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Il gioco dei camerati

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A Donzelli e Delmastro - che vivono nella stessa casa - l'appoggio di Meloni e Nordio nella loro narrazione d'attacco alla sinistra
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Qualcuno in Parlamento, qualcuno con titolo e autorità per essere ascoltato con attenzione e allarme, qualcuno che ha un ruolo importante in Parlamento (coordinatore nazionale del partito di governo Fratelli d'Italia), numero due del Copasir, qualcuno diventato subito celebre a causa della deliberata e continua violenza verbale, strumento abituale di comunicazione alla Camera, decide di dare una scossa squilibrante al Parlamento. Accusa tre deputati Pd in visita a un detenuto 41 bis in pericolo di vita, di avere incoraggiato il detenuto nella sua azione (che ispira e provoca violenti atti distruttivi in Italia e all'estero) perché questo è il programma e il compito della sinistra, per fortuna bloccata dalla energica presenza del nuovo e coraggioso governo.

Infatti nelle stesse ore il ministro della Giustizia Nordio fa sapere che il fatto che sia in gioco la vita di un detenuto non cambierà la qualità della pena (41 bis) ma fa sapere anch…

Qualcuno in Parlamento, qualcuno con titolo e autorità per essere ascoltato con attenzione e allarme, qualcuno che ha un ruolo importante in Parlamento (coordinatore nazionale del partito di governo Fratelli d'Italia), numero due del Copasir, qualcuno diventato subito celebre a causa della deliberata e continua violenza verbale, strumento abituale di comunicazione alla Camera, decide di dare una scossa squilibrante al Parlamento. Accusa tre deputati Pd in visita a un detenuto 41 bis in pericolo di vita, di avere incoraggiato il detenuto nella sua azione (che ispira e provoca violenti atti distruttivi in Italia e all'estero) perché questo è il programma e il compito della sinistra, per fortuna bloccata dalla energica presenza del nuovo e coraggioso governo.

Infatti nelle stesse ore il ministro della Giustizia Nordio fa sapere che il fatto che sia in gioco la vita di un detenuto non cambierà la qualità della pena (41 bis) ma fa sapere anche che gli va bene l'attacco violentissimo dei suoi dipendenti e deputati ai colleghi deputati dell'opposizione, introducendo così il nuovo principio giuridico che "cosa fatta capo ha" e dunque se i suoi dipendenti (ma a loro volta capi di servizi di estrema importanza) hanno deciso di aprire il fuoco, va bene così e nessuno correrà a limitare il pericolo e il danno. Si dà il caso che alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, donna, madre, italiana, cristiana, piaccia molto la scenata furibonda con cui un suo dipendente ha attaccato, insultato e calunniato (poiché non potrà provare le accuse) tre deputati dell'opposizione. E, sia pure nel suo modo ambiguo, le confermi. In questo modo ciascuno ha sbattuto la sua porta, e diventa impossibile uscire da una situazione che impedisce la continuazione della vita politica italiana.

Ormai appare evidente che tutti coloro che hanno al momento il potere si affidano, anzi affidano la Repubblica, al furore politico di un certo Donzelli, un uomo che fino a poco fa era sembrato irrilevante, con una vita segnata fin da bambino alla tradizionale fedeltà alla fiamma di tutti i meloniani ante-marcia, e da uno stile oratorio senza controlli. Importa che questo Donzelli, stella nascente della punta dura del melonismo sia socio, amico fraterno e camerata (nel senso letterale della parola: stessa stanza per due) al punto da passarsi informazioni che ciascuno sa di non dover divulgare?


Bisogna dire che Delmastro, l'amico camerata di Donzelli, si batte per non restare indietro. Ha appena accusato i deputati Pd in visita ai carcerati del 41 bis di "fare l'inchino ai mafiosi" vicini di cella del loro amico.
Sarà facile per i deputati calunniati presentare un elenco di gente di sinistra morta di mafia (a cominciare da Portella della Ginestra) e confrontarla con vita e avventure degli alleati "moderati" dei meloniani, tutti esperti di frequentazioni mafiose, a cominciare da un famoso stalliere.


Non c'è dubbio però che una parte importante, nel teatro distruttivo di Giorgia Meloni, sia già stata affidata a Giovanni Donzelli. Non gli manca il coraggio di mentire e di farlo con una passione estrema. È sua la decisione di presentare la gravissima accusa al Pd con la voce, il tono, il grido degli eventi irrimediabili, o è stato uno spettacolo prefabbricato per creare una giusta dose di emozione e caricare un presente scialbo di un senso pericoloso di avventura?


Di certo l'urlo di allarme che avverte la cittadinanza che c'è un partito traditore, è avvenuto. E nonostante l'intervento di Donzelli sia stato così eccessivo, le vere sorpresa e rivelazione della gravità di ciò che stava accadendo è venuta dopo, quando si è capito che c'erano davvero le condizioni di una emergenza. L'opinione pubblica avrebbe voluto sapere che cosa pensava il generale dello scatenarsi di vitalità distruttiva dei suoi colonnelli. Toccava dunque a Nordio smontare la tensione e tentare il ritorno a una sorta di normalità. Ha scelto una strada contorta e poi non ha scelto. Ha deciso che il Paese (non so se anche lui lo chiama "nazione" ) poteva restare sull'orlo di una condizione di squilibrio, dunque nelle mani di chiunque avesse in quel momento il potere. Infatti il presidente Meloni ha girato un po' intorno agli insulti dedicati dalla maggioranza all'opposizione, e poi ha stabilito via libera per lo squilibrio.
E li restiamo, travolti da un mini colpo di Stato che ha certo allargato i poteri del governo.
Come ne usciamo? Se la veda l'opposizione.