Italia-Francia, le tre sfide dell'Europa
di Bernard Spitz , di Bernard SpitzL'Unione Europea si trova oggi in un momento cruciale. Le scelte che farà o non farà su temi essenziali come la difesa, l'energia o l'industria, oltre alla capacità di affermare la propria indipendenza e i propri valori politici di fronte all'attuale sconvolgimento geopolitico, ne decideranno il futuro.
E anche se siamo 27 e alcuni grandi Paesi hanno più peso di altri, anche se la relazione fra Francia e Germania resta una costante strutturale, la prossima pagina della storia dell'Europa dovrà scriversi anche al ritmo della relazione franco-italiana. Perché nel triangolo centrale fra Parigi, Roma e Berlino, per quanto ogni lato conti, l'allineamento di molteplici interessi fra i nostri due Paesi ha un grande peso.
Quando entrerà in vigore, il Trattato del Quirinale potrà e dovrà assumere il ruolo di motore di fronte alle tre grandi sfide che attendono tutti gli europei.
La prima sfida è qu…
L'Unione Europea si trova oggi in un momento cruciale. Le scelte che farà o non farà su temi essenziali come la difesa, l'energia o l'industria, oltre alla capacità di affermare la propria indipendenza e i propri valori politici di fronte all'attuale sconvolgimento geopolitico, ne decideranno il futuro.
E anche se siamo 27 e alcuni grandi Paesi hanno più peso di altri, anche se la relazione fra Francia e Germania resta una costante strutturale, la prossima pagina della storia dell'Europa dovrà scriversi anche al ritmo della relazione franco-italiana. Perché nel triangolo centrale fra Parigi, Roma e Berlino, per quanto ogni lato conti, l'allineamento di molteplici interessi fra i nostri due Paesi ha un grande peso.
Quando entrerà in vigore, il Trattato del Quirinale potrà e dovrà assumere il ruolo di motore di fronte alle tre grandi sfide che attendono tutti gli europei.
La prima sfida è quella del potere e della sovranità. Abbiamo tutti scelto di sostenere l'aggredito contro l'aggressore. L'appoggio diplomatico e militare offerto all'Ucraina, che si riflette nella decisione di consegnare missili terra-aria prodotti da Francia e Italia negli stabilimenti Mbda, deve portarci a guardare più lontano.
Dobbiamo ripensare la difesa europea, la sua articolazione con la Nato, il coordinamento delle forze armate, i programmi di produzione di armamenti, in particolare con Thales e Leonardo, l'agenda spaziale e le scelte di sicurezza informatica.
Si pone inoltre la questione dei nostri interessi sovrani nel Mediterraneo: anziché battibeccare sul porto di sbarco delle navi dei migranti, i nostri due Paesi hanno un interesse comune nel rafforzare le frontiere esterne, rimodulare l'equilibrio fra responsabilità e sicurezza nell'Ue, rivedere gli accordi di Dublino e mettere fine al mercato secondario intraeuropeo dell'asilo.
Non dimentichiamo infine l'Africa, dove gli sforzi congiunti permetteranno di affrontare le pressioni della Cina e di altri Paesi, pensiamo per esempio al pasticcio della Libia.
La seconda sfida è quella della competizione economica e commerciale. La posta in gioco è il ritorno a un'autonomia che, in certi settori, è stata messa in discussione dal Covid e dagli sconvolgimenti geopolitici. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che questo sforzo si inserisce in un quadro finanziario in tensione per l'indebitamento, mentre i tassi di interesse continuano a salire. Il primo argomento, centrale per tutti: l'energia.
Le scelte sono state diverse, restano tuttavia complementari, anche quando si tratta di fornitori. In futuro potrebbero tornare a convergere, in particolare riguardo alle centrali nucleari di nuova generazione. Politicamente, stiamo conducendo di concerto il dibattito sulla riforma del meccanismo di tariffazione dell'elettricità.
Le nostre grandi aziende sono campioni nazionali ed europei, sono fra loro concorrenti ma spesso anche partner. Sul piano industriale, stiamo preparando assieme la transizione verso le automobili elettriche con Stellantis, costruendo l'indipendenza nel campo dei semiconduttori con StMicro, esportando il nostro stile di vita nel mondo con la moda, il lusso e il turismo, guidando grandi progetti europei in materia di salute, idrogeno e nuove tecnologie.
Nei confronti della Commissione e del Parlamento, grazie ai nostri interessi comuni, siamo due grandi Paesi molto allineati. Per le normative in vigore, che si tratti di energia, auto, concorrenza, dati o assicurazione, la leva franco-italiana, rafforzata da altri Paesi, è in grado, in seno all'Unione, di garantire un equilibrio efficace tra normative e finanziamenti.
La terza sfida è quella dell'appartenenza e dell'affermazione dei nostri valori. Le nostre società sono fiere delle radici nazionali, pur avendo accettato il fatto che il nostro destino oggi passa attraverso l'Europa. Ogni sovranità nazionale è dunque legittima purché rispetti la sovranità europea quando è in discussione.
La sovranità nazionale si applica già così in Francia e in Italia: per esempio, quando la legge prevede la protezione di aziende strategiche. Roma ha persino ribattezzato il ministero delle Imprese con l'aggiunta di Made in Italy: paradosso di un'italianità che si scrive... in inglese. A Parigi, l'unico ostacolo all'aggiunta di Made in France sarebbe l'Académie Française! Confindustria e Medef, le due associazioni datoriali, sono unite nel sostenere il principio della denominazione d'origine.
Il rispetto della sovranità europea dovrebbe essere ottenuto con posizioni comuni su argomenti di comune interesse. È una buona idea andare insieme a Washington per chiedere di modificare l'impatto dell'Inflation Reduction Act sui produttori europei. Ha senso andare in Cina per gli scambi commerciali.
Accogliere in Europa il presidente ucraino Zelensky è un gesto simbolico potente. Quello che conta è l'Europa e ne consegue che, in tutti i casi in cui è possibile, sarebbe auspicabile adottare un approccio a tre vie.
E poi, quando sono in gioco i nostri valori fondamentali, come le libertà democratiche, la questione della sovranità nazionale non si pone. Chi non lo gradisce è libero di lasciare l'Unione. Il problema riguarda forse altri, ma non noi.
Da qui l'importanza di proseguire l'azione rivolta ai giovani francesi e italiani sul modello dell'Ufficio franco-tedesco per la gioventù, di sviluppare la cooperazione transfrontaliera, di stimolare la cultura.
È passato più di un anno dalla firma del Trattato. Da allora il mondo è cambiato. Perché l'Europa si adatti a questo sconvolgimento non basteranno certo Francia e Italia, come non basterebbero Francia e Germania.
Bisognerà ottenere il massimo consenso e per fare ciò l'Europa ha bisogno di un'azione franco-italiana comune, forte e fiduciosa a fianco dei partner, altrimenti non si otterrà alcun risultato. Un bel programma per un prossimo incontro al vertice sull'agenda del Trattato del Quirinale.
(Traduzione di Alessandra Neve)