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Mosca e Teheran alleati strategici

Innuna protesta iraniana viene mostrata la foto di Masha Amini massacrata (ansa)

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Sostenuta dal comune intento di guadagnare peso strategico di fronte all’Occidente, ma motivata da interessi diversi, l’alleanza tra Iran e Russia rischia di diventare ogni giorno di più da tattica a strategica, ma motivata da interessi diversi. Sempre più isolata dalle diplomazie europee, e con poche prospettive di ottenere un nuovo accordo sul nucleare, Teheran si volge verso Mosca per dare un chiaro segnale che esiste un polo strategico alternativo. Mosca, in difficoltà sul fronte ucraino, rafforzando i suoi legami con Teheran mostra di poter attirare a sé i rivali dell’Occidente e di poter far leva sulla loro capacità di scatenare conflitti e disordini alle frontiere d’Europa.
Teheran è isolata, come non è stata da anni. Il governo conservatore di Ibrahim al-Raisi sta pagando a caro prezzo la mancanza di tempestività e di visione strategica manifestata sia sul fronte interno che su quello esterno, come…

Sostenuta dal comune intento di guadagnare peso strategico di fronte all’Occidente, ma motivata da interessi diversi, l’alleanza tra Iran e Russia rischia di diventare ogni giorno di più da tattica a strategica, ma motivata da interessi diversi. Sempre più isolata dalle diplomazie europee, e con poche prospettive di ottenere un nuovo accordo sul nucleare, Teheran si volge verso Mosca per dare un chiaro segnale che esiste un polo strategico alternativo. Mosca, in difficoltà sul fronte ucraino, rafforzando i suoi legami con Teheran mostra di poter attirare a sé i rivali dell’Occidente e di poter far leva sulla loro capacità di scatenare conflitti e disordini alle frontiere d’Europa.
Teheran è isolata, come non è stata da anni. Il governo conservatore di Ibrahim al-Raisi sta pagando a caro prezzo la mancanza di tempestività e di visione strategica manifestata sia sul fronte interno che su quello esterno, come dimostra da un lato l’incapacità di intraprendere riforme per stare al passo con la trasformazione della società e delle nuove generazioni, dall’altro il mancato accordo sul nucleare quando questo era ancora possibile. Le proteste popolari seguite all’assassinio di Mahsa Amini hanno coinciso con il fallimento dell’ultimo tentativo di far rivivere l’accordo nucleare. Da settembre in poi, le relazioni Europa-Iran sono ulteriormente peggiorate dopo che parlamenti e governi Ue hanno denunciato la violenza perpetrata sui manifestanti e le forniture di droni iraniani utilizzati sui civili ucraini. A questo punto, nuove sanzioni sono state introdotte.


Mentre le porte dell’Europa si chiudevano, Putin ha aperto, se non spalancato, le sue al governo di Ibrahim al-Raisi fornendo, o promettendo di fornire, tecnologia militare e aerea e collegando i rispettivi sistemi bancari (entrambi sotto sanzioni) per facilitare transazioni finanziare e commerciali in un momento in cui l’Iran si trova a far fronte alla più grave inflazione che la sua moneta abbia conosciuto da decenni. La Russia è arrivata al momento giusto, proponendo all’Iran ciò di cui aveva bisogno: scambi economici per alleviare il peso della crisi, armamenti in grado di aumentare la sua capacità militare, nonché l’apparenza di uno nuovo polo strategico, se non addirittura morale, portatore di valori che si oppongono a tutto ciò che l’Occidente rappresenta.
Putin ha tutto l’interesse a intensificare le relazioni con Teheran per smentire l’idea dell’isolamento della Russia post-Ucraina e riaffermare la sua capacità di tessere relazioni. Al di là di uno strumento di guerra, l’utilizzo di droni iraniani in Ucraina è anche uno strumento di propaganda politica.


A ben guardare, al di là della comune volontà di fare leva strumentalmente uno sull’altro, gli interessi di Mosca e Teheran sono però divergenti. Alcuni dicono: “l’Iran può chiedere tutto alla Russia in questo momento”. È vero, ma cosa e quanto la Russia è davvero disposta a fare per aiutare Teheran e favorirla rispetto ad altri interlocutori regionali? Quella tra Mosca e Teheran non è una relazione esclusiva. Al contrario, Putin negli ultimi mesi ha dato prova di intrattenere relazioni con i diretti nemici dell’Iran, incluso il nuovo governo israeliano di Netanyahu, Arabia Saudita e Turchia.
In Siria — tradizionale arena di scontro tra Israele e Iran (e milizie affiliate) — la Russia, che controlla lo spazio aereo della regione, sembra lasciare ai due contendenti la possibilità di colpire i rispettivi obiettivi. Mosca appare anche molto attenta a bilanciare relazioni e interessi tra Turchia e Iran, e quelli tra Arabia Saudita e Iran, dando sia all’uno che all’altro garanzie e assicurazioni o erigendosi a mediatore tra i due. In modo analogo, nelle recenti tensioni in Caucaso, Mosca non si è schierata con Teheran per contrastare le ambizioni di Ilham Aliyev, presidente dell’Azerbajan e alleato di Israele, sull’annessione di parti dell’Armenia al confine con l’Iran. In definitiva, la relazione con Teheran serve a Mosca a due scopi: fare leva sulla questione del nucleare iraniano come deterrente contro l’Occidente e approfittare della postura difensiva e offensiva dell’Iran nei confronti del suo vicinato per scatenare nuovi e vecchi conflitti alle frontiere meridionali d’Europa.


L’interesse che lega tra loro Mosca e Teheran è dettato dalla crescente polarizzazione dello spazio geopolitico determinatosi dopo lo scoppio della guerra in Ucraina più che dal perfetto allineamento di interessi strategici. Tuttavia, l’incapacità del governo iraniano di valutare la ricaduta politica, sulle sue relazioni con l’Europa, dell’invio di droni alla Russia così come la sua ostentata e cruenta chiusura securitaria diminuiscono ogni giorno di più le prospettive di un ritorno al dialogo con l’Europa e finiscono per trasformare l’alleanza tra Teheran e Mosca da tattica a strategica.

 

L’autrice è Special Adviser per il Medio Oriente al Centre for Humanitarian Dialogue di Ginevra