"Il presidente Biden è sempre stato chiaro: il suo punto di partenza in Ucraina è scongiurare la Terza Guerra Mondiale": così il Segretario di Stato americano Antony Blinken, in una conversazione con David Ignatius, decano del Washington Post, chiarisce che la mobilitazione dei 70 carri armati di fabbricazione tedesca Leopard 2 e dei formidabili tank Usa Abrams, non significa Nato in guerra.
I tank permetteranno al presidente Zelensky di resistere all'invasione russa di Putin, senza coinvolgere il Patto Atlantico nel conflitto, o allargare il fronte oltre i confini Mosca-Kiev.
La, riluttante e contrastata, decisione del cancelliere Olaf Scholz di inviare i Leopard 2, autorizzando i Paesi alleati, vedi Polonia, a cedere i propri, è un successo per Joe Biden, ottenuto assicurando che anche gli Abrams partiranno per il Donbass, pur fra i timori del Congresso.
Il buon risultato è però temperato da notizie che tengono l'a…
"Il presidente Biden è sempre stato chiaro: il suo punto di partenza in Ucraina è scongiurare la Terza Guerra Mondiale": così il Segretario di Stato americano Antony Blinken, in una conversazione con David Ignatius, decano del Washington Post, chiarisce che la mobilitazione dei 70 carri armati di fabbricazione tedesca Leopard 2 e dei formidabili tank Usa Abrams, non significa Nato in guerra.
I tank permetteranno al presidente Zelensky di resistere all'invasione russa di Putin, senza coinvolgere il Patto Atlantico nel conflitto, o allargare il fronte oltre i confini Mosca-Kiev.
La, riluttante e contrastata, decisione del cancelliere Olaf Scholz di inviare i Leopard 2, autorizzando i Paesi alleati, vedi Polonia, a cedere i propri, è un successo per Joe Biden, ottenuto assicurando che anche gli Abrams partiranno per il Donbass, pur fra i timori del Congresso.
Il buon risultato è però temperato da notizie che tengono l'anziano presidente sulle corde, in vista delle elezioni per la Casa Bianca 2024. Che anche nella sua casa in Delaware siano stati ritrovati documenti segreti, non solo rilancia la ridda di voci su incurie e conflitti di interessi che, da anni, perseguita il figlio Hunter ma, dai talk show al web, scagiona l'ex presidente Donald Trump dallo scandalo parallelo dei dossier classified scoperti nella magione di Mar-a-Lago.
Poco importa che, come l'ex vicepresidente e possibile candidato repubblicano 2024 Mike Pence, a sua volta trovato in possesso di documenti riservati, Biden non abbia fatto ostruzionismo, collaborando con l'inchiesta: in politica, negli Usa e da noi, non è certo stagione da fair play.
Scampato alla tagliola delle elezioni Midterm a novembre, Biden medita ora se candidarsi o no. Il suo piano di spesa pubblica, detestato dall'Ue per il sostegno alle aziende Made in Usa, potrebbe, secondo vari studi, avere impatto economico positivo proprio nelle aree repubblicane dove la crisi economica, indotta dalla globalizzazione, radicalizza a destra operai e disoccupati.
Secondo l'istituto Brookings Institution, la riforma Chips and Science Act investirà miliardi di dollari nel riavviare la produzione di semiconduttori negli Stati Uniti, appaltata per una generazione in Asia, creando lavoro tra i non laureati, spesso appassionati militanti trumpiani.
Il Wall Street Journal, mai paladino dei democratici, riconosce che anche i fondi dell'Inflation Reduction Act si concentreranno, con il rilancio di manifattura e fonti rinnovabili, nei distretti repubblicani, facendo concludere allo studioso Mark Muro: il risentimento americano si nutre di diseguaglianze, ridurle aumenta fiducia e tolleranza.
Basteranno la politica economica e l'impegno con l'Ucraina a schermare Joe Biden dalle accuse sui faldoni segreti, critiche per l'età, scetticismi della sinistra militante? La risposta è legata alla vera sfida per il XXI secolo, quella con la Cina.
Nelle 48 pagine della National Security Strategy, pubblicata lo scorso ottobre, il presidente scrive: "La Russia pone la minaccia immediata al sistema internazionale libero e aperto, violandone le leggi vigenti, vedi la brutale guerra di aggressione all'Ucraina" ma la Cina è "l'unica nazione che vuol ridisegnare l'ordine internazionale, ogni giorno di più con il potere economico, diplomatico, militare e tecnologico per farlo".
Fino all'ultimo Biden ha sperato che il presidente cinese Xi Jinping gli offrisse un appiglio, per quanto effimero, trattenendo Putin, riottoso vassallo di Pechino, ma Xi, con la débâcle Covid, la crisi delle nascite e l'economia ingolfata, non vuole, o può, muoversi.
I Leopard Ue arriveranno in primavera, gli Abrams Usa forse in estate, e quindi il loro impatto, prima che militare - per l'entusiasmo ucraino - è politico. A Putin chiarisce che Kiev non è sola, né lo sarà, a Xi che restando in coda al Cremlino allontana ogni legittimità di leadership globale cinese non violenta.
Comunque vada al veterano Joe Biden, pensione, vittoria o sconfitta 2024, la storia gli darà atto di aver creduto, con piglio antico, che la democrazia si difende con i sacrifici e di avere, su questa linea generosa, schierato gli alleati europei, perfino la recalcitrante Germania, tanto a lungo ammaliata dai contratti Sirena del Cremlino.
Instagram @gianniriotta