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G7 e Onu, è l'anno di Tokyo

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Il Giappone è presidente di turno dei Sette Grandi ed è entrato nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite
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Lontano e indecifrabile, geloso delle sue ritualità pubbliche e private, anche il Giappone è alle prese con un cambio di stagione inatteso. Dopo tre anni di rigoroso distanziamento, l'imperatore Naruhito si riaffaccia dal balcone del suo palazzo per augurare buon anno ai sudditi. Il pubblico è contingentato, il balcone isolato con una vetrata e la famiglia imperiale coperta da mascherine anti-Covid come tutti anche all'aperto. Eppure c'è del nuovo. È una miscela di disciplina e fiducia, la stessa che si respira fuori dal palazzo, a Ginza davanti alle vetrine scintillanti o nelle file di accesso ai templi di Miyajima o nella folla ordinata alle stazioni dello Shinkansen.

Lontano e indecifrabile, geloso delle sue ritualità pubbliche e private, anche il Giappone è alle prese con un cambio di stagione inatteso. Dopo tre anni di rigoroso distanziamento, l'imperatore Naruhito si riaffaccia dal balcone del suo palazzo per augurare buon anno ai sudditi. Il pubblico è contingentato, il balcone isolato con una vetrata e la famiglia imperiale coperta da mascherine anti-Covid come tutti anche all'aperto. Eppure c'è del nuovo. È una miscela di disciplina e fiducia, la stessa che si respira fuori dal palazzo, a Ginza davanti alle vetrine scintillanti o nelle file di accesso ai templi di Miyajima o nella folla ordinata alle stazioni dello Shinkansen.


A sei mesi dall'assassinio dell'ex primo ministro Shinzo Abe, il governo di Fumio Kishida non è esente da critiche e frizioni, ma la linea è chiara e determinata. Il partito liberal-democratico continua a far valere la lunghissima consuetudine di governo smentendo il postulato del potere che logora. Nell'ordine giapponese, realismo è sinonimo di pragmatismo e l'agenda planetaria, sconvolta anche in Oriente da pandemia e guerra, va affrontata con strumenti affinati, senza tirarsi indietro.


Con l'inizio dell'anno, il Giappone ha assunto la presidenza del G7 ed è entrato nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu come membro non permanente. A Tokyo sono pronti a dare massima sostanza ai due incarichi. In cima all'agenda c'è la guerra scatenata da Mosca contro l'Ucraina con le sue implicazioni. Non ci sono dubbi o esitazioni: la responsabilità è chiara, la risposta dei Sette Grandi deve essere la più ferma. Il risentimento nei confronti del Cremlino forse è alimentato anche da qualche malinteso iniziale, se è fondata la ricostruzione di alcuni analisti nipponici, secondo cui in vista dell'aggressione del 24 febbraio Mosca avrebbe in qualche modo sondato le possibili reazioni di Tokyo.


L'attacco di Putin, argomentano i giapponesi, è un'evidente violazione del diritto internazionale, un'inaccettabile, vergognosa minaccia al fondamento dell'ordine internazionale. È una sfida alla sicurezza nazionale del Giappone. Il timore che l'aggressione russa possa incoraggiare minacce della Corea del Nord ai vicini o alimentare le ambizioni della Cina su Taiwan è giustificato, sostiene senza giri di parole il ministro degli Esteri Yoshimasa Hayashi. L'intento è di consolidare l'unità del G7 nel garantire all'Ucraina appoggio finanziario, umanitario, militare, diplomatico e legale per tutto il tempo necessario, con lo sguardo già al vertice del Gruppo dei Sette che il Giappone presiederà a maggio a Hiroshima e al suo focus sulla minaccia nucleare, così significativo proprio in quella città.


Nel periplo delle capitali del G7 che effettuerà nei prossimi giorni (sarà a Roma il 10 gennaio per incontrare Giorgia Meloni), Kishida parlerà anche della strategia giapponese di sicurezza e difesa varata prima di Natale. Il pacifismo storico del Sol Levante oggi si coniuga con un consistente aumento delle risorse destinate a sicurezza e difesa, dell'ordine del 60% in cinque anni con l'obiettivo del 2% del Pil. Restano da definire le fonti di finanziamento, dato che l'ipotesi di maggiori tasse è controversa. L'ampio consenso sulla necessità di rafforzare la difesa nazionale è comunque una base solida per i prossimi passi.
L'attivismo giapponese per la sicurezza si coglie nell'attenzione crescente di Tokyo all'Indo-pacifico, a relazioni più strette con l'Australia anche nel quadro dell'Aukus con Regno Unito e Stati Uniti, all'auspicio di un raccordo con i Five Eyes (Usa, Canada, Uk, Australia e Nuova Zelanda), oltre che all'intesa con Roma e Londra, più che promettente per la tecnologia aeronautica (Leonardo), per lo sviluppo congiunto di un caccia di sesta generazione nel programma Tempest.


C'è di che per riconoscere la collaborazione tra Italia e Giappone come strategica. Non è un modo di dire, sarebbe la consacrazione di un rapporto privilegiato, come solo pochi altri Paesi vantano col Giappone, da rafforzare ulteriormente sul piano politico, industriale e scientifico. La diplomazia è al lavoro. Sarà la politica a verificare, già dagli incontri di Fushida a Roma, se i nostri interessi si possano promuovere al meglio, come tutto indica, con un dialogo più strutturato con un Paese lontano sulla carta, ma vicino, attento e amico per molte ragioni.