La reazione stizzita della portavoce del ministero degli Esteri cinese all’offerta di vaccini da parte della Ue e alle “pratiche inaccettabili” di alcuni Paesi europei, che testano i viaggiatori provenienti della Cina, è la conferma che il Covid è il vero tallone d’Achille di Xi Jinping: una sfida al suo potere assoluto su 1,4 miliardi di “sudditi”, sancito dal recente XX congresso del partito; ma anche alla sua ambizione di rappresentare una superpotenza mondiale, capace di tenere testa agli Stati Uniti sul piano economico e tecnologico, e perfino militare.
La comunicazione è sovente il terreno nel quale i regimi rivelano la loro vera natura e l’identità posticcia della loro pretesa democrazia. La rabbiosa veemenza con la quale la cinese Mao Ning ha affermato ieri che la situazione del Covid in Cina è “prevedibile e sotto controllo” è dello stesso stampo di quella di Maria Zakharova, la po…
La reazione stizzita della portavoce del ministero degli Esteri cinese all’offerta di vaccini da parte della Ue e alle “pratiche inaccettabili” di alcuni Paesi europei, che testano i viaggiatori provenienti della Cina, è la conferma che il Covid è il vero tallone d’Achille di Xi Jinping: una sfida al suo potere assoluto su 1,4 miliardi di “sudditi”, sancito dal recente XX congresso del partito; ma anche alla sua ambizione di rappresentare una superpotenza mondiale, capace di tenere testa agli Stati Uniti sul piano economico e tecnologico, e perfino militare.
La comunicazione è sovente il terreno nel quale i regimi rivelano la loro vera natura e l’identità posticcia della loro pretesa democrazia. La rabbiosa veemenza con la quale la cinese Mao Ning ha affermato ieri che la situazione del Covid in Cina è “prevedibile e sotto controllo” è dello stesso stampo di quella di Maria Zakharova, la portavoce del ministero degli Esteri russo, quando afferma a ogni piè sospinto che la colpa della guerra è dell’Ucraina e che Putin ha dovuto difendersi dalle minacce dell’Occidente. Le autocrazie si reggono sulle bugie, oltre che sul terrore.
Ed è un castello di bugie quello che ha costruito ieri nella sua conferenza stampa la signora Mao Ning. La prima è che la produzione di vaccini in Cina è sufficiente e che l’efficacia del Sinovac e del Sinopharm, i due vaccini autoctoni basati su tecniche tradizionali, è pari a quella dei vaccini mRNA, che in Cina sono introvabili. Uno studio di Lancet, pubbblicato recentemente a Singapore, indica invece che un soggetto che ha ricevuto tre dosi dei vaccini “made in China” ha 50 percento di probabilità in più di finire all’ospedale con seri problemi rispetto a chi si è invece sottoposto a tre vaccinazioni “occidentali”. Tanto è vero che i cinesi benestanti e con un livello culturale sufficiente per informarsi su pubblicazioni internazionali vanno a Macao per farsi iniettare i vaccini del tipo mRNA. Secondo informazioni raccolte dal Financial Times, l’ospedale della Macau University of Science and Technology ha esaurito la lista delle prenotazioni dalla Cina continentale da quando Xi Jinping ha ordinato il “liberi tutti” rinunciando alla politica dello “zero Covid”.
La “nomenklatura”, la classe dirigente politica e i ricchi, secondo fonti attendibili ha fatto scorte di vaccini all’estero per sè e per gli amici o clienti. Ma la svolta di Xi, dopo tre anni di lockdown e quarantene, ha avuto effetti devastanti, soprattutto nelle campagne. A differenza di quanto sostiene la propaganda ufficiale, secondo la quale, ha ribadito ieri la portavoce, il 90 percento della popolazione è “completamente vaccinata”, la quota dei protetti è molto bassa, soprattutto tra le fasce più esposte (appena il 40 percento dei “over 80” ha fatto tre dosi). Il combinato disposto con la scarsa efficacia dei vaccini locali fa sì che gli ospedali sono in piena emergenza, i servizi funebri non sono in grado di fronteggiare le richieste. E l’arrivo del Capodanno lunare, con almeno 300 milioni di persone che si metteranno in viaggio, potrebbe rendere la situazione ancora più critica.
La seconda falla nella narrativa ufficiale che la situazione è sotto controllo è la contrazione degli indici economici. La lunga serie di menzogne, la pretesa sconfitta del virus, le ispezioni negate all’Organizzazione mondiale della sanità, i dati assolutamente inverosimili sui contagi (se veri la Cina ne avrebbe avuti meno del Lussemburgo) e, infine, l’improvvisa rinuncia al dogma “zero Covid”, dopo le proteste popolari che neppure la severissima censura era riuscita a nascondere, hanno dato un colpo severo alla produttività della più grande “fabbrica del mondo”. L’indice Pmi, secondo i dati ufficiali diffusi a fine settimana, segnala una misura del 47 per l’attività manifatturiera e del 41,6 per quella dei servizi, entrambe ai livelli più bassi dall’inizio del 2020, quando la pandemia cominciò a manifestarsi a Wuhan. Molti esperti ritengono che l’improvvisa riapertura, con la sua ondata di contagi, finisca per avere un impatto negativo sull’economica peggiore di quello delle rigide chiusure praticate fino a ieri.
Ma c’è un altro problema con il quale Xi Jinping dovrà confrontarsi, dopo la brutale eliminazione di ogni avversario politico nel partito immortalata dalla forzata uscita di Hu Jintao al XX congresso in ottobre. È la frustrazione della cosidetta “Covid generation”, provata dalle restrizioni nello studio e nei movimenti interni, che hanno accentuato le diseguaglianze sociali tra le aree urbane e le campagne, tra le classi sociali più povere e quelle più abbienti. A novembre, dopo l’incendio in un condominio in stretto lockdown a Urumqi, la capitale dello Xinjiang, ci sono state almeno un centinaio di manifestazioni e di atti di resistenza alla polizia in 39 città della Cina, un fatto senza precedenti che ha fatto evocare la protesta degli studenti a Tiananmen nel 1989, repressa nel sangue.
Xi non rischia certo di perdere il suo potere assoluto per le bugie sul Covid. La grande maggioranza dei suoi 1,4 miliardi di “sudditi” sembra convinta della sua leadership. Ma lo scontento della “generazione Covid” (la Cina ha 291 milioni di studenti) prima o poi uscirà dalle catacombe in cui è confinato. Non a caso un sito web, che ha proposto una discussione attorno alla domanda se la pandemia ha “rubato la vostra gioventù”, ha ricevuto milioni di visualizzazioni.