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La sindrome dell'assedio

Giorgia Meloni con Silvio Berlusconi 

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Le critiche del ministro Crosetto alla Banca Centrale europea, in un'intervista a questo giornale, toccano il punto dolente del rapporto tra Roma e l'Europa. Ma lo fanno con una ruvida sincerità che è stata notata a Francoforte e a Bruxelles. Certo non sono semplicemente "idee di un libero cittadino", dal momento che Crosetto è uno dei ministri più importanti del governo Meloni e anche perché la sua analisi è, in un certo senso, a tutto campo, spingendosi aldilà delle competenze proprie del responsabile della Difesa. Si avverte una grande inquietudine per l'incombere del debito pubblico, ma soprattutto per il risvolto politico che ne deriva: gestire quella massa sterminata può servire a rafforzare il legame con l'Unione, attraverso il corretto utilizzo dei fondi del Pnrr e qualche risultato nel rilancio dell'economia; oppure può diventare un'occasione per cogliere in fallo il governo itali…

Le critiche del ministro Crosetto alla Banca Centrale europea, in un'intervista a questo giornale, toccano il punto dolente del rapporto tra Roma e l'Europa. Ma lo fanno con una ruvida sincerità che è stata notata a Francoforte e a Bruxelles. Certo non sono semplicemente "idee di un libero cittadino", dal momento che Crosetto è uno dei ministri più importanti del governo Meloni e anche perché la sua analisi è, in un certo senso, a tutto campo, spingendosi aldilà delle competenze proprie del responsabile della Difesa. Si avverte una grande inquietudine per l'incombere del debito pubblico, ma soprattutto per il risvolto politico che ne deriva: gestire quella massa sterminata può servire a rafforzare il legame con l'Unione, attraverso il corretto utilizzo dei fondi del Pnrr e qualche risultato nel rilancio dell'economia; oppure può diventare un'occasione per cogliere in fallo il governo italiano, mettendone in luce le contraddizioni e qualche inevitabile ritardo. Gli interrogativi lanciati dal Financial Times, in merito alla possibilità che il governo non sia in grado di ripagare i suoi debiti, vanno proprio in questa direzione.


Sono piovute le smentite, s'intende. Ma le parole di Crosetto sono eloquenti al riguardo, perché lasciano intravedere in qualche misura la vecchia sindrome dell'assedio. Ossia il timore che, dietro i sorrisi di circostanza, alcuni ambienti europei non si fidino dell'Italia gestita dal centrodestra e non disdegnino l'occasione per farla inciampare. Si dirà che anche con il governo Draghi il debito pubblico gravava sulle finanze dello Stato. Ma il punto è proprio questo: in Draghi a Bruxelles avevano fiducia; nel nuovo governo voluto dal voto popolare del 25 settembre, bisogna ancora capire. E intanto i dubbi sono legittimi. Per cui si crea una pericolosa miscela che coinvolge da vicino la strategia europea di Giorgia Meloni, la quale si è sforzata fin qui di avere verso l'Unione un'attitudine più seria di quella dei vecchi "sovranisti" di vario colore.

Tale strategia prevede già una data: il 2024, probabilmente maggio, voto per rinnovare il Parlamento europeo. Il tradizionale euro-scetticismo dei nazionalisti, almeno quelli domestici, si è evoluto nella prospettiva di nuovi equilibri all'assemblea di Strasburgo. Come si è capito e non da oggi, a Roma si spera nell'asse tra Popolari e Conservatori (di cui Meloni è la leader) in luogo del tradizionale patto Socialisti-Popolari. Sotto questo aspetto lo scandalo del "Qatargate" sembra l'ideale per alimentare l'operazione, peraltro incoraggiata da un settore del partito che fu di Angela Merkel: vedi il capogruppo Manfred Weber. Non a caso la presidente del Consiglio ha di recente fatto una battuta sul "socialist job" a proposito della vicenda Qatar. Un modo per tenere accesa la brace sotto i piedi dei socialisti europei e quindi anche sotto il centrosinistra italiano, di cui è evidente la sofferenza di fronte allo scandalo.

Tuttavia il '24 è lontano. Per arrivarci senza essere estenuati dalla asperità del governo, i Fratelli d'Italia sanno di non poter commettere troppi errori. E hanno bisogno di temi in grado di tener viva l'attenzione del loro elettorato. Il presidenzialismo magari non approderà a nulla, certo non prima del 2024, ma serve allo scopo: anche per rallentare il disegno leghista dell'autonomia regionale. La riforma della giustizia di Nordio è una priorità, ma anche qui i tempi non saranno brevi. Idem per la riforma del fisco. Ed ecco irrompere il debito pubblico, un rebus in grado di far saltare tutti gli schemi politici. La faccenda può ancora essere gestita con saggezza, magari senza avviare una polemica con la Bce di cui non si vede l'utilità. Ma può diventare la prima scivolata di una maggioranza che ha bisogno di acque calme per arrivare al '24 e lì proporsi come partner privilegiato per il governo dell'Unione.