Il governo e il Pil, perché la crescita è incerta
di Carlo Bastasin , di Carlo BastasinAnche se nell'ultimo trimestre del 2022 la crescita dell'economia italiana è stata negativa (-0,1%), l'anno si è concluso con un aumento del Pil del 3,9%. Lo slancio si farà sentire anche nel 2023 con una base di partenza (nel gergo, "crescita acquisita") dello 0,4%. Le stime per il 2023 di Banca d'Italia e Fondo monetario coincidono ora verso un aumento del Pil italiano dello 0,6%.
Nei dodici mesi del 2023 quindi l'economia crescerebbe appena sopra lo zero (0,2%). Si chiude così la stagione eccezionale del rimbalzo dopo la recessione pandemica e si ritorna ai mediocri livelli di crescita degli ultimi decenni?
Forse no: la Commissione europea già in ottobre, tenendo conto degli effetti (sperati) del Pnrr, stimava un aumento di velocità dell'economia italiana che ne avvicinerebbe la crescita potenziale (a pieno impiego dei fattori, senza inflazione) a quella di Francia e Germania.
I gradi di incertezza che c…
Anche se nell'ultimo trimestre del 2022 la crescita dell'economia italiana è stata negativa (-0,1%), l'anno si è concluso con un aumento del Pil del 3,9%. Lo slancio si farà sentire anche nel 2023 con una base di partenza (nel gergo, "crescita acquisita") dello 0,4%. Le stime per il 2023 di Banca d'Italia e Fondo monetario coincidono ora verso un aumento del Pil italiano dello 0,6%.
Nei dodici mesi del 2023 quindi l'economia crescerebbe appena sopra lo zero (0,2%). Si chiude così la stagione eccezionale del rimbalzo dopo la recessione pandemica e si ritorna ai mediocri livelli di crescita degli ultimi decenni?
Forse no: la Commissione europea già in ottobre, tenendo conto degli effetti (sperati) del Pnrr, stimava un aumento di velocità dell'economia italiana che ne avvicinerebbe la crescita potenziale (a pieno impiego dei fattori, senza inflazione) a quella di Francia e Germania.
I gradi di incertezza che circondano queste previsioni sono elevati. In primo luogo, non sappiamo come proseguirà il conflitto in Ucraina, né quindi le forniture di prodotti energetici. Tuttavia, l'economia europea si rivela più resistente di quanto si pensasse l'estate scorsa.
Nel complesso, l'euro-area eviterà la recessione. In Germania si temeva un crollo del Pil del 5-10% e invece l'economia sarà stazionaria. La Spagna sta crescendo a passo di corsa e anche la Francia va meglio del previsto. Spicca in negativo solo la Gran Bretagna post-Brexit.
Nel caso italiano ha giocato a favore il fatto che molte famiglie abbiano accantonato una grande quantità di risparmi durante la crisi pandemica e che una parte delle imprese fin dal 2021 abbia molto aumentato la produttività dei processi, riuscendo ad assorbire l'aumento dei costi alla produzione (+39% secondo l'Istat).
Gli indici di fiducia mostrano che le famiglie restano preoccupate, mentre le imprese sono divise in due: da un lato ci sono quelle più colpite dai prezzi delle materie prime e dall'altra quelle che hanno potuto reagire, incoraggiate sia dal calo del prezzo del gas sia dalla riapertura dell'economia cinese, e che hanno rialzato le vele.
La maggiore incertezza riguarda l'inflazione che, in assenza di altri shock, secondo Banca d'Italia si fermerebbe al 6,5% in media nel 2023 e arriverebbe al 2% solo nel 2025. Per assicurare che le famiglie superino questi shock, è necessario che la Bce mantenga una linea ferma sul rientro dei prezzi.
Purtroppo, per frenare le aspettative, che stanno consolidando gli aumenti ben oltre i prodotti energetici, è necessario alzare ancora i tassi d'interesse. Già giovedì 2 febbraio conosceremo le decisioni della Bce, ma l'effetto si sta facendo sentire sui costi del credito bancario.
Idealmente, per ridurre l'impatto della restrizione monetaria, ci vorrebbero investimenti europei che aumentino l'offerta dei prodotti - a questo servirebbe un fondo sovrano europeo - , ma richiedono troppo tempo per essere realizzati.
Per queste ragioni l'Europa punta su sussidi ai produttori e crediti fiscali, attivabili in tempi molto più rapidi. Sono comprensibili le obiezioni di chi osserva che Germania e Francia siano favorite da queste policy rispetto all'Italia, ma le alternative non sono abbastanza tempestive.
Le condizioni in cui si trova ad operare il governo guidato da Giorgia Meloni sono nel complesso più benevole del previsto. Si tratta di mantenere una linea rassicurante sul piano fiscale ed evitare misure che vadano contro l'aumento della produttività, come già successo con gli incentivi al sommerso, la difesa delle lobby o il trattamento fiscale differenziato per il lavoro autonomo.
Si tratta soprattutto di far funzionare al meglio gli investimenti del Pnrr, i cui fondi sono già superiori alle nostre capacità di impiego, ricordandosi che è solo grazie a quei trasferimenti europei che l'economia nel 2023 non andrà in recessione e che il rapporto debito-Pil è rimasto sotto controllo.