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Come molti in questo periodo, tossisco. Da quando ne ho memoria, ho sempre tossito. La tosse non era esattamente una malattia. Come il raffreddore, era un fastidio. Nella stagione, più o meno lunga, più o meno ombrosa dell’adolescenza, la tosse era pure il sintomo di quella tara di salute che mi faceva sentire a tratti aristocratica, a tratti intellettuale, a tratti entrambi. La tosse, al pari della maglietta degli Iron Maiden, o di certi libri di filosofi francesi, era una forma di cosplay. Stagionale ripeto. Per l’estate c’erano altri espedienti in un paese di mare, il primo dei quali era rimanere pallidi. Questa mia, non solitaria, attitudine, ovviamente e forse anche giustamente, era oggetto di uno scherno bonario, di sfottò. Come tosse e raffreddore, l’influenza era qualcosa di altrettanto stagionale. Fino a un certo punto — mi riferisco alla metà degli anni Novanta — non si parlava, o non sentivo parlare, di vaccini…

Come molti in questo periodo, tossisco. Da quando ne ho memoria, ho sempre tossito. La tosse non era esattamente una malattia. Come il raffreddore, era un fastidio. Nella stagione, più o meno lunga, più o meno ombrosa dell’adolescenza, la tosse era pure il sintomo di quella tara di salute che mi faceva sentire a tratti aristocratica, a tratti intellettuale, a tratti entrambi. La tosse, al pari della maglietta degli Iron Maiden, o di certi libri di filosofi francesi, era una forma di cosplay. Stagionale ripeto. Per l’estate c’erano altri espedienti in un paese di mare, il primo dei quali era rimanere pallidi. Questa mia, non solitaria, attitudine, ovviamente e forse anche giustamente, era oggetto di uno scherno bonario, di sfottò. Come tosse e raffreddore, l’influenza era qualcosa di altrettanto stagionale. Fino a un certo punto — mi riferisco alla metà degli anni Novanta — non si parlava, o non sentivo parlare, di vaccini e la cura massima era la vitamina C.
Influenza, come ormai sappiamo o supponiamo, è un termine generico, una specie di iperonimo. Ne esistono diversi tipi, ciascuna con una sigla alfa numerica, qualcuno con un soprannome. Specificamente, a consultare le pagine dell’Istituto Superiore di Sanità, si legge che, dall’inizio della stagione di monitoraggio influenzale — che va dalla 42sima settimana 2022 e termina nella 17sima settimana del 2023 — di virus influenzali ne sono stati identificati 3.868. Si legge anche che il numero di tali sindromi (dette simil-influenzali) è sostenuto, oltre che dai virus influenzali, anche da altri virus respiratori, tra i quali il virus respiratorio sinciziale, nei bambini molto piccoli, e il SARS-CoV-2”.


Così, io che leggo le statistiche come gli oroscopi (e gli oroscopi come le statistiche), quando, la scorsa settimana, la mia tosse si è accentuata, ho pensato che la probabilità di aver preso di nuovo il Covid non fosse trascurabile. D’altronde, esistono e sono tra noi anche le cose di cui non si parla più e che non vediamo perché il loro ordine di grandezza o le loro emissioni di spettro non si accordano alle possibilità del dispositivo che chiamiamo occhio umano, anzi, che spesso usiamo senza nemmeno dargli un nome, tranne quando comincia a non funzionare come siamo abituati funzioni.
Sono andata in farmacia e ho fatto un tampone. Il tampone è risultato negativo e sono tornata a casa dove, seduta sul divano, turbata dal gesto del tampone, mi sono ricordata di una osservazione di Antonio Damasio, neuroscenziato, in Sentire e conoscere (trad. I. C. Blum, Adelphi, 2022): “Benché abbia i suoi limiti, l’introspezione non ha rivali e tanto meno ammette sostituti. Fornisce l’unica finestra direttamente aperta sui fenomeni che desideriamo comprendere”. E introspezione sia.
Il Covid, tra le altre cose, rafforza una tensione identitaria, insiemistica. Che funziona anche per esclusione. Il tampone assicura, infatti, che la tua etichetta è “Non sei ammalato di Covid”, che il tuo insieme di appartenenza è “Non Covid”.
Che il dispositivo medico sia strumento politico, di controllo politico, lo ha scritto più chiaro di tutti, finora, Paul B. Preciado, filosofo e attivista, (tutti i suoi libri in Italia sono pubblicati da Fandango), ma che io non sia più in grado di aspettare che una tosse o un raffreddore passino e voglia misurarlo, mi delude e mi preoccupa. Come essere umano, vorrei continuare a preferire la sorpresa al controllo.