Il decreto Milleproroghe (già il nome è tutto un programma), in questi giorni in Senato per la sua conversione in legge, ci offre un'istantanea dei tanti problemi di cui ancora soffre la nostra pubblica amministrazione. Vale la pena di illustrarli. Premessa: quanto segue non va letto come una critica all'attuale governo (anche se, vista la mia attuale posizione, dovrei sentirmi genericamente in dovere di criticare a prescindere, come diceva Totò!). Sono problemi di lunga data che qualcuno dovrà prima o poi risolvere.
Partiamo dal fatto che siamo probabilmente il solo Paese che ha, semi-ufficialmente, un decreto annuale per sanare le scadenza che stanno per essere mancate. L'origin…
Il decreto Milleproroghe (già il nome è tutto un programma), in questi giorni in Senato per la sua conversione in legge, ci offre un'istantanea dei tanti problemi di cui ancora soffre la nostra pubblica amministrazione. Vale la pena di illustrarli. Premessa: quanto segue non va letto come una critica all'attuale governo (anche se, vista la mia attuale posizione, dovrei sentirmi genericamente in dovere di criticare a prescindere, come diceva Totò!). Sono problemi di lunga data che qualcuno dovrà prima o poi risolvere.
Partiamo dal fatto che siamo probabilmente il solo Paese che ha, semi-ufficialmente, un decreto annuale per sanare le scadenza che stanno per essere mancate. L'origine del Milleproroghe si perde nella notte dei tempi, o quasi. Secondo Openpolis, la fondazione che promuove l'accesso alle informazioni pubbliche, il primo è del 2001, anche se si trovano tracce di decreti simili già negli anni '90. Da lì in poi, il Capodanno è quasi sempre stato preceduto da un Milleproroghe. Non lamentiamoci poi se all'estero ci considerano come i soliti ritardatari mediterranei. Certo, le scadenze del Pnrr le abbiamo rispettate tutte, almeno per ora, ma se le avessimo mancate non avremmo ricevuto i finanziamenti europei. Insomma, puntuali sì, ma solo per incassare soldi altrui.
Il Milleproroghe del 29 dicembre 2022 ha 24 articoli, ma i posticipi sono ben più numerosi perché ogni articolo è fatto di tanti commi e in (quasi) ogni comma c'è un posticipo. A occhio si tratta di circa 130 posticipi di vario genere. Ci sono assunzioni che non si è riusciti a fare in tempo. Ci sono prolungamenti di incarichi che scadevano, come quello del commissario straordinario per il risanamento delle commissioni lirico-sinfoniche, quello della dirigenza dell'Istituto di Credito Sportivo e quello dei membri della commissione tecnica che esamina le domande di chi vuole accedere al Fondo Indennizzo Risparmiatori, creato dopo le crisi bancarie del 2015-17. C'è il prolungamento di misure introdotte durante il periodo Covid, come la proroga nella presentazione della dichiarazione Imu degli enti non commerciali relativa al 2021, proroga necessaria perché non si è fatto in tempo a ultimare il modello dichiarativo necessario. Ci sono posticipi nell'entrata in vigore di norme sull'ambiente, come il divieto di circolazione di pullman e pulmini di classe ambientale euro 2.
In alcuni casi i posticipi si susseguono da molti anni. Si rinvia ancora una volta l'obbligo di fatturazione elettronica per prestazioni sanitarie "nelle more dell'individuazione di specifici sistemi di fatturazione elettronica" (il relativo decreto risale al 2018). Si posticipa di nuovo l'entrata in vigore, prevista in un decreto del 2015, dell'obbligo di invio telematico di dati sugli incassi degli operatori sanitari (come farmacie e ottici). E il Milleproroghe blocca ancora per un anno l'adeguamento all'inflazione degli affitti dovuti dalle pubbliche amministrazioni. Il blocco era iniziato nel 2012 ed è ora molto costoso visto il livello dell'inflazione. Qui non è questione di ritardi, ma di uno Stato che non vuol pagare.
Ai posticipi inclusi nel decreto si aggiungeranno quelli derivanti dagli emendamenti presentati in Parlamento: sì, perché pochissimi emendamenti riguardano l'eliminazione di rinvii, la stragrande maggioranze proponendo invece nuovi posticipi. Tanti emendamenti poi riguardano cose che non c'entrano nulla con le proroghe: come accade per la legge di bilancio anche questo decreto viene usato per veicolare ogni tipo di norma a favore di questo o quell'interesse considerato meritorio di tutela.
Il Milleproroghe è problematico da diversi punti di vista. Primo, segnala una cronica difficoltà della pubblica amministrazione a rispettare i tempi previsti. Secondo, crea un incentivo a non fare le cose in tempo, tanto poi i termini saranno prolungati dal prossimo decreto. Terzo, illustra la difficoltà di resistere a pressioni lobbistiche di chi richiede posticipi di norme considerate spiacevoli. Quarto, evidenzia il fatto che da noi servono norme di legge anche per misure di portata minore: se la legge originaria fosse stata scritta meglio, prevedendo la possibilità di un posticipo attraverso un atto del governo, il Parlamento potrebbe dedicare più tempo a questioni di maggiore importanza. Non ne emerge un bel quadro della gestione della res publica. Fra l'altro vari esponenti del governo hanno di recente sostenuto la necessità di posticipare alcune future scadenze del Pnrr, un altro rinvio problematico (alla fine ho trovato il modo di attaccare il governo, a prescindere!).
L'autore è senatore indipendente del gruppo Pd