Il tema è come sempre preservare un terreno di gioco livellato in Europa. Quanto l'allargamento delle maglie sugli aiuti di Stato di cui si è discusso al vertice dei capi di stato e di governo rischia invece di frammentare il mercato unico?
La settimana scorsa a Davos l'economista Larry Summers sosteneva che mentre una guerra dei dazi è deleteria, una guerra dei sussidi, come quella potenzialmente innescata dall'Inflation Reduction Act americano, può essere positiva perché spinge ad investire risorse nella transizione energetica. Però questo processo non può essere eccessivamente squilibrato. Se la concorrenza spinge ad investire, per la legge del più forte non tutti possono mettere sul piatto le stesse risorse. Per questo un fondo strategico europeo finanziato da nuovo debito con investimenti coordinati tra i vari paesi sarebbe stata una buona soluzione per il vecchio continente. Più risorse ma in un piano co…
Il tema è come sempre preservare un terreno di gioco livellato in Europa. Quanto l'allargamento delle maglie sugli aiuti di Stato di cui si è discusso al vertice dei capi di stato e di governo rischia invece di frammentare il mercato unico?
La settimana scorsa a Davos l'economista Larry Summers sosteneva che mentre una guerra dei dazi è deleteria, una guerra dei sussidi, come quella potenzialmente innescata dall'Inflation Reduction Act americano, può essere positiva perché spinge ad investire risorse nella transizione energetica. Però questo processo non può essere eccessivamente squilibrato. Se la concorrenza spinge ad investire, per la legge del più forte non tutti possono mettere sul piatto le stesse risorse. Per questo un fondo strategico europeo finanziato da nuovo debito con investimenti coordinati tra i vari paesi sarebbe stata una buona soluzione per il vecchio continente. Più risorse ma in un piano comune.
Il fondo strategico è sempre sul piatto, la Commissione lo sta elaborando. Ma le misure immediate, che rimarranno a lungo, sono quelle degli aiuti di Stato. Semplificazione e velocizzazione delle richieste di autorizzazione dei singoli paesi, un "fast track" per la transizione verde con finanziamenti pubblici e privati.
Qui nascono due livelli di preoccupazione e una convergenza di interessi contrari a questa soluzione. I paesi liberisti e con tasche profonde, vedi l'Olanda, non vogliono sussidi pubblici per non distorcere i mercati. I paesi con poco spazio fiscale come l'Italia e con governi non proprio liberisti non li vogliono invece perché darebbero un vantaggio competitivo ai paesi più ricchi. Entrambi sono buoni motivi, ma le posizioni negoziali conseguenti sono diverse. Quella dei secondi è più debole, perché se avessero i soldi sarebbero certamente disposti ad usare denaro pubblico per rafforzare la sovranità delle proprie imprese. La difesa dell'integrità del mercato europeo rischia così di apparire pretestuosa e poco credibile.
Ora se l'allentamento delle regole verrà applicato, come previsto dalle conclusioni del vertice, non è detto però che lo scardinamento del mercato si verifichi davvero, per quanto questa soluzione non sia ottimale. E strategicamente conviene lavorare per limitare i danni. Come?
Intanto è importante che gli interventi dei singoli stati rimangano nell'ambito di regole comuni definite a livello europeo. I meccanismi di concessione delle autorizzazioni saranno uguali per tutti. Poi l'obbligo di notifica dovrebbe garantire la trasparenza in modo da permettere un monitoraggio comune su quanti sussidi ogni paese concede. Inoltre nell'ambito di progetti strategici comuni si dovrebbero introdurre dei meccanismi di redistribuzione dei fondi nazionali, indipendentemente dal paese in cui stanno le imprese.
Per esempio, le catene di fornitura per le auto elettriche dovrebbero essere tali per cui un fornitore italiano dell'industria automobilistica tedesca potrebbe beneficiare di eventuali sussidi della Germania anche se producesse in Italia. O un fornitore di pannelli solari olandesi al nostro paese accedere agli incentivi italiani sull'energia pulita. Insomma bisognerebbe lavorare per negoziare strumenti perequativi evitando vantaggi competitivi ai paesi ricchi. E le conclusioni del Consiglio sono esplicite sulla necessità di preservare un terreno di gioco comune.
Infine, non dimentichiamo il grande meccanismo redistributivo in Europa innescato dal Pnrr dove l'Italia ha avuto più di tutti gli altri paesi. La possibilità di rivedere i programmi di investimento utilizzando i fondi REPowerEU apre la strada ad un aumento significativo di sussidi verdi per le imprese. L'Italia, data la dimensione dell'operazione Pnrr, sarebbe uno dei maggiori beneficiari di questa possibilità, soprattutto se riuscisse a negoziare margini di flessibilità su tutto il programma.
Insomma, nelle difficili pastoie da cui non sembra uscire il varo di un fondo strategico, la cosa fondamentale è lavorare a mantenere un quadro comune di riferimento europeo per le politiche degli aiuti di Stato, preservando tutti i margini possibili di coordinamento e redistribuzione delle risorse.