Chi ha a cuore l’informazione di qualità, fattore cruciale per le democrazie nell’eversiva era della disinformazione globale, non può che salutare con soddisfazione il regolamento emanato dall’AgCom che stabilisce, finalmente, un sistema di equo compenso per editori e giornalisti, nell’infosfera dei media, orientata dalle piattaforme social.
L’AgCom, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, presieduta dal giurista Giacomo Lasorella, ha infatti sancito che ogni contenuto professionale, articolo di giornale, servizio tv, podcast, fotografie e video, elaborazioni per il web, analisi dati, distribuito dai media debba ricevere, una volta accolto dal web, equo compenso, non ricadere a pioggia senza profitti.
Gli addetti ai lavori segnalano che si riparte dal decreto legislativo del 2021, afferente alla direttiva dell’Unione Europea sui copyright del 2019, con numerose variabili originali, quante volte i contenuti sono stati scari…
Chi ha a cuore l’informazione di qualità, fattore cruciale per le democrazie nell’eversiva era della disinformazione globale, non può che salutare con soddisfazione il regolamento emanato dall’AgCom che stabilisce, finalmente, un sistema di equo compenso per editori e giornalisti, nell’infosfera dei media, orientata dalle piattaforme social.
L’AgCom, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, presieduta dal giurista Giacomo Lasorella, ha infatti sancito che ogni contenuto professionale, articolo di giornale, servizio tv, podcast, fotografie e video, elaborazioni per il web, analisi dati, distribuito dai media debba ricevere, una volta accolto dal web, equo compenso, non ricadere a pioggia senza profitti.
Gli addetti ai lavori segnalano che si riparte dal decreto legislativo del 2021, afferente alla direttiva dell’Unione Europea sui copyright del 2019, con numerose variabili originali, quante volte i contenuti sono stati scaricati in rete, presenza e prestigio storico degli editori, prestazione della redazione e sforzo tecnologico richiesto per realizzarla e diffonderla, rilancio di inserzioni e spot pubblicitari.
Al di là del computo legale e dell’impatto sul business model dei media, in Italia e in Europa, l’intervento AgCom delimita infine un perimetro di sicurezza, chiudendo - almeno così possiamo auspicare - la troppo lunga fase di vuoto strategico in cui il nostro mercato editoriale è stato costretto ad agire, nell’ultimo quarto di secolo. Entriamo in una stagione di maturità e affidabilità, dove gli editori potranno mettere in cantiere investimenti, innovazione, laboratori e ricerche, certi di ritrovare nei bilanci il frutto del loro lavoro. I giornalisti, giovani e non, potranno contare, a loro volta, su questo fondamento sociale.
Dovrebbe chiudersi, anche in Italia, la fase di incertezza per il settore editoriale che ha accompagnato lo sviluppo dell’economia delle reti negli ultimi 25 anni. Con il regolamento AgCom inizia una fase di maturità, dove chi produce i contenuti, sostenendone i costi, ha diritto di mettere a budget i ricavi derivanti.
Facebook-Meta, Google, YouTube, in crescita grazie al boom dei video, Spotify, che i podcast trasformano da comunità musicale in forum di idee, e notizie, perfino TikTok, in ascesa tra i teenager anche se ancora indietro ad altri brand, dovranno tenere conto della riforma e mediare, volta a volta, sui contributi da adottare. In certi Paesi, vedi Francia, si son raggiunte intese parziali con i gruppi editoriali, in Italia dopo stop and go, è arrivato il tempo di accordi stabili e di reciproca soddisfazione, con un assetto normativo non effimero e un arbitro nazionale competente e autorevole come, per assetto istituzionale, AgCom deve essere. Si parla di una quota fino al 70% sul calcolo delle pubblicità, di tempi certi per le valutazioni, non oltre i 60 giorni, ma al di là delle singole norme, il principio guida è la tutela del giornalismo professionale a garanzia di una sfera pubblica condivisa.
Da tempo, le piattaforme sono consapevoli che questa è la strada maestra, in un’Europa decisa a diventare leader dei diritti informatici, dal Gdpr sulla privacy, al Data Service Act sulla tutela dati, al Codice di Condotta per i media, alla legge Eu sulla Libertà dei Media, dibattuta in questi giorni in Commissione al Senato, sotto la guida del senatore Giulio Terzi e con esperti come il senatore Antonio Nicita. Google ha già in atto un migliaio di accordi con varie pubblicazioni in diversi Paesi, Francia, Germania e Spagna, e prova ad esportarli in altre nazioni, con il programma Extended News Preview. La delibera AgCom, però, sottrae la delicata materia alla trattativa privata tra social media platform ed editori mainstream e la regola, si spera almeno, con equanimità e certezza.
La tecnologia ha un impatto radicale e inarrestabile sul lavoro, in fabbrica, ufficio, servizi, ricerca, e i media non sono eccezione: ma, come conferma il boom del sistema di scrittura automatica ChatGPT, se rete e Intelligenza Artificiale offrono epocali opportunità di crescita, culturale e sociale, dei Paesi, schiudono in parallelo derive di disinformazione e odio, via lobby occulte. Regole trasparenti ed eque non garantiscono solo il mercato, mettono in sicurezza le nostre libere comunità.