Messina Denaro e quella borghesia alleata dei clan: chi legittima davvero la mafia
di Isaia Sales , di Isaia SalesLa cattura dell'ultimo grande latitante di Cosa nostra ci pone di fronte a due constatazioni del tutto contraddittorie: da un lato l'eccezionale qualità di alcuni apparati investigativi dello Stato italiano, dall'altro il fatto incontrovertibile che gli ultimi tre capi di Cosa nostra sono stati catturati dopo una lunghissima e ingiustificabile latitanza: 43 anni Bernardo Provenzano, 24 Salvatore Riina e 30 Matteo Messina Denaro.
Il nostro è un Paese in cui le Forze di sicurezza sono in grado di arrestare qualsiasi criminale, dimostrando che nessuno di loro è imprendibile, ma è lo stesso Paese in cui si può restare per tanti anni nascosti all'interno degli stessi territori in cui si continua ad esercitare il comando criminale e a tutelare i propri affari. Cosa ha reso così "invisibili" dei capi mafia latitanti? Dobbiamo dare forse ragione a José Saramago sul fatto che la cecità è contagiosa?
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La cattura dell'ultimo grande latitante di Cosa nostra ci pone di fronte a due constatazioni del tutto contraddittorie: da un lato l'eccezionale qualità di alcuni apparati investigativi dello Stato italiano, dall'altro il fatto incontrovertibile che gli ultimi tre capi di Cosa nostra sono stati catturati dopo una lunghissima e ingiustificabile latitanza: 43 anni Bernardo Provenzano, 24 Salvatore Riina e 30 Matteo Messina Denaro.
Il nostro è un Paese in cui le Forze di sicurezza sono in grado di arrestare qualsiasi criminale, dimostrando che nessuno di loro è imprendibile, ma è lo stesso Paese in cui si può restare per tanti anni nascosti all'interno degli stessi territori in cui si continua ad esercitare il comando criminale e a tutelare i propri affari. Cosa ha reso così "invisibili" dei capi mafia latitanti? Dobbiamo dare forse ragione a José Saramago sul fatto che la cecità è contagiosa?
Quello che colpisce di più del fenomeno mafioso è la sua continuità e riproducibilità in diverse epoche storiche, sotto diversi regimi politici e nonostante l'arresto o la morte di capi importanti.
Sono 162 anni che conviviamo con questa originale criminalità e non ne veniamo ancora a capo, nonostante la forte repressione degli ultimi anni. Come darci una ragionevole spiegazione di questo apparente inspiegabile successo storico delle mafie italiane?
Il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, durante la conferenza stampa ha usato un'espressione particolare: ha parlato di "un sostegno della borghesia mafiosa" alla latitanza di Messina Denaro. Il termine "borghesia mafiosa" si basa sull'assunto, teorizzato per primo da Mario Mineo e codificato poi da Umberto Santino, di un patto siglato dalla mafia con vari soggetti economici, politici, professionali e istituzionali per controllare appalti, decidere affari e assicurarsi voti alle elezioni.
Non basta, dunque, il consenso dei ceti popolari per spiegarci il successo storico delle mafie. I banditi e i briganti l'avevano (e forse anche di più) e finirono lo stesso male. Ai fini della trasformazione della violenza mafiosa in potere stabile e duraturo occorre, al contrario, il consenso permanente di una parte delle classi agiate e di una parte dei reggitori della cosa pubblica.
Infatti, ogni violenza per avere accesso al potere e alla ricchezza deve essere utile agli interessi delle classi dominanti (o di una loro parte) e non mettersi in contrasto con esse. Ha bisogno, cioè, della legittimazione da parte di chi il potere e la ricchezza già li possiedono.
Ecco perché la mafia rappresenta una particolare e originale forma di violenza nel corso della storia: diversamente da tutte le violenze che l'hanno preceduta essa non è solo predatoria ma reinveste nei circuiti economici legali quello che sottrae con la forza (e in alleanza con settori del mondo produttivo); essa non si manifesta in contrapposizione alle classi dirigenti, politiche ed economiche, ma stabilisce reciproche e proficue relazioni con esse. Sosteneva il magistrato Rocco Chinnici che mafia è "tragica, forsennata, crudele vocazione alla ricchezza".
È spiegabile il successo ultrasecolare delle mafie senza questa particolari caratteristiche? No, assolutamente no. Senza queste relazioni le mafie sarebbe semplici criminalità e perciò facilmente sconfiggibili come è avvenuto per ogni altra forma criminale nel corso della nostra storia.
Se la riproducibilità delle mafie è così alta, anche in contesti diversi e in presenza a volte di forti repressioni, ciò vuol dire che esse dimostrano di avere una certa affinità, una certa consustanzialità con le forme che il potere economico e politico hanno assunto in Italia.
La mafia, dunque, è criminalità che appartiene alla storia dei poteri incistati nella nostra società. E se, come ci ricorda Weber, "ogni potere cerca di suscitare e di coltivare la fede nella propria legittimità", i mafiosi trovano nelle relazioni sociali, politiche ed economiche la loro legittimazione. È la legittimazione dall'alto e non quella dal basso ad aver consentito la fortuna dei mafiosi.
Se si riuscissero a ricostruire tutte le relazioni di Messina Denaro con la borghesia mafiosa e a sanzionarle adeguatamente, si darebbe alla sua cattura il carattere di rottura delle basi del consenso storico della mafia.