Regionali, l’effetto Cospito spinge FdI (e Pd)
di Stefano Folli , di Stefano FolliGli ultimi sondaggi prima del voto in Lombardia e nel Lazio sono abbastanza concordi nell'indicare una tendenza. La possiamo riassumere così, provando anche a spiegarla. In primo luogo c'è la tenuta, anzi una certa crescita dei consensi a vantaggio dei Fratelli d'Italia.
La Swg, ad esempio, colloca il partito della presidente del Consiglio al 30,6 per cento (+ 0,2 rispetto alla rilevazione precedente). La cosiddetta "super media" di YouTrend, sempre un utile riferimento, cinque giorni fa aveva diffuso un dato lievemente diverso: 29,4 per cento. Un risultato di tutto rispetto, ma in leggero calo.
Qualcuno aveva addirittura ipotizzato la fine della parabola favorevole a Giorgia Meloni. Ora invece FdI riguadagna oltre un punto netto. Vuol dire che gli ultimi giorni sono stati positivi non tanto per il governo, quanto per l'immagine della premier.
In altre parole, il caso Cospito-Delmastro non sembra aver danneggiato Palazzo Chigi. Al contr…
Gli ultimi sondaggi prima del voto in Lombardia e nel Lazio sono abbastanza concordi nell'indicare una tendenza. La possiamo riassumere così, provando anche a spiegarla. In primo luogo c'è la tenuta, anzi una certa crescita dei consensi a vantaggio dei Fratelli d'Italia.
La Swg, ad esempio, colloca il partito della presidente del Consiglio al 30,6 per cento (+ 0,2 rispetto alla rilevazione precedente). La cosiddetta "super media" di YouTrend, sempre un utile riferimento, cinque giorni fa aveva diffuso un dato lievemente diverso: 29,4 per cento. Un risultato di tutto rispetto, ma in leggero calo.
Qualcuno aveva addirittura ipotizzato la fine della parabola favorevole a Giorgia Meloni. Ora invece FdI riguadagna oltre un punto netto. Vuol dire che gli ultimi giorni sono stati positivi non tanto per il governo, quanto per l'immagine della premier.
In altre parole, il caso Cospito-Delmastro non sembra aver danneggiato Palazzo Chigi. Al contrario, esiste un elettorato del genere "legge e ordine" che evidentemente ha apprezzato gli attacchi di Donzelli all'opposizione e non ritiene sconveniente il gioco spregiudicato intorno alle carte riservate, ma non secretate.
A tale elettorato Giorgia Meloni si è rivolta con una certa determinazione, pur sapendo che avrebbe creato difficoltà soprattutto ai suoi alleati, Forza Italia e Lega, che si rivolgono alla stessa opinione pubblica.
E infatti Berlusconi - ancora secondo la Swg - perde lo 0,4 e Salvini lo 0,3. Niente di drammatico per i due, se non la conferma che il loro ruolo nella coalizione di destra-centro sta diventando via via sempre minore, per non dire ancillare. Il che genera frustrazione, sebbene priva di sbocchi immediati.
Questi dati, se letti nella logica di FdI, dimostrerebbero che la polemica incendiaria ha pagato, al pari delle accuse rivolte al Pd di essere morbido con terroristi e mafiosi e di tenersi ambiguo sul 41 bis. Vero è che la stessa Meloni ha poi spento i fuochi, ma nel frattempo aveva incassato un dividendo politico.
L'esasperazione dei contrasti e l'asprezza dei colpi non solo non ha spaventato gli elettori, ma li ha riuniti sotto la bandiera di FdI dopo settimane più tiepide, in seguito al pasticcio della benzina e altri passaggi a vuoto. Tuttavia c'è dell'altro.
Lo stesso sondaggio Swg indica un recupero del Pd: da 14,2 a 14,8. C'è da credere che il merito non sia delle confuse "primarie" tra i quattro contendenti. È più verosimile che sia la vicenda Cospito ad aver soffiato un po' di vento nelle vele dei democratici nei giorni caldi della contesa. È la stessa logica che premia FdI, ma rovesciata.
Nella contrapposizione con la destra, il Pd ha ritrovato un po' di smalto. La destra ha raccolto il consenso del suo pubblico, la sinistra è forse tornata a parlare al suo: anche mettendo in dubbio l'efficacia e i criteri di applicazione del 41 bis.
Non ha ottenuto le dimissioni di Donzelli e probabilmente sbaglia ad affidarsi all'inchiesta della procura quando il tema è tutto politico, come sempre quando la storia si svolge in Parlamento.
In ogni caso, per una volta Conte e i suoi 5S sono rimasti ai margini e la scena - nella metà sinistra del palco - l'ha presa il Pd.
Ciò non significa che sia in atto una rimonta. Il centro-sinistra rimane spaccato e molto lontano dal rappresentare un'alternativa a questo governo. Non solo: i 5S si confermano saldamente al di sopra del Pd, il che rappresenta un problema nel problema.
Tuttavia la tentazione di FdI di radicalizzare lo scontro, da un lato corrobora la premier e il suo partito, sia pure al prezzo di appannare il profilo istituzionale del governo; dall'altro ottiene lo stesso effetto nel campo del centro-sinistra, spinto anch'esso ad alzare i toni.
Peraltro un Paese spaccato su temi di grande rilievo, addirittura terrorismo e mafia, non promette nulla di buono.