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Caso Cospito, Nordio alla prova della responsabilità

Lo scontro in Parlamento, con Donzelli che getta benzina sul fuoco, non avvicina la soluzione del problema. Che richiederebbe invece una convergenza in nome del buonsenso
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È dovuto intervenire il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per ricordare che le visite in carcere "sono un diritto e un dovere dei parlamentari". Diritto e dovere su cui è pericoloso sindacare, anzi non dovrebbe proprio essere consentito - fatta salva la libertà di parola nelle assemblee legislative - per rispetto verso le prerogative di deputati e senatori e quindi verso le istituzioni.

Poi, certo, i parlamentari sono uomini e donne con le loro idee e le loro scelte civili. Per cui accade spesso, ma per fortuna non sempre, che negli incontri coi carcerati si prediligano - magari con un sottinteso mediatico - quanti hanno commesso reati dal risvolto politico. Talvolta con una corsa ad alcuni condannati famosi per le ragioni sbagliate, come Cospito, a scapito di altri ignoti a tutti.

Come è stato ricordato su questo giornale, Marco Pannella aveva fatto della condizione carceraria il fulcro della propria battaglia: non c'era del populismo…

È dovuto intervenire il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per ricordare che le visite in carcere "sono un diritto e un dovere dei parlamentari". Diritto e dovere su cui è pericoloso sindacare, anzi non dovrebbe proprio essere consentito - fatta salva la libertà di parola nelle assemblee legislative - per rispetto verso le prerogative di deputati e senatori e quindi verso le istituzioni.

Poi, certo, i parlamentari sono uomini e donne con le loro idee e le loro scelte civili. Per cui accade spesso, ma per fortuna non sempre, che negli incontri coi carcerati si prediligano - magari con un sottinteso mediatico - quanti hanno commesso reati dal risvolto politico. Talvolta con una corsa ad alcuni condannati famosi per le ragioni sbagliate, come Cospito, a scapito di altri ignoti a tutti.

Come è stato ricordato su questo giornale, Marco Pannella aveva fatto della condizione carceraria il fulcro della propria battaglia: non c'era del populismo, non si guadagnavano voti, non si cercava "visibilità", come si dice oggi, ma attraverso quell'impegno si serviva un sistema di valori liberali. In base al principio che uno Stato di diritto si giudica anche e soprattutto dalle prigioni che ha.

Purtroppo stiamo vedendo in queste ore che il caso Cospito è diventato rapidamente l'alibi per non affrontare altre questioni controverse. E non si può negare che la pagina scritta ieri (martedì 31 gennaio) alla Camera sia una delle peggiori degli ultimi anni.

Non tanto per le aspre accuse volate in aria contro il Pd a opera di Donzelli, uno dei collaboratori più stretti della premier Meloni (in passato, specie nei primi anni della Repubblica, la Camera ha ascoltato ben altro), quanto per la scarsa cultura istituzionale di cui si è dato prova.

Montecitorio non è un talk show televisivo, ha commentato qualcuno. E l'impressione era un po' quella. Nel vuoto della politica il caso dell'anarchico si è trasformato nell'occasione per saldare a buon mercato qualche conto.

La destra cerca di sostenere che il Pd ammicca ai terroristi: tesi abbastanza grottesca, come può capire chiunque segua le cronache. Dal centro-sinistra si replica che la linea della fermezza del governo è un'inutile esibizione muscolare, in grado di provocare persino la morte dell'anarchico.

In verità la vicenda Cospito non è il caso Moro, semmai ci riporta al dramma del nord-irlandese Bobby Sands e di altri suoi compagni che morirono nel 1981 per uno sciopero della fame nelle carceri inglesi. Ma l'Italia di oggi non è certo l'Ulster di quarant'anni fa.

Chi può volere un crescendo di tensione che sarebbe incomprensibile? Non il governo Meloni, a meno che non voglia commettere un grave errore politico immaginando che sia questa la strada per compiacere una certa pubblica opinione. Non l'opposizione, se mai credesse davvero di aver individuato nel caso Cospito la bandiera capace di mettere alle strette il destra-centro e cominciare la risalita nel gradimento popolare.

Il Guardasigilli Nordio ha usato un linguaggio di equilibrio, come si conviene a un esponente della classe dirigente (di cui non si contano troppi esempi). È chiaro che lo Stato non può piegarsi davanti a una pressione violenta, quale che sia il giudizio sul 41-bis.

Tanto più se fosse vero che Cospito, un terrorista incompetente e confusionario ma pur sempre un terrorista, ha messo in gioco se stesso, il suo corpo e la sua vita, per fare dell'abolizione del carcere duro a vantaggio di tutti, mafiosi compresi, lo strumento per un attacco alle istituzioni. Come dire che tutti sono arruolabili se lo scopo è infliggere un colpo al potere statuale.

Lo scontro in Parlamento, con l'esponente della maggioranza che getta benzina sul fuoco, non avvicina la soluzione del problema. Che richiederebbe invece una convergenza in nome del buonsenso, premessa di una scelta pragmatica e non retorica.