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La posta in gioco in Europa 2024

Le elezioni del prossimo anno possono avere conseguenze nei singoli Paesi tra candidature di rilievo e possibili inedite alleanze occidentali che coinvolgono anche i Conservatori di Meloni
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Attendibili o no che siano, le voci relative a possibili candidature di rilievo nelle prossime elezioni europee, previste tra circa un anno e mezzo, sono sorprendenti fino a un certo punto. In primo luogo dimostrano che di qui ad allora - metà 2024 - il sistema resterà bloccato, salvo colpi di scena. E quindi c’è chi già si organizza in vista di un appuntamento remoto, sì, ma in grado di provocare significative conseguenze nella politica domestica. Anzi, si può dire che mai come stavolta il voto in Europa peserà all’interno dei singoli Paesi.


A Conte, capo ormai indiscusso dei 5S, si attribuisce la volontà di blandire l’elettorato cattolico attraverso la candidatura del direttore di Avvenire. Ovviamente pu&og…

Attendibili o no che siano, le voci relative a possibili candidature di rilievo nelle prossime elezioni europee, previste tra circa un anno e mezzo, sono sorprendenti fino a un certo punto. In primo luogo dimostrano che di qui ad allora - metà 2024 - il sistema resterà bloccato, salvo colpi di scena. E quindi c’è chi già si organizza in vista di un appuntamento remoto, sì, ma in grado di provocare significative conseguenze nella politica domestica. Anzi, si può dire che mai come stavolta il voto in Europa peserà all’interno dei singoli Paesi.


A Conte, capo ormai indiscusso dei 5S, si attribuisce la volontà di blandire l’elettorato cattolico attraverso la candidatura del direttore di Avvenire. Ovviamente può essere solo un’idea, un’intenzione tutta da verificare. Tuttavia il disegno di conquistare il favore di una certa sinistra ex democristiana è del tutto logico. Deriva dallo sgretolamento del mondo che con Romano Prodi si era unito nell’Ulivo e di cui il Pd rappresenta l’epilogo non troppo fortunato. Il populista Conte lavora di buona lena per accelerare la disgregazione di quell’assetto: da un lato evoca Berlinguer e dice “la nostra storia” parlando della sinistra post-comunista. Dall’altro si sforza di offrire un nuovo tetto alla sinistra cattolica. Non è affare che si risolva in pochi mesi, ma appunto per questo i 5S prendono fin d’ora la rincorsa per arrivare al traguardo nel ‘24. Per gli esponenti del Pd, o di quel che ne resta, è un ulteriore avvertimento: quando Bonaccini afferma che “i Cinque Stelle ci seguiranno”, non può non sapere che allo stato delle cose rischia di essere vero il contrario.


Ma le prospettive del 2024 riguardano tutti. Il vecchio rapporto privilegiato franco-tedesco su cui si è retta l’Unione per tanti anni non è più così solido. E la maggioranza popolari-socialisti nel Parlamento di Strasburgo rispecchia l’incertezza generale. Non è un mistero che un segmento dei popolari (il bavarese Weber in prima linea) valuta una possibile alleanza con i conservatori, di cui è leader Giorgia Meloni. Sarebbe una rivoluzione per gli equilibri europei, per quanto è meglio non dimenticare che prima dovranno pronunciarsi gli elettori. Qui entra in gioco il particolare europeismo della premier italiana. Che lei si sia avvicinata all’establishment europeo dopo anni di diffidenza, è un dato di fatto. La prossima ratifica del Mes, il fondo salva-Stati, lo dimostrerà (benché tutti sappiano che ratificare non significa farvi ricorso). Il punto è che la crisi dei vecchi equilibri spinge l’Unione in territori sconosciuti.


Da un lato la guerra in Ucraina ha restituito vigore all’interpretazione dell’Europa come comunità euro-atlantica. Dall’altro la Meloni si presenta sulla scena, in modo forse imprevedibile, come garante di questo nesso tra “atlantismo” e Commissione europea. L’Italia è a Sud quello che la Polonia è verso Est: alleati molto determinati di Washington anche rispetto alle esitazioni del governo tedesco. Certo, non possiamo sapere adesso se Italia e Polonia (più altre capitali dell’Europa orientale) avranno nel ‘24 abbastanza voti per condizionare le scelte di Berlino. Ma il tentativo sembra già essere in atto. Ad esso rispondono i liberali “macroniani”. Pochi giorni fa, il convegno a Milano del gruppo di Renew Europe ha voluto essere una risposta alla crisi delle vecchie politiche e un primo tentativo di sbarrare la strada ai conservatori. I nomi li conosciamo dalle cronache: Renzi, Calenda, Gozi, De Nicola, l’avvocato Benedetto, Giannino e altri. L’idea di un grande partito liberale non è nuova e ha sempre avuto poca fortuna. Stavolta tuttavia le circostanze sono propizie per combattere almeno la battaglia. Il francese Macron ha tutto l’interesse a giocare fino in fondo la partita del ‘24 e a porsi come federatore delle forze liberaldemocratiche. Il tempo c’è e l’obiettivo è ormai chiaro, se si considerano le crescenti difficoltà dei socialisti in vari Paesi.