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Juventus, plusvalenze e quella giustizia sportiva sempre troppo frettolosa

L'allenatore della Juventus, Massimiliano Allegri (agf)
Serviranno mesi, forse anni, per conoscere la verità sui capi d'imputazione che gravano sui bianconeri, ma quello che è successo in uno stranissimo pomeriggio romano lascia in bocca un sapore amaro, e non soltanto ai tifosi
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In meno di mezza giornata, la Juventus viene condannata dalla giustizia sportiva per qualcosa che nove mesi fa l'aveva vista assolta. Si tratta delle famigerate plusvalenze, cioè i valori di mercato fittizi stabiliti dai club nel momento degli scambi dei calciatori: un meccanismo comune e assai poco virtuoso che porta ossigeno ai bilanci, un'illusione ai numeri e una tregua contabile in tempi di crisi feroce.

Non si fa, ma non si fa da soli: ogni scambio prevede due società coinvolte, se non di più. E allora perché punire soltanto la Juventus? Si parla spesso di "pene esemplari": in questo caso, esemplari sembrano piuttosto le assoluzioni.

Doverosa premessa: abbiamo il dispositivo della sentenza (è il primo grado, vale la pena ricordarlo), non le motivazioni. Fino a quando non le leggeremo, potremo muoverci soltanto sul terreno delle ipotesi.

Dunque, è assai probabile che la Juventus paghi per il quadro generale emerso dal…

In meno di mezza giornata, la Juventus viene condannata dalla giustizia sportiva per qualcosa che nove mesi fa l'aveva vista assolta. Si tratta delle famigerate plusvalenze, cioè i valori di mercato fittizi stabiliti dai club nel momento degli scambi dei calciatori: un meccanismo comune e assai poco virtuoso che porta ossigeno ai bilanci, un'illusione ai numeri e una tregua contabile in tempi di crisi feroce.

Non si fa, ma non si fa da soli: ogni scambio prevede due società coinvolte, se non di più. E allora perché punire soltanto la Juventus? Si parla spesso di "pene esemplari": in questo caso, esemplari sembrano piuttosto le assoluzioni.

Doverosa premessa: abbiamo il dispositivo della sentenza (è il primo grado, vale la pena ricordarlo), non le motivazioni. Fino a quando non le leggeremo, potremo muoverci soltanto sul terreno delle ipotesi.

Dunque, è assai probabile che la Juventus paghi per il quadro generale emerso dal materiale corposissimo dell'inchiesta della Procura di Torino, più che per le plusvalenze in sé. Cioè si assolvono le plusvalenze e si condanna la Juve. Le intercettazioni dei dirigenti devono avere indotto i giudici a sanzionarli per quanto hanno detto incautamente al telefono, a differenza degli altri club.

La Corte ha quasi raddoppiato le richieste dell'accusa, e le sono bastate una manciata di ore. Stiamo parlando di quella stessa giustizia sportiva che raramente si attiva (non ha i mezzi delle procure civili e penali, e forse neppure lo stesso zelo) e che spesso assolve, evitando grane al sistema che di fatto la esprime.

Le plusvalenze? E come si fa a stabilire oggettivamente il valore di un calciatore? L'ordinamento sportivo non si è mai preso la briga di scrivere questa benedetta norma sulle plusvalenze, comportamento acclarato e diffuso, quasi un male necessario perché il calcio italiano non imploda.

L'assenza di una norma spiega il non luogo a procedere dell'anno scorso. Sfortunatamente per la Juve, la giustizia sportiva, a due velocità e a rimorchio, non ha potuto evitare di leggere il corpus dell'inchiesta Prisma. Questa volta, i camion di sabbia sono rimasti in garage ma le perplessità restano.

Tra le molte questioni giudiziarie che mettono in grave difficoltà la Juventus, e che hanno costretto il presidente Agnelli a dimettersi insieme al Cda, il filone delle plusvalenze sembra (o sembrava) il meno grave rispetto, ad esempio, al problema degli stipendi truccati: anche in questo caso, le sanzioni sportive potrebbero essere clamorose, senza considerare gli aspetti penali dell'altro processo in arrivo.

Ma quando il procuratore federale afferma che la pena, per la Juventus, deve essere afflittiva, viene da rispondere: a campionato in corso, qualunque pena lo è. Questa, in particolare, come è stata calcolata? Leggendo la classifica? Il metodo inquieta.

Ogni sanzione va applicata, non calcolata di rimbalzo o per ipotesi. La Procura ha deciso che la Juventus non dovrà disputare le prossime Coppe europee? Benissimo.

Ma se dovesse vincere l'Europa League, oppure la Coppa Italia, come farebbe la Figc ad escluderla dall'Europa? Su una cosa del genere dovrà semmai pronunciarsi l'Uefa. Anche appoggiare la punizione della Juventus alla posizione in classifica della Roma lascia molto perplessi.

Serviranno mesi, forse anni per conoscere davvero la verità sui capi d'imputazione che gravano sui bianconeri, ma quello che è successo in uno stranissimo pomeriggio romano lascia in bocca un sapore amaro, e non soltanto ai tifosi della Juventus.

I quali, adesso, non possono fare a meno di tornare col pensiero a Calciopoli. Dove, al netto delle responsabilità acclarate e pagate da alcuni imputati con la radiazione a vita, e dal club con la retrocessione in B, il sospetto di un giudizio frettoloso e incompleto rimane.

Il calcio è una cosa troppo importante e seria per liquidarlo alla svelta, muove interessi e passioni enormi: nessuno merita una giustizia sommaria. Non gli innocenti, e neppure i colpevoli.