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Zelensky a Sanremo: l'invitato scomodo

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È antica come le Scritture la controversia sull'invitato da preferire. Le ragioni sono sempre aspre nei racconti biblici e sono voci di difesa e di accusa, anzi di necessità (di invitare) e di condanna (anzi di pericolo) nel caso di non cedere alla richiesta.

In apparenza non ci sono due personaggi nel dibattito "Zelensky al Festival di Sanremo". Solo uno che, nella vera vita, avrebbe un ruolo di appassionata celebrazione del suo Paese aggredito. Ma il Paese aggredito costringe a ricordare che accanto c'è un aggressore, uno che ha inventato il suo ruolo (segue moltissima morte e una vasta distesa di sofferenza), lo vuole, lo esalta, ma si offende se viene indicato come causa del male e dunque come il protagonista cattivo e indesiderabile della storia.

È antica come le Scritture la controversia sull'invitato da preferire. Le ragioni sono sempre aspre nei racconti biblici e sono voci di difesa e di accusa, anzi di necessità (di invitare) e di condanna (anzi di pericolo) nel caso di non cedere alla richiesta.

In apparenza non ci sono due personaggi nel dibattito "Zelensky al Festival di Sanremo". Solo uno che, nella vera vita, avrebbe un ruolo di appassionata celebrazione del suo Paese aggredito. Ma il Paese aggredito costringe a ricordare che accanto c'è un aggressore, uno che ha inventato il suo ruolo (segue moltissima morte e una vasta distesa di sofferenza), lo vuole, lo esalta, ma si offende se viene indicato come causa del male e dunque come il protagonista cattivo e indesiderabile della storia.


Dunque si forma un elenco fitto e con un suo entusiasmo di coloro (leader, opinionisti, militanti, abituali ma anche compagni di strada improvvisati di Putin, spinti avanti da ragioni caratteriali) che sono intolleranti verso una possibile presenza di Zelensky al Festival di Sanremo.

Strada facendo il problema si è trasformato. Non è più se sia una buona cosa offrire al rappresentante di un popolo sottoposto a un lungo violentissimo stress la partecipazione a un evento lieto come partecipazione al suo dramma e augurio sulla sua conclusione. Diventa lista di due diverse militanze e l'evento appare grottesco. Dobbiamo schierarci per o contro Sanremo ovvero con l'accanita e appassionata resistenza di Zelensky oppure guardare con simpatia alle strisce di razzi russi che, a intervalli di ore, masticano la vita, le case e le persone delle città ucraine di volta in volta colpite.

Bisogna accettare il fatto che ancora una volta russi e filorussi hanno afferrato al volo l'occasione di indignarsi per un possibile evento provocato dalla loro guerra.

Non dimentichiamoci che le parole "operazione speciale" comunicate all'inizio per non dire "guerra" (curiosissimo atto di ingenuità verso i prevedibili nemici) sono scadute da un pezzo e che nessuno esita, a cominciare dai russi e persino negli scambi di comunicazioni e di insulti tra le due parti, a parlare di guerra.

Il problema è dunque domandarsi se il presidente Zelensky, mentre è alla guerra, possa essere ospite (sia pure per pochi minuti, perché i russi non esiteranno ad alzare il tiro) di un festival di canzoni, e diventi protagonista di un atto indecoroso.

C'è però - come dirà, quando sarà libera di farlo, la legione volontaria di putiniani - una ragione in più di indignazione e di protesta.

Siamo in tanti impegnati a discutere sull'invito di Sanremo al leader ucraino (e se quell'invito dovrà essere accettato, qui noi diciamo di sì). Ma nessuno ha invitato i russi, segno di una discriminazione filoamericana che gli autori della "guerra speciale" devono per forza denunciare, e il mondo dovrà ricordare.