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Saman come Zaki e Regeni

Per ricordare Saman 
Per l'omicidio della diciottenne pakistana, avvenuto nel 2021 a Novellara, deve essere estradato suo padre: Ma non si arriva mai alla decisione
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A chi importa della morte di Saman Abbas? A pochi. In Pakistan a nessuno, almeno così pare, seguendo le tappe del processo di estradizione di uno degli imputati, che è poi il padre della ragazza uccisa a Novellara il 30 aprile del 2021. La ragazza era ribelle al matrimonio forzato, e dopo i tentativi di convincerla, la famiglia aveva deciso che la cosa migliore era farla fuori, e così salvare l’onore. E così è stato.
A noi dovrebbe importare di più, e soprattutto deve importare al governo italiano, ad esempio al ministro Tajani, che nel giugno 2021 disse che la storia di Saman “non può lasciare indifferenti”. Perché sapeva anche lui che questa è una storia italiana, e accanto a noi vivono migliaia di famiglie immigrate da altri Paesi e altri mondi, che si sono integrate bene nel modello di vita occidentale. I loro figli vanno a scuola con i nostri, crescono imparando la lingua e la nostra cultura, talvolt…

A chi importa della morte di Saman Abbas? A pochi. In Pakistan a nessuno, almeno così pare, seguendo le tappe del processo di estradizione di uno degli imputati, che è poi il padre della ragazza uccisa a Novellara il 30 aprile del 2021. La ragazza era ribelle al matrimonio forzato, e dopo i tentativi di convincerla, la famiglia aveva deciso che la cosa migliore era farla fuori, e così salvare l’onore. E così è stato.
A noi dovrebbe importare di più, e soprattutto deve importare al governo italiano, ad esempio al ministro Tajani, che nel giugno 2021 disse che la storia di Saman “non può lasciare indifferenti”. Perché sapeva anche lui che questa è una storia italiana, e accanto a noi vivono migliaia di famiglie immigrate da altri Paesi e altri mondi, che si sono integrate bene nel modello di vita occidentale. I loro figli vanno a scuola con i nostri, crescono imparando la lingua e la nostra cultura, talvolta si scontrano con quella di origine. Le donne, spesso relegate in casa, riescono a scoprire una vita diversa assieme alle italiane, gli uomini lavorano nei campi e nelle fabbriche assieme ai colleghi italiani e così tutti si cresce, nella consapevolezza che la convivenza è possibile. Non è un quadro idilliaco, certo. A volte le ragazze ribelli vengono ammazzate, e sappiamo che Saman non è la prima, non sarà l’ultima. E la cosa ci riguarda, perché ragazze come lei abitano nel nostro condominio, o prendono il tram, le incrociamo al supermercato. Ci sono vicine, in certi casi ci chiedono aiuto.
Per tutto ciò, l’Italia deve farsi carico di questa storia ora giudiziaria. Il processo pakistano, che deve decidere se estradare il padre Shabbar Abbas o no, e quindi farlo partecipare al processo che inizia venerdì a Reggio Emilia, si è ufficialmente aperto il 17 novembre scorso a Islamabad. Ma l’uomo era senza avvocato, quindi si è subito rinviato al 24 novembre. Questa volta l’avvocato c’era, e ha ricevuto i documenti italiani, ovvero il mandato di cattura internazionale, da studiare entro una settimana.


Ma il 6 dicembre mancava il giudice, assente causa congedo. E il 15 dicembre mancava l’avvocato difensore, non si sa perché. Il 10 gennaio mancava un funzionario dell’agenzia investigativa statale. Quindi, slittamento al 19 gennaio (il giudice ha incredibilmente richiamato tutti all’ordine, tutti presenti per quella data). Ma forse è tutto uno scherzo: il 19 gennaio mancava di nuovo il difensore di Abbas, che peraltro dichiarava “non ci sono al momento prove che colleghino l’imputato al crimine, e tutte le prove fornite dall’accusa sono basate su dicerie, che non hanno valore di fronte alla legge”. Il 20 gennaio mancava di nuovo il giudice, però. Il 24, ottavo rinvio, aggiornamento al 26. Poi rinvio al 31, e lì viene fissata l’udienza definitiva al 7 febbraio. In tempo forse ancora utile per decidere, caricare Abbas su un aereo e trasportarlo in Italia.
Era ieri. Non hanno deciso niente. Ora, il governo (il nostro) deve decidere da che parte stare. Dalla parte di Giulio Regeni e di Patrick Zaki, come ha dimostrato in passato, intervenendo per via politica e diplomatica. O dalla parte di chi non vuole che si processino gli imputati di omicidio di una ragazza di passaporto pakistano, e di vita ormai completamente italiana? Basta decidere. L’avvocato Falleti, legale del fidanzato di Saman, ha chiesto a quello stesso Tajani (ora ministro degli Esteri) di convocare l’ambasciatore pakistano. Perché è possibile che al Pakistan non interessi più di tanto l’estradizione di quell’uomo, e neanche dell’uccisione di una sua concittadina. Ma a noi importa sì, essendo noi Paese civile. Quindi, agire.