Nel 1958 Mao Zedong si convinse che i passeri erano una minaccia per le coltivazioni agricole. Gli scienziati tentarono di fargli cambiare idea, ma lui non li ascoltò e mobilitò l’intero paese per sterminare i poveri uccellini. La realtà gli presentò il conto: come gli studiosi avevano anticipato i passeri non solo non erano una minaccia, ma proteggevano le colture mangiandosi gli insetti dannosi, che senza passeri aumentarono vertiginosamente di numero contribuendo al verificarsi di una grande carestia che uccise tantissime persone.
Quando la politica ignora la scienza succedono disastri, e un disastro è successo anche con la politica sanitaria cinese che fin dall’inizio della pandemia si è riassunta nella strategia “zero Covid”.
Isolamento dal resto del mondo, lockdown per centinaia di milioni di persone: in poche parole una politica repressiva impensabile in un paese democratico.
Lo zelo cinese ha ragg…
Nel 1958 Mao Zedong si convinse che i passeri erano una minaccia per le coltivazioni agricole. Gli scienziati tentarono di fargli cambiare idea, ma lui non li ascoltò e mobilitò l’intero paese per sterminare i poveri uccellini. La realtà gli presentò il conto: come gli studiosi avevano anticipato i passeri non solo non erano una minaccia, ma proteggevano le colture mangiandosi gli insetti dannosi, che senza passeri aumentarono vertiginosamente di numero contribuendo al verificarsi di una grande carestia che uccise tantissime persone.
Quando la politica ignora la scienza succedono disastri, e un disastro è successo anche con la politica sanitaria cinese che fin dall’inizio della pandemia si è riassunta nella strategia “zero Covid”.
Isolamento dal resto del mondo, lockdown per centinaia di milioni di persone: in poche parole una politica repressiva impensabile in un paese democratico.
Lo zelo cinese ha raggiunto livelli grotteschi. Si è arrivati a eseguire i tamponi alla carrozzeria delle auto esposte in una manifestazione e lo scorso settembre; in occasione di un terremoto che ha ucciso 86 persone la gente esitava a scappare dalle case per mettesi in salvo perché non aveva il permesso di uscire durante il lockdown che era in corso.
Lo scenario è cambiato quando è arrivata la variante Omicron, molto più contagiosa delle altre e impossibile da contenere.
Anche questa volta gli scienziati hanno detto a Xi Jinping, l’attuale leader cinese, che la strategia zero Covid non aveva più senso e che bisognava imitare l’occidente: vaccinazione a tappeto e protezione dei più fragili. Purtroppo come Mao nel 1958, Xi Jinping non ha ascoltato gli scienziati fino a quando, inevitabilmente, anche a lui la realtà ha presentato il conto.
Con omicron che passava facilmente tra le maglie delle misure severissime del governo, i danni economici provocati dai lockdown e proteste che mettevano a rischio la stabilità politica del paese, agli inizi del dicembre scorso le misure anti-covid sono state improvvisamente rimosse.
Qui sono venuti fuori i guai: la Cina aveva privilegiato le vaccinazioni dei cittadini in età lavorativa rispetto a quelle dei più fragili: solo il 40% degli ultraottantenni cinesi aveva fatto la terza dose, quando – per esempio – questa percentuale in Italia è intorno al 90%.
Inoltre il vaccino cinese è meno efficace di quello nostro a mRna. Vaccino a mRna che non solo la Cina non ha mai autorizzato, ma che ha addirittura sdegnosamente rifiutato quando l’Unione Europea gliel’ha offerto in regalo, dicendo che loro non avevano bisogno di nulla. Un orgoglio nazionalistico pagato molto caro. Infatti al momento della rimozione delle restrizioni “zero covid” in Cina la variante omicron ha trovato davanti a sé una popolazione di oltre un miliardo e mezzo con molte persone vulnerabili esposte al contagio e alla forma più grave della malattia.
Quello che è successo da quel momento in poi e quello che sta succedendo in questi giorni in Cina non lo sappiamo e dobbiamo rassegnarci a non saperlo. Siamo davanti a un paese che non è mai stato un esempio di trasparenza, figuriamoci in questa situazione. Delle stime esterne hanno valutato che la quasi totalità dei cinesi sarà infettata da qui a poco, con conseguenze tragiche per la popolazione. Ma come dicevo rassegniamoci: fino a quando in Cina non ci sarà una democrazia i numeri veri non li sapremo mai.
Questo può mettere in pericolo anche noi? In teoria, ripeto in teoria, la replicazione del virus in un numero altissimo di persone potrebbe facilitare la comparsa di nuove varianti, anche pericolose. Tuttavia la comparsa di queste varianti pericolose è improbabile, perché dovrebbero essere capaci allo stesso tempo di diffondersi meglio di omicron e di “bucare” la protezione che il nostro vaccino fornisce contro la malattia grave. Difficile che succeda.
Però siccome il rischio, seppur minimo, esiste e della Cina non possiamo fidarci facciamo bene a controllare chi proviene da quella nazione: non per fermare il contagio, ma per accorgerci tempestivamente se da quelle parti sta circolando qualche variante potenzialmente pericolosa. Inoltre, sapendo che noi controlliamo, la Cina sarà costretta a fornirci informazioni attendibili.
Fino a ora i dati sono tranquillizzanti: tutti i ceppi cinesi sono parenti stretti di omicron e nulla fa pensare che sappiano superare il nostro “muro di immunità” o causare una malattia più grave. Però dobbiamo continuare a controllare e, ascoltando quello che dice la scienza, rinforzare con i vaccini quella immunità che ci consente di contenere il virus.
Concludendo, ricordiamo che molti film catastrofici iniziano con qualcuno che non sta a sentire uno scienziato. Come vedete, accade anche nella realtà. Infine chi ha passato tre anni a gridare contro la dittatura sanitaria dovrebbe dare uno sguardo alla Cina per capire che cosa è una vera dittatura sanitaria, e che danni può causare. Danni che la nostra imperfetta democrazia occidentale che talvolta disprezziamo fortunatamente ha evitato.