destra”. Se si limiteranno a dire:
“va bene, discutiamo purché si tratti di semi-presidenzialismo alla francese”, vorrà dire che sono già pronti a diventare una mera “variante della Destra”. Quindi chiusura totale. È facile obiettare che al tempo della Bicamerale presieduta da D’Alema fu proprio il semi-presidenzialismo il punto su cui stava per nascere l’intesa trasversale. Poi le cose andarono come andarono a causa di Berlusconi, ma il centrosinistra sembrava abbastanza convinto della riforma istituzionale. Oggi è tutto diverso per l’ovvia ragione che i fili del governo e della maggioranza parlamentare sono in mano a Giorgia Meloni e a FdI. Allo stato delle cose la riforma, qualsiasi riforma, accrescerebbe il potere della destra a scapito di una sinistra mai così debole.
Aspettiamoci allora un periodo di forti tensioni. Non solo il Pd sembra non lasciare spiragli, ma l’unica tattica in tema di presidenzialismo sembra essere gridare alla minaccia democratica. Il che avrebbe la conseguenza di spingere il partito di Letta e domani forse di Bonaccini ad abbracciare in modo sempre più stretto il M5S di Conte, che condivide l’opposizione a qualsiasi torsione presidenzialista. Un muro che farebbe argine con ogni probabilità anche ai mutamenti in campo giudiziario vagheggiati dal ministro Nordio. Dipenderà molto dalla rapidità con cui la Meloni vorrà procedere e da quali proposte deciderà di mettere sul tavolo per ottenere magari la non belligeranza della minoranza su qualche punto dell’agenda economica e sociale.