Transizione di genere: quale futuro per quei giovani
di Massimo Ammaniti , di Massimo AmmanitiIl cambiamento del sesso biologico che si manifesta alla nascita continua a dividere i governi, gli stessi medici e l'opinione pubblica. È di questi giorni il dibattito che contrappone il governo scozzese a quello del Regno Unito sulla legge Gender Recognition Reform (La Riforma del Riconoscimento del genere) della presidente scozzese Nicola Sturgeon sull'autodichiarazione per ottenere l'attestato di riconoscimento di genere. Questa legge recentemente approvata semplifica la transizione di genere che può essere richiesta direttamente dagli adolescenti di 16 e 17 anni che attestino la propria sofferenza per l'incongruenza personale fra il sesso assegnato alla nascita e il sentimento di identità di genere, senza che venga richiesta una preliminare diagnosi psichiatrica che era prevista nella precedente procedura.
Il cambiamento del sesso biologico che si manifesta alla nascita continua a dividere i governi, gli stessi medici e l'opinione pubblica. È di questi giorni il dibattito che contrappone il governo scozzese a quello del Regno Unito sulla legge Gender Recognition Reform (La Riforma del Riconoscimento del genere) della presidente scozzese Nicola Sturgeon sull'autodichiarazione per ottenere l'attestato di riconoscimento di genere. Questa legge recentemente approvata semplifica la transizione di genere che può essere richiesta direttamente dagli adolescenti di 16 e 17 anni che attestino la propria sofferenza per l'incongruenza personale fra il sesso assegnato alla nascita e il sentimento di identità di genere, senza che venga richiesta una preliminare diagnosi psichiatrica che era prevista nella precedente procedura.
Anche in Italia il tema del cambiamento del sesso suscita inevitabilmente dibattiti come è testimoniato da una lettera alla premier Meloni del presidente della Società Psicoanalitica che in modo irrituale esprime le sue preoccupazioni per gli interventi farmacologici per bloccare la pubertà nei ragazzi e nelle ragazze che ancora non l'hanno raggiunta e che presentino una disforia di genere, ossia uno stato di sofferenza provocata dalla discordanza fra sesso biologico e identità di genere. Sicuramente una presa di posizione troppo affrettata che richiederebbe al contrario un'attenta e approfondita disamina delle procedure codificate che regolano questa transizione e che da decenni vengono messe in atto in vari Paesi stranieri, oltreché in Italia. Questa lettera ha inevitabilmente sollevato critiche dalle Società scientifiche di Pediatria e di Endocrinologia e da parte di psicoanalisti che non condividono le affermazioni così poco argomentate del presidente.
L'Olanda che è stata la pioniera in questo campo ha sviluppato fin dagli anni Novanta del secolo scorso un protocollo che poi è stato adottato anche negli Stati Uniti. Questo protocollo prevede preliminarmente la diagnosi di disforia di genere che viene trattata con la psicoterapia, a cui fa seguito l'intervento farmacologico, che blocchi la pubertà o che modifichi i caratteri sessuali secondari tramite gli ormoni. Infine si procede chirurgicamente eliminando i caratteri sessuali originari e adeguandoli all'identità di genere discordante. Dopo decenni di esperienza in Olanda vengono sollevati alcuni interrogativi da parte di alcuni medici del team che si occupa di queste transizioni. In primo luogo che significato può avere il considerevole aumento di bambini e ragazzi che dal 2013 si sono rivolti per le cure transgender e poi qual è la qualità della vita a lungo termine di quanti si sono sottoposti al cambiamento di sesso. In Olanda si è cercato di valutare gli esiti più immediati degli interventi a differenza di quello che succede negli altri Paesi che si muovono più pragmaticamente, ma forse - sono gli stessi medici a chiederselo - le ricerche fatte non si adattano alla situazione attuale, in cui emergono richieste sempre più numerose con quadri clinici più diversificati.
In altri termini occorre elaborare protocolli di ricerca che coinvolgano i centri clinici di molti Paesi e siano in grado di discriminare le forme di disforia più sfumate che possono essere legate ai cambiamenti dell'adolescenza in cui possono emergere oscillazioni, scivolamenti e dubbi angosciosi sulla propria identità di genere, rispetto a forme ben più gravi in cui si instaura un rifiuto ostinato e un'avversione verso i propri organi sessuali col rischio di tentativi di suicidio. Per questi ultimi diventa necessario procedere adottando le misure farmacologiche e chirurgiche che tuttavia riguardano in Italia un numero limitato di bambini e adolescenti a differenza degli Stati Uniti in cui si sono moltiplicate queste richieste. Sarebbe in ogni caso importante avere degli studi longitudinali sull'uso dei farmaci per bloccare la pubertà se questi possano influire sui processi maturativi cerebrali di questa fase della vita.
È inevitabile che la proposta di legge scozzese ponga degli interrogativi sostanziali. In primo luogo è eticamente giustificato che siano degli adolescenti a richiedere questo cambiamento senza una verifica psicologica sulla loro motivazione, che a volte può avere un carattere difensivo di fronte a delusioni e conflitti personali. E poi gli stessi genitori dovrebbero essere consultati data la minore età dei figli e data la loro responsabilità genitoriale. È evidente che ci troviamo di fronte a problemi e scelte estremamente complesse che riguardano non solo il presente di bambini e adolescenti, ma anche il loro futuro dal momento che comportano conseguenze definitive anche in età adulta, da cui sarà impossibile tornare indietro.