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La Cina senza figli: come cambia lo scontro con l'Occidente

Pechino, Cina (ansa)
Solo lo sviluppo di tecnologie d’avanguardia può compensare la minor forza lavoro e la produttività di una popolazione che invecchia
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I dati sul declino demografico cinese sono emersi dalla nebbia demoscopica di Pechino con la forza di un evento che cambia la direzione della storia. In realtà, un rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato nei mesi scorsi, aveva già stimato un dimezzamento della popolazione entro il 2100. In una sola generazione, il ruolo demografico cinese sarà sostituito da quello indiano.

È comune ascoltare dagli intellettuali vicini al governo cinese una semplice formula su come funziona il mondo: voi europei pensate profondo, gli americani pensano largo, ma noi cinesi pensiamo lungo. Il problema della programmazione politica secolare è che anche gli errori tendono a essere duraturi.

La politica del figlio unico del 1980 è stata revocata nel 2016, ma ha avuto tempo di modificare le attitudini della popolazione. La confusa gestione della pandemia ha accentuato un atteggiamento senile che avvicina la popolazione cinese a quella giapponese, ma con un grado d…

I dati sul declino demografico cinese sono emersi dalla nebbia demoscopica di Pechino con la forza di un evento che cambia la direzione della storia. In realtà, un rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato nei mesi scorsi, aveva già stimato un dimezzamento della popolazione entro il 2100. In una sola generazione, il ruolo demografico cinese sarà sostituito da quello indiano.

È comune ascoltare dagli intellettuali vicini al governo cinese una semplice formula su come funziona il mondo: voi europei pensate profondo, gli americani pensano largo, ma noi cinesi pensiamo lungo. Il problema della programmazione politica secolare è che anche gli errori tendono a essere duraturi.

La politica del figlio unico del 1980 è stata revocata nel 2016, ma ha avuto tempo di modificare le attitudini della popolazione. La confusa gestione della pandemia ha accentuato un atteggiamento senile che avvicina la popolazione cinese a quella giapponese, ma con un grado di autorealizzazione economica ancora immaturo.

Durante il congresso del partito a ottobre, non una parola è stata detta sui rischi che si stanno manifestando: ci sono, si stima, 60 milioni di appartamenti vuoti o costruzioni interrotte che nascondono una perdita potenziale pari a un quarto del Pil cinese. Anche la politica di restrizione contro il Covid ha dovuto essere abbandonata di colpo, con implicazioni imponenti per il commercio e l'inflazione globali.

È facile capire per quali ragioni Xi Jinping abbia ribadito la priorità di sviluppare tecnologie d'avanguardia: solo così la Cina può compensare sia la minor forza lavoro, sia la produttività che una popolazione che invecchia faticherebbe altrimenti ad assicurare.

Proprio la competizione tecnologica è il cuore dello scontro tra Stati Uniti e Cina. Da anni le strategie di sicurezza della Casa Bianca indicano come priorità il rallentamento della rincorsa tecnologica cinese.

Le recenti restrizioni Usa sull'export di semiconduttori ad alto potenziale verso Pechino mirano a ritardare lo sviluppo della potenza concorrente fino a quando la demografia non ne fermerà la crescita. Le drammatiche tensioni militari attorno a Taiwan, primo produttore di super-chip, hanno lo stesso motivo.

In questo braccio di ferro è coinvolta l'Europa che per ragioni culturali e utilità commerciali non ama la visione americana di un mondo diviso in blocchi ostili. Le politiche di restrizione approvate dal Congresso nell'agosto 2022 hanno colpito a freddo gli europei, così come gli enormi sussidi alle produzioni nordamericane (Ira). Si tratta di violazioni del principio di non discriminazione su cui si è retta la globalizzazione. In tal modo si interpreta il mondo come un gioco a somma zero, in cui si guadagna solo a scapito degli altri.

Tra febbraio e marzo, due Consigli europei si occuperanno di definire la risposta europea allo scontro in atto. Su ispirazione francese, si fa strada l'idea di rispondere agli americani con le stesse armi: allentare i divieti agli aiuti di Stato, favorendo Berlino e Parigi nel sostegno alle loro industrie.

Il cancelliere Scholz ha aperto la porta all'istituzione di un fondo sovrano europeo che aiuterebbe tutti i Paesi finanziandone la politica industriale con debito comune. La presidente della Commissione ha parlato di ricorso limitato agli aiuti di Stato e di varo del fondo sovrano entro quest'anno, mentre con gli Usa si negozieranno deroghe a favore degli europei da applicare all'Ira: una strategia plausibile.

Poi sarà però compito degli europei pensare sia profondo, sia largo, sia lungo: convincere il presidente Biden che sarebbe suicida se l'alleanza transatlantica fosse vista solo come un'intesa militare. Assicurare l'intesa anche sull'economia, in una visione multilaterale che renda Europa e Usa attraenti anche per i Paesi terzi. Infine, partendo da emergenza climatica e regole per la tecnologia, offrire anche alla Cina una visione dei rapporti globali come un gioco a somma positiva.