La sostenibilità impone ai governi di sussidiare le imprese. Net zero (l'azzeramento delle emissioni entro il 2050) non può essere raggiunto solo grazie agli incentivi di mercato. Von der Lyen ha delineato a Davos le linee guida della strategia europea per sostenere la transizione ambientale. Il green deal industrial plan, che prevede la revisione delle politiche sugli aiuti di Stato e l'allargamento del budget della Commissione con l'emissione di debito comune per finanziare un fondo sovrano per la transizione ambientale. L'Europa non è da sola. Gli Stati Uniti hanno introdotto misure di supporto massicce, l'Inflation Reduction Act (Ira) e così il Giappone, il Canada, l'India e molti altri Paesi.
La sostenibilità impone ai governi di sussidiare le imprese. Net zero (l'azzeramento delle emissioni entro il 2050) non può essere raggiunto solo grazie agli incentivi di mercato. Von der Lyen ha delineato a Davos le linee guida della strategia europea per sostenere la transizione ambientale. Il green deal industrial plan, che prevede la revisione delle politiche sugli aiuti di Stato e l'allargamento del budget della Commissione con l'emissione di debito comune per finanziare un fondo sovrano per la transizione ambientale. L'Europa non è da sola. Gli Stati Uniti hanno introdotto misure di supporto massicce, l'Inflation Reduction Act (Ira) e così il Giappone, il Canada, l'India e molti altri Paesi.
La necessità dei sussidi si porta inevitabilmente dietro una riflessione profonda sulla revisione delle regole globali sul commercio internazionale e apre una nuova partita che si intreccia con le fratture geopolitiche degli ultimi anni. Il confine tra sostenibilità e protezionismo è infatti labile. Gli obiettivi ambientali (fondamentali) creano un presupposto di innocenza a politiche protezionistiche che violano le regole multilaterali che vietano i sussidi. È così per gli Stati Uniti e anche per la proposta europea. Si rischia di innescare una guerra commerciale molto pericolosa.
Per questo, correttamente, von der Layen ha sottolineato la necessità di trovare un accordo con l'America. Le politiche dai due lati dell'Atlantico devono essere coordinate per creare un terreno di gioco comune. Ma l'accordo non è semplice. Per ora gli europei sono riusciti ad ottenere delle eccezioni alle regole dell'Ira per quel che riguarda i veicoli elettrici e le batterie, ma non è probabile che gli americani vogliano cedere su altro. L'incontro di martedì tra la segretaria per il commercio americano Tai e il commissario Dombrovskis si è risolto in un nulla di fatto. America first, ossia aumentare la produzione americane, è l'ossessione di repubblicani e democratici.
Ancora più complesso è il tema di come estendere questi accordi al resto del mondo. L'amministrazione Biden sta continuando l'opera di Trump di minare l'Organizzazione mondiale per il commercio. Sarebbe davvero folle per la Ue seguire gli americani su questa strada. Il post Wto parte dal Wto. Solo con un sistema di regole multilaterali compatibili con quelle sul commercio internazionale è possibile limitare gli effetti protezionistici dei sussidi agli investimenti per l'ambiente e creare un terreno di gioco comune per tutti.
Altrettanto pericolosa è l'idea di dividere il mondo in blocchi sulla base di un sistema di valori comuni. L'Europa e l'America. Le democrazie occidentali e il resto del mondo. Insensato. Dove è il confine dei valori comuni? Gran parte dell'Africa e dell'Asia oltre il confine di quanto sarebbe accettabile? Circa il 70% della popolazione mondiale non vive in democrazia.
Il tema non è avere valori comuni, ma regole comuni, che è un concetto ben diverso. La grande forza degli accordi globali sul commercio è che sono semplici e mirati. Di fatto si limitano a definire dazi massimi, a vietare l'utilizzo di qualunque altro strumento di distorsione della concorrenza e ad attribuire alla Wto il potere di far rispettare le regole. Queste si applicano a tutti, democrazie e dittature, a Paesi con sistemi di valori e politici molto diversi. Lo stesso principio deve valere per l'ambiente, che è questione globale e nessun blocco di paesi può risolverlo da solo. E bene che su questo tema Janet Yellen e il vice premier cinese abbiano aperto nei giorni scorsi ad un dialogo costruttivo. Di nuovo, bisogna trovare un meccanismo semplice e condiviso per aiutare le imprese nella transizione energetica compatibile con le regole sul commercio globale.
Certo, è corretto parlare di valori quando si ha a che fare con casi estremi e drammatici, come l'aggressione della Russia all'Ucraina o la brutalità dell'Iran. E pure sanzionare anche pesantemente i Paesi come la Cina che deviano dalle regole comuni. Ma è invece folle minare le regole per punire chi non le rispetta o per difendere i propri confini. Come buttare il bambino con l'acqua sporca. In questa prospettiva, la posizione del governo italiano di non allentare le maglie degli aiuti di Stato è condivisibile. Una strategia "ognuno per sé e ognuno come può" minerebbe seriamente pure il mercato unico in Europa. Bene, dunque un fondo sovrano europeo, ma preservando e rafforzando lo spazio comune e multilaterale necessario al libero scambio.
barba@unimi.it