Messaggio a Nordio
di Carlo Galli , di Carlo GalliNon è probabile che quelle che il Capo dello Stato ha rivolto al Csm uscente siano state soltanto frasi di circostanza: “Assicurare l’indipendenza della magistratura, pilastro della nostra democrazia e sancita dalla Costituzione” è sicuramente una delle funzioni del Consiglio, in senso lato. Come del resto una delle caratteristiche salienti di una democrazia moderna è di essere uno Stato di diritto, cioè di sottrarre l’amministrazione della giustizia al controllo della politica – tanto del legislativo quanto dell’esecutivo –. Si tratta di un tema dirimente, sul quale non a caso si consuma un conflitto fra la Ue e Stati come la Polonia e l’Ungheria, sospettati di voler sottomettere l’ordine giudiziario ai governi. Ed è un tema garantista: il cittadino deve sapere che se deve comparire davanti a un tribunale non andrà incontro a magistrati asserviti ad altri poteri.
Non è probabile che quelle che il Capo dello Stato ha rivolto al Csm uscente siano state soltanto frasi di circostanza: “Assicurare l’indipendenza della magistratura, pilastro della nostra democrazia e sancita dalla Costituzione” è sicuramente una delle funzioni del Consiglio, in senso lato. Come del resto una delle caratteristiche salienti di una democrazia moderna è di essere uno Stato di diritto, cioè di sottrarre l’amministrazione della giustizia al controllo della politica – tanto del legislativo quanto dell’esecutivo –. Si tratta di un tema dirimente, sul quale non a caso si consuma un conflitto fra la Ue e Stati come la Polonia e l’Ungheria, sospettati di voler sottomettere l’ordine giudiziario ai governi. Ed è un tema garantista: il cittadino deve sapere che se deve comparire davanti a un tribunale non andrà incontro a magistrati asserviti ad altri poteri.
Ma per dare alle parole di Mattarella un significato non solo formale, o dottrinario, è necessario leggerle nel contesto della politica italiana di oggi: il contesto della riforma del regime delle intercettazioni, di cui è protagonista il ministro Nordio. La cui iniziativa di ridurre l’uso delle intercettazioni ha un sapore polemico contro la magistratura che se ne servirebbe troppo, e anche contro la stampa che le pubblica, e vuole avere al contempo un effetto garantista (“liberale”) nei confronti dei cittadini sottoposti a indagine.
È evidente che ci si trova all’interno di una questione ormai vecchia, aperta con Mani Pulite e acuitasi nei lunghi anni del potere di Berlusconi: la questione del conflitto fra politica e ordine giudiziario. Una questione mai sopita, che, con andamento carsico, ciclicamente riemerge e si riacutizza: la cosa paradossale è che riappaia in questi giorni, all’indomani della cattura, realizzata grazie a intercettazioni, del mafioso superlatitante e pluricondannato Messina Denaro, in un momento cioè in cui l’opinione pubblica non è certo scandalizzata da questi procedimenti d’indagine – che, in ogni caso, sono chiesti dai Pm e concessi dai giudici e che, ove coinvolgano persone estranee alle indagini, sono secretati e impubblicabili –. Del resto, ai reati gravissimi, per i quali la riforma Nordio conserva la possibilità delle intercettazioni, gli inquirenti giungono spesso a partire da reati minori, per i quali quella possibilità invece verrebbe meno.
In realtà, al di là della tecnica giuridica, sta emergendo un problema politico di prim’ordine all’interno della maggioranza: che non è la divaricazione ideologica fra sensibilità garantiste e rigoriste, ma, più concretamente, è una prova di forza tra i partiti della destra. Benché a suo tempo sia stato scelto da Meloni (ma approvato personalmente da Berlusconi), Nordio in questo momento è l’occasione attraverso la quale il Cavaliere non soltanto continua a combattere le sue antiche battaglie, ma vuole far valere il proprio peso politico, obiettivamente declinante, nei confronti della presidente del Consiglio. La quale, invece, non vuole aprire una linea di conflitto verso la magistratura, per motivi evidenti: di problemi ne ha già a sufficienza. E anche per l’ambizione di inaugurare una fase politica nuova, almeno da questo punto di vista, ovvero per non restare in un solco già tracciato. Trovando, per una volta, un alleato in Salvini, che oggi di inimicarsi la magistratura non ha certo bisogno.
Non sappiamo come evolverà la situazione: come risponderà Nordio alle critiche e allo stop che gli è venuto da Meloni (in un’ennesima retromarcia), se da questa verrà lasciato al suo destino, come reagirà Berlusconi, come la maggioranza supererà questa difficoltà non piccola. Crediamo tuttavia di sapere a quale indipendenza ha alluso il Presidente della Repubblica nella sua ferma presa di posizione: oggi l’indipendenza della magistratura dalla politica è anche la sua indipendenza dai conflitti interni alla politica. Un’indipendenza dai fantasmi del passato, condizione necessaria per un futuro di ragionevole efficienza del sistema giudiziario.