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La delegittimazione della Bce

Il Ministro della Difesa Guido Crosetto  (ansa)

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Mettere in dubbio il ruolo della Banca centrale europea (Bce) significa senza troppi giri di parole delegittimarla. Si possono criticare le scelte o le strategie, ma chiedersi “se sia giusto lasciare a organismi indipendenti e che rispondono solo a se stessi la possibilità di incidere sulla vita dei cittadini e sull’economia, in modo superiore alla Commissione europea e soprattutto ai governi nazionali” significa non aver mai letto né lo Statuto della Banca centrale europea e nemmeno il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Le parole del ministro della Difesa, Guido Crosetto, non arrivano all’improvviso, ma si collocano da buone ultime nell’alveo di una lunga serie di dichiarazioni di esponenti di spicco del governo Meloni il cui trait d’union è stata la delegittimazione continua delle istituzioni finanziarie nazionali ed europee che hanno anche solo provato a mettere in dubbio la bontà delle scelte econom…

Mettere in dubbio il ruolo della Banca centrale europea (Bce) significa senza troppi giri di parole delegittimarla. Si possono criticare le scelte o le strategie, ma chiedersi “se sia giusto lasciare a organismi indipendenti e che rispondono solo a se stessi la possibilità di incidere sulla vita dei cittadini e sull’economia, in modo superiore alla Commissione europea e soprattutto ai governi nazionali” significa non aver mai letto né lo Statuto della Banca centrale europea e nemmeno il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Le parole del ministro della Difesa, Guido Crosetto, non arrivano all’improvviso, ma si collocano da buone ultime nell’alveo di una lunga serie di dichiarazioni di esponenti di spicco del governo Meloni il cui trait d’union è stata la delegittimazione continua delle istituzioni finanziarie nazionali ed europee che hanno anche solo provato a mettere in dubbio la bontà delle scelte economiche dell’esecutivo. Oppure che hanno osato prendere decisioni in qualche modo non gradite al governo. Da qui l’attacco frontale.
Avevano iniziato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, contro Banca d’Italia (“Esprime la visione della banche private da cui è partecipata”) colpevole di aver criticato la manovra nella parte in cui favorendo i contanti poteva alimentare l’evasione, e il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che, dopo l’intervento del suo collega, si era precipitato a invitare chi lavora a Banca d’Italia ad “estraniarsi dalla sua appartenenza politica e avere con terzietà una dialettica corretta col governo”.
I campioni di delegittimazione della Banca centrale europea sono invece Crosetto e Matteo Salvini. Il loro esordio risale a metà dicembre, nel giorno in cui la presidente Christine Lagarde ha portato i tassi della Bce al 2,5%, annunciando contemporaneamente la riduzione dei titoli di Stato in portafoglio a partire da marzo 2023 al ritmo di 15 miliardi al mese. “Non ho capito il regalo di Natale che la presidente Lagarde ha voluto fare all’Italia” ha tuonato allora Crosetto. Seguito a ruota da Salvini: “È incredibile, sconcertante e preoccupante che mentre c’è un governo che sta facendo di tutto per aumentare stipendi e pensioni e tagliare le tasse, la Bce, in un pomeriggio di metà dicembre, approvi una norma che brucia miliardi di euro di risparmi in Italia e in tutta Europa facendo schizzare lo spread”.
Innanzitutto il compito principale della Bce e delle banche centrali nazionali che insieme costituiscono il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) è come recita l’articolo 2 dello Statuto della Bce “la stabilità dei prezzi”, che si traduce principalmente nella lotta all’inflazione (ridurla significa salvare i risparmi, con buona pace di Salvini). E “Fatto salvo – sottolinea lo stesso articolo - l’obiettivo della stabilità dei prezzi, sostenere le politiche economiche generali dell’Unione”. Un lavoro che per non piegarlo a interessi particolari deve essere realizzato in completa autonomia. Tant’è che l’articolo 7 dello Statuto sancisce l’indipendenza della Bce e dice chiaramente che “le istituzioni e gli organi dell’UE nonché i governi degli Stati membri sono tenuti a rispettare tale principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della Bce”.

La politica interviene “solo” nell’elezione del comitato esecutivo della Bce, dove siedono come presidente Lagarde e tra i membri l’italiano Fabio Panetta: gli Stati della zona euro propongono i candidati, l’Eurogruppo li discute e infine il Consiglio europeo, composto da tutti i capi di Stato, consultato il Parlamento e il direttivo della Bce, lo nomina. Ed è difficile che tra questi ci possa essere un militante di partito di lungo corso, come forse vorrebbero Crosetto e Salvini, perché i candidati devono essere persone “di riconosciuta levatura ed esperienza professionale nel settore monetario e bancario”.
La critica, invece, alla Bce è lecita, ma non si può certo dire che la Bce sia ostile all’Italia. Si può discutere se il rialzo repentino e prolungato dei tassi, il cui esito associato al Quantitative Tightening sfavorisce i Paesi super indebitati, sia oggi il mezzo migliore per combattere l’inflazione. E forse non lo è. L’impennata dei prezzi è avvenuta soprattutto a causa dei rincari dell’energia e delle strozzature nelle catene di fornitura, due emergenze che stanno in parte rientrando. Perché allora alzare i tassi tanto violentemente e proseguire a lungo su questa strada per riportare l’inflazione il più presto possibile all’obiettivo del 2%? Sarebbe forse meglio impiegarci più tempo, convivendo con una inflazione tutto sommato sotto controllo, piuttosto che correre il rischio di far sprofondare intere economie in recessione, creando soprattutto nuova disoccupazione.