C'è una frase pronunciata dal Cancelliere Scholz dopo l'incontro con Giorgia Meloni in grado di descrivere bene l'esito di un colloquio che si preannunciava complicato e che si è rivelato anche improduttivo per il nostro Paese: "C'è intesa sulla sicurezza e la difesa". E su tutto il resto? Ben poco. Qualche contentino e nulla di più.
L'Italia si presenta al Consiglio europeo della prossima settimana con le armi scariche. La faretra della propaganda populista e sovranista risulta piena di frecce quando possono essere scoccate nel dibattito della politica italiana. Superati i confini nazionali e soprattutto nel confronto con la …
C'è una frase pronunciata dal Cancelliere Scholz dopo l'incontro con Giorgia Meloni in grado di descrivere bene l'esito di un colloquio che si preannunciava complicato e che si è rivelato anche improduttivo per il nostro Paese: "C'è intesa sulla sicurezza e la difesa". E su tutto il resto? Ben poco. Qualche contentino e nulla di più.
L'Italia si presenta al Consiglio europeo della prossima settimana con le armi scariche. La faretra della propaganda populista e sovranista risulta piena di frecce quando possono essere scoccate nel dibattito della politica italiana. Superati i confini nazionali e soprattutto nel confronto con la Germania, improvvisamente si rivela vuota. Un contenitore bucato.
Giovedì prossimo i capi di Stato e di governo dell'Ue proveranno a concordare un pacchetto di misure per affrontare la crisi dell'industria e la potenziale recessione di questi primi mesi del 2023. In primo luogo dovrebbero mettere sul tappeto una qualche iniziativa per fronteggiare i 350 miliardi di dollari di aiuti stanziati dagli Usa per le loro aziende. Un pacchetto che inevitabilmente provocherà una distorsione della concorrenza globale se l'Europa non riuscirà a compiere qualcosa di analogo. E il punto è proprio questo. Il nostro Paese in queste fasi risulta tra i più deboli. Il macigno del debito pubblico ci paralizza, inibisce qualsiasi tipo di iniziativa. Abbiamo bisogno dell'Ue per evitare di piegarci sulle ginocchia. Esattamente il contrario della demagogia propagata prima delle elezioni dal centrodestra. La conseguenza è semplice: l'esito dell'incontro tra Meloni e Scholz è il prodotto della nostra debolezza. Il governo tedesco non ha offerto nulla di concreto. Nulla che possa aprire la strada ad uno strumento simile al Recovery Fund e quindi a una ulteriore forma di debito comune. Qualche concessione formale in relazione alla flessibilità dei fondi già esistenti. Vaghezza sul Fondo sovrano europeo. Irremovibilità, invece, sulla necessità di allentare le regole sugli aiuti di Stato. Esattamente quello che desidera Berlino: i soldi per aiutare le imprese loro li hanno. Noi no. È questa la dura realtà che il governo Meloni si sta trovando di fronte. E la deve affrontare senza le armi dell'economia, senza quelle della politica e senza quelle delle alleanze tra partner europei. L'Italia, in sintesi, si trova isolata. Spendere le risorse per far pagare meno tasse alle partite Iva o per ridurre l'uso del Pos ha fatto guadagnare qualche decimale in più di consenso. Ma sta facendo perdere in termini di affidabilità. Per di più, nel caso specifico, la premier italiana si è trovata dinanzi il "collega" più a sinistra in Europa essendo lei la più a destra. Quando Mario Draghi riuscì a disegnare il "triangolo" con Parigi e Berlino, lo aveva fatto esattamente in questa ottica. Consapevole che l'Italia da sola non è in grado di superare le difficoltà.
Il 2023 sarà un anno chiave per gli equilibri prossimi venturi dell'Unione. Potrebbe, ad esempio, cambiare il Patto di Stabilità. La guerra in Ucraina non si chiuderà e anzi continuerà a dispiegare i suoi effetti negativi. La Bce sta continuando ad alzare il tasso di sconto sotto la pressione dei "falchi" del Nord Europa determinando una ulteriore complicazione negli sforzi italiani sul debito pubblico. Dopo l'incontro di ieri Giorgia Meloni ha forse capito che senza la Germania non si ottiene un granché. Speriamo che non sia troppo tardi. Tra il 1996 e il 1998, quando l'Italia si mise in corsa per entrare nell'euro l'allora premier Prodi e il ministro del Tesoro Ciampi si dovettero impegnare in prima persona su deficit e debito con il Cancelliere di quel tempo, Kohl. Meloni ha la credibilità per assumere gli stessi impegni? Per come è andato il colloquio di ieri sembra di no.