Ha fatto bene Repubblica a riportare in questi giorni le testimonianze di tante donne che subiscono ricatti sessuali sul lavoro nel mondo dello spettacolo. Bisogna dare loro voce, diventare il loro megafono nella difesa del diritto di essere libere cittadine e non prede. È di estrema importanza parlarne, creare quel clima di condanna sociale forte e chiara che può mettere all'angolo gli uomini che usano e abusano le donne come se fossero una loro proprietà. Uomini che pensano di poter soddisfare il proprio desiderio attraverso meccanismi predatori, senza il consenso della donna o servendosi del ricatto. O che hanno bisogno di dimostrare il loro potere per ottenere prestazioni sessuali in cambio di un lavoro, di una parte, di un contratto.
Ha fatto bene Repubblica a riportare in questi giorni le testimonianze di tante donne che subiscono ricatti sessuali sul lavoro nel mondo dello spettacolo. Bisogna dare loro voce, diventare il loro megafono nella difesa del diritto di essere libere cittadine e non prede. È di estrema importanza parlarne, creare quel clima di condanna sociale forte e chiara che può mettere all'angolo gli uomini che usano e abusano le donne come se fossero una loro proprietà. Uomini che pensano di poter soddisfare il proprio desiderio attraverso meccanismi predatori, senza il consenso della donna o servendosi del ricatto. O che hanno bisogno di dimostrare il loro potere per ottenere prestazioni sessuali in cambio di un lavoro, di una parte, di un contratto.
Ma voi, uomini predatori non vi vergognate neanche un po'? Non vi interrogate mai? Non vi chiedete mai: "E se succedesse a mia figlia? A mia madre? A mia sorella? Alla mia compagna?" Neanche questo pensiero riesce a fermarvi?
Le molestie sessuali sul lavoro sono una piaga della nostra società, condizionano la vita privata e lavorativa di moltissime donne. Assumono spesso la forma più terribile e asimmetrica, quella del ricatto sessuale.
Più di un milione di donne le ha sperimentate sulla sua pelle, secondo l'Istat. E subiscono più le disoccupate che le occupate, perché più vulnerabili; più le indipendenti che le dipendenti, probabilmente perché vendono prodotti e servizi a grandi acquirenti, più frequentemente maschi, che possono approfittarsene. Vengono ricattate più le impiegate e le dirigenti che le operaie, perché sono donne più coinvolte in percorsi di carriera, e quindi devono sottoporsi al giudizio di superiori, e di solito i superiori sono uomini.
Il dato terribile è questo: solo nel 20% dei casi che donne ne parlano con qualcuno, di solito colleghi. Solo lo 0,7% denuncia. Meno che nel caso di violenze da partner. D'altra parte chi mai sarebbe disponibile a testimoniare? Chi si esporrebbe alle ritorsioni del capo? Da chi verrebbero credute?
È un sistema di potere che per prime le donne devono abbattere, con tutti gli uomini che lo rigettano.
Sono d'accordo con quello che le 124 donne dello spettacolo scrissero nel 2018: "Noi siamo quelle che adesso hanno la forza per smascherare e ribaltare il sistema. Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo molestatore. Noi contestiamo l'intero sistema".
È difficile, e molto, denunciare. Perché le donne sono sotto ricatto. Perché hanno paura del dopo. Chi dice di no, non ha più la parte, non ha più il lavoro. Chi dice no rimane sola.
A differenza degli Stati Uniti, dove le denunce sono fioccate e hanno seppellito il predatore Weinstein e lo hanno messo in carcere, in Italia ciò non è avvenuto. Ma le condizioni qui sono molto diverse.
L'ambiente è più piccolo, anche in termini di star system, le relazioni contano di più, le donne ai vertici sono poche. È molto, molto più complicato. Bisogna essere vere guerriere per combattere, sole contro tutti. Chi crederà alle guerriere? I tribunali dove spesso non si crede neanche alle donne violentate dai mariti?
È difficile, ma succederà. E prima o poi la grande reazione delle donne arriverà, scatterà la scintilla e servirà a battere i residui di questa cultura millenaria difficile da estirpare, che agisce contro dignità e libertà delle persone e macchia la nostra democrazia.
Si è detto che il Me Too ha esagerato. No, è esagerata la privazione di rispetto e dei diritti a milioni di donne in Italia e nel mondo. Soltanto perseguendo, senza indulgenza alcuna, ogni e ciascuna violazione dei diritti della maggioranza della popolazione, delle donne, si romperà questo sistema di potere maschilista. Solo creando una grande catena di solidarietà nella società anche con i media. Ognuno deve fare la sua parte.
Forse a voi uomini predatori converrà smettere prima. Perché, ne sono sicura, presto la forza delle donne verrà fuori tutta insieme. E voi farete la fine di Weinstein. Come è giusto che sia.
L'intervento dell'autrice è a carattere personale